E’ importante avere un’elevata formazione scolastica, ma è ancora più importante ricordarsi il valore della parola. Spesso nelle scuole ci si dimentica della voce e delle proposte degli studenti. Per questo è fondamentale avere delle figure che possano tutelarne i diritti, proporre attività e migliorare la didattica e i servizi. Fortunatamente, al Liceo Enrico Medi di Villafranca la nostra voce si fa sentire, grazie ai nostri rappresentanti di istituto.
Ho avuto il piacere di intervistare i quattro rappresentanti di istituto della mia scuola: Rachele Hoxha, Nicole Faccioli, Anna Scala e Mattia Marconcini, studenti del quinto anno che hanno deciso di mettersi alla prova e vivere quest’esperienza al massimo. Sono competenti e sempre pronti a esprimere ciò che pensano al meglio.
Tra le vostre proposte, ce n’è qualcuna che siete già riusciti a realizzare?
Rachele: Certo, innanzitutto penso al merch, è ancora in fase di elaborazione, tra poco infatti arriveranno le felpe. Abbiamo anche già organizzato diverse assemblee, trovato gli ospiti da invitare, e deciso i temi, quindi è un progetto che stiamo portando a termine. Inoltre, abbiamo promosso i tornei di Natale.
Nicole: Cerchiamo sempre di realizzare video divulgativi su temi di attualità, come quello contro la violenza sulle donne e quello dedicato alla Giornata della Memoria. Per noi è importante sensibilizzare queste tematiche, che purtroppo sono ancora molto attuali.
Anna: Anche se non rientrava tra le nostre proposte iniziali, ci è stata chiesta più volte una giornata sulla neve, che infatti si svolgerà tra qualche giorno.
Come riuscite a conciliare gli impegni personali e scolastici con il ruolo di rappresentanti?
Nicole: Adesso stiamo sentendo un po’ la fatica, perché essendo entrati nel pentamestre abbiamo più attività da organizzare. Non abbiamo molto tempo: la mattina non è consigliabile uscire troppo durante le ore scolastiche, mentre il pomeriggio è complicato perché ognuno di noi ha i propri impegni. Ogni progetto richiede tempo per essere realizzato al meglio, e noi cerchiamo di dedicargliene il più possibile.
Anna: Il nostro svantaggio è stato anche essere eletti a dicembre, poiché prima non abbiamo potuto organizzare nulla, e quindi si è concentrato tutto da quel momento in poi. E’ stato piuttosto limitante, ma in fondo ce la stiamo facendo.
Ci sono proposte che non siete riusciti a inserire nella vostra lista, ma che considerate comunque importanti?
Anna: Il self care day, e infatti pensavamo di riproporlo in una forma diversa o di inserirlo all’interno della giornata dell’autogestione. Ci tenevamo anche ad inserire un progetto riguardante le culture diverse, presenti in questa scuola, per valorizzarle in qualche modo. Per ora è solo uno spunto e non abbiamo ancora un progetto definitivo, ma sarebbe molto bello riuscire a realizzarlo.
Mattia: Io sono tentato di portare qualcosa relativo al cibo: mi piacerebbe molto e sono sicuro di non essere l’unico. Al momento sono tutte idee molto astratte, ma pensavamo di inserirle nella giornata dell’autogestione. Purtroppo non possiamo dedicare un’assemblea ad ogni proposta, ma cerchiamo comunque di fare del nostro meglio per rendere la scuola un posto migliore, dove non si studia e basta, ma si vive anche il presente.
Come credete che sia cambiato il vostro rapporto con gli insegnanti da quando siete diventati rappresentanti?
Mattia: Mi sento molto più coinvolto nella vita della scuola. Con la vicepreside e la preside, per esempio, si è creato un rapporto diverso, che probabilmente non avrei avuto se non mi fossi candidato. Il rapporto è migliorato anche con alcuni professori, con cui dobbiamo parlare per organizzare le assemblee. Ho saputo di persone che hanno avuto problemi con i professori negli anni, però personalmente non li ho risentiti, anzi sono stati tutti molto contenti della mia candidatura.
Nicole: Diciamo che la vera sfida è stare un po’ nel mezzo tra studenti e professori, perché a volte proponiamo scelte che non tutti approvano e dobbiamo cercare un equilibrio, per fare contenti un po’ tutti.
Rachele: Sono d’accordo con Mattia. Ad esempio abbiamo conosciuto il professore De Simone (che Medi@vox ha recentemente intervistato), insegnante di lettere, con cui abbiamo instaurato un rapporto molto bello. E’ stato soprattutto lui che ci ha aiutati ad inserirci in questo ambito: ci segue e si vede che ci tiene a quello che facciamo. Credo sia molto importante avere qualcuno così vicino a noi.
In che modo pensate che questa esperienza possa esservi utile in futuro?
Anna: Inizialmente non mi sentivo adatta a questo ruolo, perché mi vergogno molto a parlare in pubblico e non mi piace essere al centro dell’attenzione. Tuttavia, questa esperienza mi sta insegnando a mettermi in gioco e ad avere meno paura del giudizio degli altri. E’ sicuramente un’esperienza utile, che mi aiuta a sentirmi un po’ più sicura di me stessa e, di conseguenza, anche gli altri crederanno di più in me.
Rachele: Concordo, anche io in futuro non mi immagino di fare qualcosa relativo a questa esperienza. Io magari ho una personalità diversa da Anna, in classe faccio sentire la mia voce, dico spesso quello che penso e proprio per questo sono rappresentante. E’ il mio modo di esprimermi, di provare a cambiare qualcosa in un ambiente o in un contesto, in questo caso, quello scolastico. E’ sempre stato un ambito che mi ha interessata.
Nicole: Io sono più come Rachele, ma questa scelta c’entra soprattutto con quello che voglio fare in futuro, ovvero giurisprudenza. Mi considero una persona che vuole dare voce agli altri e, proprio per questo, ho scelto di rappresentare gli studenti, impegnandomi a difendere i nostri diritti.
Mattia: In verità non c’entra necessariamente con quello che voglio fare in futuro, visto che mi interessano molto le materie scientifiche. Proprio per questo, secondo me, non bisogna sempre pensare a un fine secondario, ma piuttosto ad un guadagno personale. Questa è un’esperienza che mi segnerà, in effetti lo sta già facendo, perché mi sta insegnando tante cose e mi permette di vedere diversi aspetti della scuola che normalmente non avrei visto. Sicuramente avrà un impatto anche sulla mia persona: mi aiuta a mettermi in gioco, ad esempio quando sono costretto a parlare in pubblico davanti a 300 persone in aula magna, tocca farlo. E’ formativo.
Siete figure importanti nella nostra scuola, che consiglio dareste agli studenti più giovani?
Mattia: Io vi dico di far sentire quello che volete veramente, perché spesso molti studenti parlano tra di loro, ma non ci fanno sapere quello che veramente vogliono. Parlate, siate più propositivi, mettetevi in gioco. Anche nell’autogestione, nei progetti, nei laboratori. E’ in quei momenti che siamo una vera scuola. Fatevi sentire, che noi vi ascoltiamo.
Nicole: Mantenete vivo ciò che noi stiamo facendo, non dico di prenderci come esempio, però mi dispiacerebbe se l’anno prossimo si ripetesse la stessa situazione di quest’anno, con nessuno che voleva prendere questo ruolo. Lo sappiamo che è difficile, ma non lasciatevi spaventare da questo, prendete un po’ di coraggio, anche se magari non vi sentite adatti a questo ruolo, alla fine si impara. Non lasciate morire questa parte della scuola, perché è un nostro diritto e possiamo perderlo se non lo difendiamo.
Rachele: Secondo me tra studenti dovrebbe esserci più supporto e solidarietà. Viviamo tutti lo stesso percorso, che spesso è tortuoso, tra i debiti, i problemi di classe e quelli con i professori. Proprio per questo ci dovrebbe essere più comunità studentesca, per riuscire a superare questi anni, vivendoli più serenamente, grazie all’appoggio reciproco.
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