Allarme Blue Whale, il gioco che spinge al suicidio. La notizia virale che gira anche tra i ragazzi a Sona

Dopo il servizio della trasmissione Le Iene sulla Blue Whale andato in onda qualche sera fa, i siti di informazione sono stati presi d’assalto per saperne di più su questo gioco dell’orrore.

Un gioco terribile che, dopo 50 giorni di prove sempre più perverse, porterebbe al suicidio i ragazzi tra i 9 e i 17 anni. Il gioco a cui si partecipa attraverso internet prevede una serie di prove fisiche da superare (visoni di film horror, infliggersi tagli, corse notturne, automutilazioni) che vengono assegnate da un “curatore” e si conclude con il suicidio saltando da un edificio e facendo filmare il salto da un amico. I giocatori devono rispettare le regole senza farsi scoprire dai loro genitori e documentare i loro risultati così che i tutor possano monitorarli costantemente.

Il gioco sarebbe stato inventato in Russia già nel 2013, dove secondo la rivista Novaya Gazeta avrebbe fatto nel 2016 diversi morti fra i giovani. Il fenomeno adesso si starebbe diffondendo in America Latina, Brasile, Gran Bretagna e Francia.

Le Iene sono arrivate anche a Livorno, dove lo scorso febbraio un quindicenne si è gettato dal ventiseiesimo piano di un palazzo e nonostante sia stato dichiarato un normale suicidio nella realtà più di un indizio porterebbe a collegarne la morte con la Blue Whale.

La morte inspiegabile di un adolescente come l’inspiegabile istinto delle balene di arenarsi sulla spiaggia e lasciarsi morire. Le presunte, ma decisamente tutte da confermare, morti dovute a questo assurdo gioco sarebbero oltre 130, a rafforzare la storia ci sarebbe anche l’arresto di Philipp Budeikin, ventiduenne russo laureato in psicologia che si sarebbe dichiarato colpevole di aver portato al suicidio un numero imprecisato di persone.

L’inchiesta di Novoya Gazeta è stata messa in dubbio da altri media e così quella de le Iene qui in Italia quindi non è ancora chiaro se la Balena Blu sia un caso reale di criminalità. Difficile affermare se un singolo caso è diventato leggenda metropolitana o se la leggenda è stata imitata dalla realtà, l’unica certezza è l’incertezza data dalle dinamiche della rete. Internet è un grande amplificatore ma non è il problema. Il problema è il comportamento sociale, soprattutto quello dei più giovani.

Esistono gruppi sui social che parlano di suicidio, esistono i post di selfie estremi, esiste l’esibizionismo ostentato. La spettacolarizzazione è proprio ciò che accomuna questi comportamenti. Gli adolescenti cercano un modo per essere finalmente celebrati e riconosciuti. Anche quelli di Sona, che di social e di rete ne sanno sicuramente più dei propri genitori. E forse sul motore di ricerca hanno digitato Blue Whale molto prima di loro.

Come difenderci? Costruendo una buona relazione di ascolto con i propri figli (se in rete cercano e si uniscono a determinati gruppi è perché ne sono interessati) e insegnando loro l’uso consapevole di internet e delle nuove tecnologie (quanta cautela è necessaria per interagire con le informazioni del Web).