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I drammatici fatti di sangue che hanno funestato in questi giorni Parigi, e allarmato il mondo intero, portano inevitabilmente tutte le comunità, grandi e piccole, ad una riflessione sul tema della presenza di stranieri e soprattutto sul loro livello di integrazione. Una riflessione che va fatta anche per il Comune di Sona.

Il Centro Studi per l’Immigrazione (CESTIM), elaborando dati forniti dall’ISTAT, indica che i cittadini stranieri che abitano a Verona e provincia e che si riconoscono nella fede islamica sono meno di un quinto del totale degli immigrati: circa ventimila. Si tratta di un dato sensibilmente inferiore rispetto alla media nazionale, che indica come un immigrato su tre proviene da aree islamiche.

Gli stranieri iscritti alle anagrafi dei novantotto Comuni veronesi rappresentano circa il 12 per cento della popolazione ed in tutto sono quasi 110 mila. Oltre a questi, il CESTIM calcola in circa 500 gli irregolari, un numero ben più basso di quello che la comune percezione indicherebbe.

E a Sona? Da noi la presenza di stranieri è più bassa di quella media della provincia: siamo a qualche decimale sopra il dieci per cento della popolazione. Si tratta comunque di un numero sensibile: nel nostro Comune un cittadino su dieci è straniero.

Ma proviamo a fare un passo oltre: qual è il livello di integrazione? Negli ultimi anni, al crescere della presenza di stranieri nelle nostre comunità sono progressivamente aumentate le politiche di accoglienza messe in campo dagli enti pubblici, dalle parrocchie e dalle associazioni del territorio.

Dallo scorso ottobre, ad esempio, il Comune di Sona è entrato nella Rete Citt.Imm (Cittadini Immigrati) e ha aperto un nuovo Sportello Citt.Imm presso la propria sede municipale. Lo Sportello fornisce a cittadini italiani, dell’Unione europea (comunitari) e di Paesi terzi (extracomunitari) consulenza qualificata in riferimento alle pratiche necessarie per l’ingresso e la permanenza legale di cittadini stranieri in Italia.

Da anni le scuole del nostro territorio prevedono protocolli di accoglienza per meglio inserire i piccoli stranieri che entrano nei nostri istituti, nella consapevolezza che la vera integrazione passa necessariamente dalla scuola e dalle famiglie. Figure come i mediatori culturali, ad esempio, sono diventate strategiche per queste azioni che permettono un ingresso più morbido di bambini e ragazzi che provengono da culture talvolta lontanissime dalla nostra.

Una grande citazione di merito va riservata poi alle parrocchie, che da sempre sanno essere uno dei portali più importanti per permettere soprattutto alle famiglie straniere di trovare ambienti accoglienti e disponibili, e questo spesso al di là delle differenze di religione. A questo si affiancano da tempo iniziative come i banchi alimentari, che forniscono cibo a famiglie italiane e stranieri che proprio non ce la fanno, e il Centro Aiuto Vita di Lugagnano che si preoccupa di supportare giovani mamme, soprattutto straniere ma non solo, per permettere loro di prendersi cura dei propri figli in situazioni di grave indigenza.

Non vanno dimenticate nemmeno le tante associazioni, da quelle sportive a quelle di volontariato, che da tempo ormai favoriscono l’attività di famiglie o bambini con insufficienti mezzi economici. Esempi come quello del West Verona Rugby o dell’AC Lugagnano che permettono iscrizioni alle proprie squadre a condizioni economiche assolutamente facilitate a chi non può permettersele non sono ormai l’eccezione ma la virtuosa regola.

Certo, non sono tutte rose e fiori. Esistono situazione di forte degrado sociale, esistono situazioni di violenza (fortunatamente molto circoscritte) come ad esempio l’accoltellamento dello scorso luglio a Lugagnano tra un cittadino croato e un cittadino marocchino, esistono comunità come quella dei cinesi che proprio sembrano non voler integrarsi nel nostro contesto sociale.

Ma si tratta più che altro di situazioni marginali, mentre il dato sostanziale è quello di un tessuto che tiene, di famiglie che imparano a conoscersi e di nostri figli che ormai hanno amici di ogni nazionalità.

Come stia ben funzionando l’integrazione delle famiglie straniere nelle nostre comunità l’avevamo raccontato con un servizio pubblicato qualche mese fa, nel quale avevamo intervistato giovani immigrati a Sona che ci descrivevano la loro vita serena di stranieri in mezzo a noi, e che oggi merita di essere riletto (LEGGILO QUI).

Sona quindi isola felice? Non è questo che si vuole dire. I fatti di Parigi non vanno assolutamente presi sottogamba, il pericolo di vere guerra di religione esiste, è concreto, e anche Verona è giusto che alzi la guardia e che l’attenzione in tema di ordine pubblico sia massima – come si sta facendo – per evitare di trovarsi impreparati di fronte all’azione di qualche gruppo di folli.

Ma evitiamo di fare l’errore di iniziare a guardare con sospetto quel genitore dell’amico di nostro figlio, quel collega di lavoro, quel vicino che incontriamo la mattina al panificio, quella mamma che vediamo ai colloqui con i professori. Questa sarebbe la vera vittoria che otterrebbero i criminali di Parigi.