Botta dopo botta. La pelle le bruciava. Il livido dell’altro giorno non era ancora andato via. Gli occhi le bruciavano per le lacrime. D’altra parte, tutto questo accadeva perché lui le voleva bene, lui voleva il meglio per lei; era lei che sbagliava, era lei che stava tradendo la fiducia del suo fidanzato mettendo in dubbio che tutto ciò che egli stesse facendo fosse sbagliato.
Lui era il suo mondo. Non poteva pensare di lasciarlo, oltre a lui non aveva nessuno; alla sua famiglia non importava della sua esistenza. Lei esisteva per il suo amore. Lei credeva nella magia, nell’impossibile e nel loro amore. Lei era certa che un giorno anche il suo viso sarebbe tornato ad essere candido. Lei era certa che avrebbe smesso di tornare alle due di mattina dopo aver passato la serata chissà dove. Lei era certa che lui la picchiasse perché se lo meritava. Lei era certa che saltasse le cene che avevano in programma per andare a ubriacarsi, non perché a lui non importasse nulla di lei, ma solo perché era un uomo molto stressato.
Lei era certa che lui la amasse.
«Sai, Lex, penso che quella tua amica… Yuki, come la chiami tu, non sia una buona influenza per te. Credo sia meglio che tronchi il rapporto.» Alle parole del fidanzato, Alex spalancò gli occhi per la sorpresa. «Sì, credo sia una brutta influenza anche per la nostra relazione.»
No. No. Basta. Lei non voleva distaccarsi anche dalla sua migliore amica, Yukimiya. A quel pensiero iniziò a scuotere la testa con forza, desiderando sbatterla da qualche parte. Stava per colpire la porta quando due braccia forti la fermarono. «Smettila, Lex. Non devi farlo per forza… però sappi che, se io dico una cosa, è perché so qual è il meglio per te.»
Il suo sguardo si contrasse in un modo che fece correre lungo la schiena di Alex un brivido lunghissimo. «Non sorprenderti se io mi allontano ancora di più.» Il tono iniziò ad alzarsi. «Non piangere quando torno con profumi di donna non tuoi.»
La stretta sulle sue spalle diventava sempre più forte. Tremava di dolore. «Tu sai che io ti amo tantissimo, ma sai pure che tu non fai nulla per me. Non riesci nemmeno a prendere la bottiglia di latte giusta, quando io invece sono in ufficio a lavorare per te.» Il suo “re” aveva ragione. Lei sbagliava tutto. Iniziò a piangere istericamente.
——> HAI BLOCCATO QUESTO CONTATTO
21.11 – 14:45
-Hey Alex! Come va? Sai, in questi giorni ho finito i servizi fotografici. Domani parto per Monaco e, dopo essere passata a casa, verrò a trovarti.-Impossibile inviare messaggi a questo numero.
21.11.– 14:47
-Alex, cosa succede? Perché non ti arrivano i messaggi?- Impossibile inviare messaggi a questo numero.
——> HAI SBLOCCATO QUESTO CONTATTO
21.11.– 17:45
-Ah. Adesso ho capito. Hai deciso di assecondarlo! Lui ti ha detto di bloccare pure me, vero? E tu hai detto sì. D’altronde, cosa non puoi fare per il tuo “re”.
Prima tuo padre, poi i tuoi fratelli e infine tua madre: loro non ti hanno rinnegato, Alex. Queste sono tutte idee che ti ha messo in testa il tuo “re”. Sei tu che, sotto i suoi comandi, li hai allontanati tutti.
Ti ricordi? Avevi anche un futuro nel calcio. Eri centrocampista per la nostra squadra di Monaco, ma lui era geloso dei ragazzi che ti potevano vedere, quindi hai smesso. È stato lì che ha iniziato a picchiarti, ne sono certa. Anche se non lo hai mai detto esplicitamente.
Io lo so perché da quel giorno una luce nei tuoi occhi si è spenta.
Anche tu, nel profondo del tuo cuore, sai che niente di quello che hai con Kaiser è sano.
Sai che un uomo che ti picchia non è un uomo che ti ama.
Un uomo che ti ama non ti tradisce con la prima che passa.
Un uomo che ti ama non si dimentica del vostro anniversario.
Un uomo che ti ama non si comporta bene solo dopo averti ridotta sangue puro.
Un uomo che ti ama non ti tratta rispettosamente solo davanti agli amici.
Un uomo che ti ama non ti toglie da chi ami.
Alex, tu con quella sottospecie di uomo hai perso anni.
Anni in cui hai sperato che lui ti desse una delle sue rare dimostrazioni d’affetto.
Anni in cui morivi perché ti dicesse che eri bellissima, invece dei soliti insulti come “Ti sei vista allo specchio? Se vestissi un maiale non credo che tra voi due ci sarebbero grandi differenze.”
Quando te l’ha detto me lo hai riferito subito, eri completamente ferita, piangevi a dirotto.
Quella è stata una delle poche volte in cui l’hai esposto alle mie critiche.
“Sai, i tuoi capelli si stanno facendo brutti”.
Quella è un’altra occasione. Ci eri rimasta così male che hai pensato di tingere i tuoi bellissimi riccioli magenta per farli diventare marroni, come la tua radice.
Ti sei modellata per Kaiser.
Tu non sei una bambola di pezza.
Tu sei una donna.
Una donna che va elogiata, ammirata, apprezzata, amata.
Una donna che deve essere fatta sentire tale, non un granello di polvere insignificante.
Dio, Alex, tu sai che sei una donna.
Tu vai rispettata e amata.
Le donne non vengono picchiate perché fanno quello che amano.
Tu hai il potere.
Il potere di decidere di non farti rubare altri anni di vita da colui che è il tuo carnefice.
Alex, sei una donna, e le donne non vanno toccate neanche con un fiore.
Tu ami con il cuore, con i gesti carini; ami con la colazione a letto, ami con le dichiarazioni sotto le stelle.
Tu ami dando tutto quello che hai.
E quando ami così non meriti un occhio nero.
Tu sei una donna:
Un essere libero, che cammina a testa alta
Un’anima bella e gentile
Una forza indomabile che merita amore
Una persona che non deve soffrire
Una luce accecante con il tuo sorriso
Non lasciare mai che qualcuno ti spenga.
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Articolo di Laura Elizabeth Bresaola
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