Parola chiave: ascolto. Lo si dà sempre per scontato, eppure, a volte, è tutto ciò di cui una persona ha bisogno. L’ascolto è una delle competenze più semplici da nominare, ma una delle più difficili da praticare davvero. Nasce così lo sportello, un vero e proprio supporto per gli studenti del Liceo Medi.
Lo spiegherà meglio il dottor Piero Bonini, psicologo del nostro istituto (nella foto), che ringrazio molto per la disponibilità ad essere intervistato.
Cosa l’ha spinta a scegliere questa professione?
All’inizio quando ero ai primi anni di università mi interessava soprattutto lo studio della mente umana, poi, iniziando a praticare la professione mi sono reso conto di quanto ciò che avevo studiato potesse essere messo al servizio anche degli altri. Quindi la possibilità di dare un aiuto alle persone in sofferenza mi ha appassionato al punto che ho finito psicologia e mi sono iscritto a una scuola di specializzazione per diventare uno psicoterapeuta.
Qual è l’aspetto più gratificante del suo lavoro?
Notare come le persone possano cambiare la loro vita e come io non sono la causa di questo cambiamento, ma la persona che può aiutarle a creare le condizioni perché questo cambiamento avvenga. E questo mi piace molto.
Qual è il ruolo principale dello psicologo all’interno della scuola e perché è importante?
Lo psicologo scolastico può svolgere diverse funzioni. Attualmente sono funzioni che si rifanno a quello che viene chiamato il servizio dello sportello di ascolto, aperto in tutte le scuole superiori di Verona, ma anche in moltissime scuole medie. Lo psicologo scolastico, all’interno di questo servizio, si occupa di consulenza psicologica, quindi colloqui individuali; di interventi nelle classi, qualora i docenti rilevino qualche difficoltà a cui lo psicologo può rispondere. Altri interventi in classe, invece, avvengono su sollecitazione degli stessi studenti che possono magari chiedere l’intervento dello psicologo per qualche necessità. Si dà, poi, un aiuto ai genitori, per quello che è possibile, soprattutto quando si procede con degli invii dei ragazzi o delle ragazze ai servizi territoriali privati per un percorso di psicoterapia. È un servizio aperto a tutta la comunità scolastica e possiamo dire che il cuore sono soprattutto i colloqui con gli studenti.
Quali supporti offre lo sportello di ascolto?
Lo sportello di ascolto viene aperto in orario mattutino durante le lezioni in modo da favorire la presenza dei ragazzi a scuola e quello che si offre è un servizio di consulenza psicologica. Io lo chiamo un servizio di primo ascolto, nel senso che non potendo offrire un percorso di psicoterapia a scuola per delle normative scolastiche, è un primo ascolto, cioè lo sportello è un luogo dove si accolgono le prime richieste dei ragazzi, valutando con loro se la consulenza può essere sufficiente o bisogna fare degli invii ai servizi territoriali. I colloqui individuali avvengono in una stanza della scuola dove i ragazzi si recano e sono giustificati della loro assenza. Si recano allo sportello, nell’aula 41 al secondo piano e stanno con me un’ora perché credo che un’ora sia importante da preservare ai ragazzi. A volte, nelle scuole medie, si fanno colloqui anche di venti minuti, ma un adolescente ha bisogno di qualcuno che lo ascolti senza fretta. Essendo un servizio di consulenza psicologica, di solito, i colloqui sono tre o quattro durante l’anno perché, se lo psicologo rileva che c’è un bisogno che va al di là del raggio di azione dello sportello, deve procedere con un invio.
Sono tanti i ragazzi che richiedono un suo confronto? Saprebbe darmi una percentuale di tutto il liceo Medi?
Parlando del Medi, siamo a fine gennaio e finora ho incontrato 40 persone. Un dato interessante è che di queste 40, 35 sono ragazze e 5 ragazzi. Io ho lavorato anche in altri licei e in istituzioni scolastiche miste, di solito il 70-80% delle persone che fanno richiesta di colloquio sono ragazze. É un dato interessante perché trasversale non solo nella mia esperienza in diverse scuole, ma è comune anche tra i miei colleghi che lavorano a scuola e notano che le ragazze hanno più facilità di accesso. É un dato curioso perché in tutte le scuole miste ricorre sempre questa tendenza.
Quali sono oggi le difficoltà e le problematiche più diffuse tra gli studenti?
Quando vado nelle classi dico sempre che ogni motivo che è alla base di una sofferenza è un buon motivo per venire allo sportello e poi si valuta insieme se proseguire o meno o se c’è qualche necessità particolare. In genere, nelle scuole le difficoltà maggiori vanno alla gestione dell’emotività e in particolare dell’ansia nel contesto scolastico. Ci sono situazioni che invece riguardano stati depressivi, difficoltà relazionali in famiglia, nel rapporto di coppia o nei rapporti di amicizia o all’interno della classe. Ci sono alcune situazioni che riguardano le condotte autolesive, poche, ma ci sono e direi che queste sono le ragioni principali.
Sono molti gli studenti che richiedono appuntamento per parlare di problematiche riguardanti la scuola?
Per ora direi il 50%, poi gli altri vengono per difficoltà loro personali riguardo la loro vita anche al di fuori della scuola, in famiglia, nei rapporti sentimentali o nella sessualità, nel rapporto con il proprio corpo. Altri vengono proprio perché magari prima delle verifiche e interrogazioni provano un’intensa ansia o attacchi di panico.
Il suo metodo di relazione con lo studente o la studentessa varia a seconda dell’età di questi ultimi?
Sì, indubbiamente perché mi rendo conto che con i ragazzi un po’ più grandi mi permetto di approfondire un po’ di più certe dinamiche anche loro personali perché hanno quella maturità cognitiva diversa, capace di elaborare più approfonditamente. Con i ragazzi un po’ più grandi mi permetto di approfondire certe dinamiche perché c’è anche una maturità cognitiva e affettiva di un certo tipo, visto che nel giro di quattro, cinque anni c’è una maturazione molto potente e molto forte. Con i ragazzi più piccoli dipende un po’ dalla persona. Ci sono magari ragazzi che hanno buone capacità di introspezione o disponibilità a lavorare sui propri comportamenti e altri no, quindi cerco di essere un po’ più leggero.
Come gestisce situazioni delicate di uno studente con i genitori?
Quello dei genitori è un punto importante e delicato. Il ragazzo per venire allo sportello, se minore, deve essere autorizzato dai genitori. Essi, firmando l’autorizzazione, esprimono un atto di fiducia nei miei confronti. Questo è già un elemento importante perché essendo una prestazione sanitaria entrambi i genitori devono acconsentire. Se io rilevo dai colloqui con una ragazza che determinate situazioni possano essere risolte all’interno dello sportello e non c’è qualcosa che allerta di un pericolo che riguarda l’integrità fisica o psicologica della ragazza io non chiamo i genitori. Faccio sempre l’esempio un po’ banale della ragazza che viene da me e mi dice che sta male perché il ragazzo che le piace non ricambia. Non chiamerò i genitori a casa. Allo stesso tempo se questa ragazza mi dice che sta così male che ha cominciato a tagliarsi, il peso di quella comunicazione è molto diversa. Allora, in quel caso, essendo minore io devo allertare i genitori. Magari prima parlo con la ragazza e con i docenti. Diciamo che la regola che io seguo è questa: nel momento in cui tu ricevi una comunicazione che ha a che fare con un pericolo che riguarda l’integrità fisica o psichica di una persona devi allertare i genitori perché loro hanno la tutela legale. Ci sono poi genitori molto sensibili e collaborativi, la maggior parte, altri genitori inaccessibili o a volte ostili, ma pochissime volte mi è successo.
Secondo lei è importante introdurre lo sportello di ascolto anche alle scuole medie?
Si. Allora, io lavoro nelle scuole da circa 15 anni e sono psicologo ormai da 25 e diciamo che 15 anni fa, gli psicologi alle medie c’erano, ma erano molto pochi. Infatti quando a inizio anno vado nelle classi prime e chiedo quanti di voi avevano lo psicologo, la maggior parte, 9 su 10, dicono sì. Solo 10 anni fa mi avrebbero risposto 3 o 4 persone. Quindi ultimamente sono servizi diffusi con le scuole medie e superiori, ma anche con quelle inferiori.
Il suo lavoro è oggetto di stereotipi?
Rispetto ad anni fa gli stereotipi sono molto diminuiti. In voi ragazzi vedo un atteggiamento molto diverso. Siete più liberi di parlare di psicologia, di figura dello psicologo, di accesso ai servizi di psicologia. Lo stigma legato allo psicologo che cura i matti, a me è visto un po’ come distante. È ancora presente magari in persone della mia età. Sicuramente ci saranno ancora ragazzi che condividono questi stereotipi, soprattutto maschi, ma rispetto a 10-15 anni fa, la situazione è molto migliorata e la pandemia ha dato un bel incentivo.
Lo sportello è aperto anche ai docenti?
Si, ma diciamo che le molte ore a disposizione abbiamo pensato di dedicarle soprattutto ai ragazzi, però se un docente vuole parlarmi si fa tranquillamente. Parlo spesso con i docenti che magari mi chiedono aiuto. Non si fa allo sportello, ma generalmente si fanno degli incontri su meet oppure mi chiedono di partecipare ad alcuni consigli di classe.
Quali competenze essenziali bisogna avere per lavorare in questo ambito?
A livello di competenze bisogna essere laureati in psicologia. Si richiede il diploma di specializzazione in psicoterapia. Io ho seguito un master in psicologia scolastica, per cui mi sono un po’ specializzato in questo ambito. Lo psicologo che vuole lavorare a scuola deve saper stare nelle scuole e sapere un po’ come funziona la comunità scolastica e non deve commettere l’errore di vivere lo sportello con un setting psicoterapeutico, perché proprio la modalità di funzionare con le persone è molto diversa.
Qual è un cambiamento, se presente, che vorrebbe attuare per il sistema scolastico italiano?
Per quanto riguarda il mio lavoro, quello che è in corso d’opera in questo momento è rendere stabile la figura dello psicologo scolastico. Quindi una figura che è presente costantemente all’interno di più scuole. Adesso gli incarichi sono annuali o biennali. L’idea è quella di farne una figura presente a scuola. Se ne parla da anni, ma si spera che ci sia questo passaggio. Dal punto di vista del sistema scolastico più ampio, credo che forse potrebbe essere interessante una maggiore partecipazione degli studenti ai processi valutativi delle scuole. Ad esempio, io, una volta finito i corsi, mando a tutti un questionario di valutazione, chiedendo un feedback. Non potrebbero farlo anche i docenti a fine anno?
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