Alice Tosi, da Sona a Glasgow nei mesi del lockdown di primavera, un’esperienza di studio e di vita

Torniamo a proporre la rubrica “Sona-Mondo”, che intende valorizzare e condividere le esperienze all’estero dei nostri concittadini, siano essi lavoratori o studenti. Oggi incontriamo Alice Tosi di Sona, studentessa in Scozia durante i mesi del lockdown della scorsa primavera.

Alice, iniziamo con qualche presentazione.

Ho 22 anni, vivo a Sona e sono una studentessa universitaria del terzo di anno di Lingue e Culture per il turismo e il commercio internazionale all’Università di Verona.

Dove hai vissuto durante i mesi del lockdown di primavera?

Il 12 gennaio sono partita per vivere un’esperienza Erasmus a Glasgow, in Scozia, dove sono rimasta 5 mesi.

Quali erano gli obiettivi che ti eri posta?

Vivere un’esperienza all’estero è sempre stato un mio forte desiderio ancor prima di iniziare l’università. Ascoltare le storie dei ragazzi che erano stati all’estero ha suscitato in me una forte curiosità. Desideravo anch’io “buttarmi” in questo tipo di avventura.  Mi hanno spinto la voglia di mettermi in gioco, di tornare arricchita sia a livello professionale che personale e di mettere in pratica al 100% la lingua inglese nella vita di tutti i giorni, anche se devo ammettere che l’accento scozzese, molto divertente a mio parere, si allontana parecchio dall’inglese insegnato a scuola. Negli anni precedenti, durante le scuole superiori, avevo già approfittato di esperienze all’estero organizzate dalla mia scuola, in Germania o in Irlanda, ma si limitavano solamente ad una settimana. Per questo motivo ho scelto di partire per un Erasmus di 5 mesi e non di più; ora però, tornassi indietro, punterei ad un soggiorno più lungo! Una volta arrivata a Glasgow l’ansia di questa nuova avventura ha cominciato a svanire, lasciando spazio alla gioia e alla grinta di vivere al meglio questo percorso con compagni universitari, provenienti da paesi diversi, con storie e percorsi di studi differenti.

Come hai vissuto l’inizio della pandemia in Europa, con la prima emergenza che veniva dichiarata in Italia?

Ho vissuto i primi due mesi a pieno, frequentando regolarmente le lezioni all’università, visitando Glasgow, partecipando nel weekend a tour organizzati in posti meravigliosi delle Highlands scozzesi. Insomma, sono contentissima di come ho vissuto ogni giorno della mia esperienza. Durante questo primo periodo l’emergenza Covid non aveva ancora toccato il mio modo di vivere, anzi in generale la vita a Glasgow sembrava continuare normalmente. Man mano che il virus si diffondeva in Italia, però, nascevano sensazioni contrastanti: da un lato avvertivo tensione e preoccupazione quando la mia famiglia o i miei amici in Italia mi raccontavano dell’emergenza che stavano vivendo; dall’altro invece, essendo il virus non ancora diffuso in Scozia, la mia vita come quella di altri studenti a Glasgow continuava energicamente, con la speranza che la diffusione avesse potuto arrestarsi prima di invadere anche il Paese in cui mi trovavo.

Ed in Scozia come è stata vissuta questa situazione pandemica?

Le cose a Glasgow hanno cominciato a cambiare quando nei primi giorni di marzo alcuni studenti americani sono stati costretti, richiamati dalle proprie università, a tornare a casa. Si sono diffusi quindi i primi segnali di emergenza, che hanno portato anche tantissimi altri studenti provenienti da tutto il mondo a interrompere la propria esperienza e prendere il primo volo per tornare a casa. È stata una cosa davvero improvvisa, da un giorno all’altro, avvertita da me come un grande caos e panico generale. Tutto è nato sia dalla paura di rimanere bloccati in Scozia, prevedendo la crisi legata al blocco dei trasporti, sia dalla chiusura dell’università avvenuta all’improvviso il 15 marzo. E’ seguita poi la chiusura di biblioteche, palestre, negozi, musei, bar, ristoranti e locali. Tutti segnali che il virus si stava diffondendo anche in Scozia, andando a confermare la gravità della situazione. Nonostante questo però ho deciso di portare a termine la mia esperienza e di non tornare a casa, anche perché in Italia la situazione era davvero grave, avrei potuto mettere a rischio la mia famiglia passando per aeroporti affollati di gente, e di concludere il mio Erasmus con le pochissime persone rimaste a Glasgow.

Alice Tosi nell’Isle of Skye,, la più famosa isola scozzese a nord ovest della Scozia. Sopra, Alice (con la bandiera) con il ragazze dell’Erasmus al Loch Lomond, lago delle Lowlands nella Scozia meridionale

Sei riuscita a completare la tua esperienza formativa?

Seguivo da casa le lezioni e gli esami si tenevano online, l’università è sempre stato molto organizzata. Sono riuscita quindi a completare da casa gli esami prefissati. Il lockdown a Glasgow non è stato troppo traumatico per me. Ho notato sicuramente molti più poliziotti girare per le città assicurandosi che non fossero presenti assembramenti, ma per quanto riguarda i provvedimenti erano molto meno rispetto all’Italia; non si parlava di autocertificazioni né di obbligo di mascherine, che purtroppo non molte persone indossavano, non essendo ritenute indispensabili per prevenire il diffondersi del virus in quanto più importanza veniva data al distanziamento sociale. Alle persone era concesso uscire solo per motivi urgenti, come andare al supermercato o in farmacia, e per fare attività fisica una volta al giorno. Quest’ultima “libertà” è sempre stata permessa durante il mio soggiorno, essendo i parchi e le zone verdi del paese davvero immense. Le lunghe camminate per i parchi di Glasgow nelle ore non affollate del giorno mi hanno aiutato tantissimo ad affrontare la situazione di isolamento che stavamo vivendo.

Quando sei tornata in Italia, a casa?

Nonostante trovare un aereo in quel periodo non si sia dimostrato per nulla facile, sono riuscita a tornare con un volo di rimpatrio Alitalia il 5 giugno. In Scozia nel frattempo locali e negozi erano ancora tutti chiusi. Una volta tornata a casa, ho trascorso due settimane di isolamento per non mettere a rischio familiari e amici, anche se per legge non era più obbligatorio.

Come valuti nel suo insieme questa esperienza?

Posso dire che è stata un’esperienza unica, che consiglio a tutti gli studenti universitari. Insomma: approfittate dell’Erasmus! Nonostante cinque mesi non siano tantissimi, mi sono resa conto che questo tipo di esperienze ti arricchiscono, mettendoti alla prova e catapultandoti in una realtà completamente diversa, incontrando persone, luoghi e abitudini a cui ispirarsi. Nonostante il lockdown, ho vissuto a pieno ogni giorno del mio Erasmus, mi sono divertita tantissimo, ho conosciuto persone meravigliose con cui ho creato forti legami, ampliato i miei studi grazie a un sistema universitario abbastanza diverso dal nostro ma molto efficiente, e goduto dei luoghi stupendi che il paesaggio scozzese offre.

Come vedi il tuo futuro? A Sona o all’estero, al di là della situazione contingente legata al Covid?

Per ora faccio fatica ad immaginarmi vivere definitivamente in un Paese straniero; sarei felice però di vivere altre esperienze all’estero, sia di studio che anche a livello lavorativo, per poi trovare un lavoro in Italia che mi permetta di tenere viva questa passione di viaggiare. Ammetto però che non è nulla di definito, cerco di mantenere viva la curiosità e le idee abbastanza flessibili in base anche alle opportunità che possono capitare. Ora punto a portare a termine al meglio il mio percorso di studi; per il mio futuro cercherò di prendere esempio da ragazzi conosciuti all’estero, capaci di cogliere le occasioni e arricchirsi di esperienze, rendendo la propria vita un terreno fertile per sviluppare le proprie creatività e identità.