Alfa Romeo, ennesima testimonial del “made outside of Italy”

Era il 1986 quando Alfa Romeo lanciava sul mercato statunitense la tanto amata (da noi italiani) “75″ ribattezzandola con il nome della città natìa del Biscione: “Milano”. Qualcuno potrebbe sottilizzare sul fatto che la “75-Milano” venisse costruita nella cittadina di Arese, non esattamente a Milano centro. Sta di fatto che fa pur sempre parte del Comune e perdersi su certi dettagli sarebbe da pedanti.

10 aprile 2024, Alfa Romeo, “il gioiello della corona della galassia Stellantis” a detta dell’AD Carlos Tavares, presenta un prodotto del tutto nuovo per il marchio, tranne che nel nome. La nuova (fu) “Milano” è un crossover “da città” (ibrido o elettrico) che va a sostituire in qualche modo la “MiTo”, già pensionata da anni, e si pone come nuovo gradino di accesso alla gamma Alfa Romeo.

Quindi, la “75” nasceva ad Arese, la “MiTo” racchiudeva nel nome stesso il fatto che si trattasse di un’automobile di un marchio milanese (sigla Mi) che nasceva nello stabilimento FIAT di Mirafiori (Torino, sigla To). E la nuova “Milano”? Nasce logicamente nello stabilimento di… Tychy, città del voivodato di Slesia, Polonia. Mi sbaglierò ma non credo che faccia propriamente parte del pur vasto Hinterland meneghino.

Il focus di questo articolo non sarà sulle inevitabili polemiche degli Alfisti sul fatto che le vere Alfa sono finite proprio con la sopracitata “75” (affermazione che non gode interamente della mia condivisione). Non sarà nemmeno sul cambio repentino del nome del neonato crossover da “Milano” a “Junior”, sigla legata alla tradizione del Biscione che rimanda ad una delle coupé Alfa più affascinanti e che puntava alla clientela giovanile (proprio come la nuova “Junior” e la “MiTo” prima di lei).

Il ministro delle imprese e del made in Italy Adolfo Urso ha infatti già provveduto riportando alla luce la legislazione del 2003 secondo cui non si possono indurre i consumatori all’errore battezzando un prodotto di fattura estera con un nome di esplicito richiamo all’Italia.

Focalizziamoci piuttosto sul fatto che Alfa Romeo sia solo l’ultima casa automobilistica italiana che abbia presentato un prodotto “made outside of Italy” glorificandolo come se fosse un prodotto interamente italico. Quasi in contemporanea, i sindacati e gli operai della storica fabbrica di Mirafiori scendevano in piazza per protestare contro la cassa integrazione causata dalla continua riduzione del volume produttivo dello stabilimento stesso.

Il supergruppo Stellantis è solo parzialmente italiano e l’AD Tavares non ha dimostrato di recente di avere particolare interesse a voler mantenere impianti manifatturieri stabili in Italia, preferendo più spesso le sedi francesi e polacche. È già successo con lo storico stabilimento di Grugliasco (di proprietà prima di Bertone, poi FIAT-Chrysler ed infine Stellantis) di venire chiuso ed essere messo in vendita.

Non spetta a me magnificare o stroncare professionalmente la nuova “Junior” sotto l’aspetto strettamente automobilistico: com’è fatta, come si guida, se vale la pena comprarla. Quel compito lo debbo lasciare (almeno per ora) agli esperti del settore. Intendo però mostrare quanto ci tocchi costantemente penare per difendere il vero made in Italy, che da sempre ci rende fieri di essere italiani e che progressivamente è sempre più dilaniato dalle nuove realtà mondiali.

Nicola Franchini
Nato nel 2004 e Palazzolese doc, si è diplomato al liceo linguistico Medi di Villafranca nel luglio 2023. Frequenta attualmente il corso di Scienze della Comunicazione all'Università di Verona ed ha iniziato a collaborare con il Baco da Seta nel novembre 2023 come corrispondente per Palazzolo. Cresciuto secondo il culto dell'automobile, negli anni ha collezionato centinaia di modellini e riviste del settore dell'automotive e visto tutti gli episodi del celebre programma britannico "Top Gear". Ascoltatore sin da neonato dell'emittente radiofonica che trasmette "musica di gran classe", nel tempo libero si diletta ad ascoltare (per ore) la musica, suonare (per altrettante ore) la chitarra e nuotare (fin dai tempi dell'asilo).