Al Liceo Medi di Villafranca la vicepreside che indica le stelle

Quando sentiamo parlare del Liceo Medi di Villafranca, una delle prime cose che sicuramente ci viene in mente è l’elevata qualità della formazione e del sostegno offerti ai suoi studenti. Ma come viene garantito ciò a chi frequenta la nostra scuola? Una delle possibili risposte è certamente da ricercare nelle solide figure di riferimento presenti al suo interno.

A distanza di due settimane dalla ripresa delle lezioni e dall’inizio del pentamestre, ho avuto il piacere di intervistare l’attuale vicepreside del nostro istituto, la professoressa Ilaria Marconcini.

Sin dall’inizio, con l’accoglienza nel suo ufficio e il suo scherzare sull’aver ricevuto mille raccomandazioni riguardo a come vestirsi per l’occasione, l’atmosfera si è rivelata piacevole e distesa, grazie anche al suo tono cordiale e sereno, e l’intervista è potuta proseguire senza intoppi.

Quando nasce la sua passione per l’insegnamento?
Bella domanda, già la prima. Penso che nasca molto presto, nel senso che io già da quando ero giovane, adolescente come voi, ho sempre fatto cose legate a gruppi scout e parrocchiali per poter interagire con i ragazzi; per cui già dai 18/19 anni mi occupavo di una serie di cose. Finché a un certo punto, come spesso capita, sono stata fortunata e ho incontrato degli insegnanti molto bravi che mi hanno trasmesso la voglia di diventare a mia volta insegnante, anche se il percorso è stato un po’ travagliato. All’inizio pensavo di laurearmi in giurisprudenza, invece poi mi sono resa conto che era molto più adatto a me l’insegnamento e quindi ho cambiato strada. E poi ho scelto la filosofia.

Cosa l’ha spinta a cimentarsi nel ruolo di vicepreside?
Diciamo che non ci pensavo, sinceramente, soprattutto non adesso. Però mi è stato chiesto dalla professoressa Lestingi (la precedente vicepreside, NdR) e dalla preside perché, conoscendoci, hanno visto che potevo avere delle caratteristiche adatte a questo tipo di ruolo: ho pensato che fosse una bella sfida e quindi ho deciso di accettare.

Come sta trovando finora ricoprire questo importante incarico, con tutte le responsabilità che ne derivano?
È sicuramente molto complesso. Avevo avuto idea, affiancando gli ultimi mesi dell’anno scorso la professoressa Lestingi, che ci fossero tante cose da gestire. Ogni giorno non si sa cosa possa succedere, devi essere sempre pronta anche a rivedere i tuoi programmi e a rispondere alle necessità che via via capitano, come qualche emergenza. Devi mantenere i nervi saldi, questo sempre, e dall’altra parte anche cercare di essere diplomatica nel senso buono del termine, cioè trovare la mediazione. Quindi diciamo che per adesso è ancora un ruolo molto da scoprire per me.

Subentrando nel ruolo di vicepreside, ha dovuto diminuire il numero delle sue classi: si è trattato di un grande sacrificio?
Sì, devo dire di sì, perché faccio fatica a pensare a un insegnante fuori dalla classe, nel senso che è il luogo privilegiato dove l’insegnante deve stare. Personalmente, il rapporto con i ragazzi è sempre una cosa bellissima, che mi dà proprio vita e linfa nel mio lavoro: mi fa venire voglia di migliorarmi e di crescere. È vero che anche da vice hai un rapporto con i ragazzi, però non è proprio la stessa cosa. Per cui devo dire che sì, mi è molto dispiaciuto. Infatti almeno una classe l’ho mantenuta e spero di mantenerne sempre una, perché l’insegnamento è questo: andare in classe tutti i giorni, poter parlare con i ragazzi, confrontarsi, sentirli ridere delle piccole cose che succedono, fare battute. Insomma, instaurare questo tipo di relazione.

Se dovesse definire cosa significa insegnare, che parola userebbe?
Difficile questa. In una parola sola ti direi “desiderio”, nel senso della tensione verso qualcosa che ci manca e che però vogliamo raggiungere. Per me, l’insegnante deve avere il desiderio, la tensione a raggiungere i ragazzi con le proprie conoscenze e la propria passione per le materie che ha studiato, anche per la volontà di trasmetterle e nello stesso tempo avvertire questa tensione che non si consuma mai. La radice della parola è “de-sidera”, tendere alle stelle, ed è un obiettivo altissimo se ci pensiamo. Però, secondo me, è proprio questo: la volontà di esserci nel senso più alto, anche filosofico del termine, visto che è la mia materia; di esserci come presenza e di esserci come veicolo di conoscenza, ma anche a volte come tramite o strumento per la formazione e l’educazione dei ragazzi, che non è solo imparare quattro o dieci nozioni, ma è un percorso molto più ampio è a tutto tondo.

Quali valori vuole che il Liceo Medi trasmetta ai suoi studenti?
Secondo me, il lavoro di una scuola come la nostra deve essere di due tipi. Da una parte la formazione, cioè il costruire un sapere di qualità, critico e approfondito: avere ragazzi curiosi che si interrogano sul mondo e su quello che apprendono porta sicuramente a costruire un sapere che poi diventa un bagaglio per coloro che escono dalla nostra scuola e un trampolino di lancio verso le proprie sfide a livello formativo, che sia l’università o che siano altri percorsi. Dall’altra parte, fare in modo che i ragazzi siano anche persone, nel senso più alto e valido del termine, e che quindi costruiscano le relazioni e le curino, che ci sia quell’attenzione a volte ribadita che non deve restare lettera morta. Mi auguro che la nostra scuola veda sempre i suoi ragazzi e li conosca nel senso più bello del termine e che quindi gli aspetti della relazione, dell’attenzione all’altro, dell’accoglienza e della diversità non riguardino solo il puro apprendimento, ma anche la costruzione di una comunità che non ha paura del confronto positivo con gli altri. Secondo me queste sono proprio le due direttrici.

C’è un messaggio che vorrebbe lanciare agli studenti del nostro liceo?
Guarda, quando ho cominciato questa avventura ho fatto disegnare questo quadro, che ho affisso nel mio ufficio (nella foto qui sopra, NdR), a una delle mie nipoti e ho pensato a questa frase: “Sogna ciò vuoi essere, diventa ciò che sei”. È una frase, in realtà, che ho pensato io e che però ho voluto qua. Magari ogni tanto qualcuno se la legge. Significa che a tutti i ragazzi io auguro di avere grandi, grandi sogni e nello stesso tempo di conoscersi così tanto da poi diventare quello che sono, quella che è la loro natura e quella che è la loro versione migliore.

Le parole della vicepreside Marconcini delineano il profilo di una donna sicura, coraggiosa e appassionata del suo lavoro. Il suo amore verso l’insegnamento e i suoi studenti non passa certo inosservato: è, infatti, l’aspetto peculiare del suo carattere. Ed è proprio ciò di cui ha bisogno l’intera comunità scolastica: costruire un ambiente di studio e di lavoro sereno, promuovendo la speranza di un futuro migliore.

Le foto del servizio sono di Zaira Truppa.

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Miriam Elefante
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