Qualche giorno fa ho avuto il piacere di incontrare all’IIS Sanmicheli una giovane studentessa, Sara, con una passione speciale per la creatività. Ci siamo date appuntamento a scuola, in un’aula tranquilla, per parlare di un progetto molto particolare: una borsa realizzata interamente con materiali di riutilizzo, esposta anche alla Gran Guardia di Verona durante una mostra dedicata alla sostenibilità durante la sfilata del 20 maggio.
L’idea nasce da un’iniziativa scolastica e prende vita grazie all’antica tecnica del tombolo, un’arte affascinante che la studentessa ha saputo reinterpretare con originalità. Ecco cosa mi ha raccontato.
Sara, come ti è venuta l’idea di creare una borsa con materiali di riutilizzo?
In realtà l’idea è nata grazie alla professoressa Saracino. Quando ha saputo del progetto legato alla sostenibilità, ci ha proposto di realizzare qualcosa usando il tombolo, un’antica arte che consiste nell’intrecciare fili per creare decorazioni fatte a mano. Da lì è nata la mia ispirazione: una borsa che unisse tradizione, creatività e rispetto per l’ambiente.
Che materiali hai usato per realizzarla?
Tutti i materiali che ho scelto erano di recupero. Ho usato fili già utilizzati in altri lavori, fili di tessuto avanzati e perfino dei vecchi lacci delle scarpe. Ogni elemento aveva una sua storia e un passato, ed è stato bello ridargli nuova vita attraverso qualcosa di utile e bello.

Quanto tempo hai impiegato per completare la borsa?
Ci abbiamo lavorato per circa un mese. Oltre alle ore in classe, è stato dedicato anche molto tempo a casa. Non è stato un lavoro veloce, ma ogni momento è servito per imparare qualcosa e per dare sempre più forma alla mia idea.
Hai incontrato delle difficoltà durante la realizzazione?
La difficoltà principale è stata la pazienza. Lavorare con il filo e il tombolo richiede precisione, attenzione e tanta calma. Non è un processo semplice: basta poco per commettere un errore e dover rifare tutto da capo. Ma alla fine, anche questo fa parte del gioco.
Qual è stata la parte più divertente o soddisfacente del progetto?
La cosa più bella è stata vedere come, piano piano, dai fili intrecciati nascesse qualcosa di concreto e originale. Anche se in certi momenti ho dovuto rifare parti del lavoro più volte, è un’attività che libera la mente, quasi come una forma di meditazione. Mi ha rilassata, mi ha fatta staccare dal mondo per un po’, e mi ha lasciata con la soddisfazione di aver creato qualcosa di unico con le mie mani.
Se potessi dare un nome alla borsa, quale sarebbe e perché?
Il nome che darei a questa borsa realizzata con materiali di riutilizzo è “Ritagli di Stile”, perché racchiude in sé l’anima del progetto: unire pezzi diversi, scarti e materiali dimenticati per creare un accessorio unico, ricco di personalità e bellezza, dimostrando che anche ciò che è stato scartato può diventare sinonimo di eleganza e creatività.
Intervista realizzata con la collaborazione di Janet Molinari.
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