Al Liceo Medi di Villafranca in aula magna la strada si fa lezione: la prevenzione raccontata dagli Angeli Sconosciuti

Che cosa significa fare prevenzione nelle scuole? A rispondere sono stati due volontari dell’associazione Angeli Sconosciuti, realtà attiva nel territorio veronese nella sensibilizzazione sui rischi della strada, che martedì 3 febbraio si sono resi disponibili per un incontro nell’aula magna del Liceo Medi di Villafranca.

L’incontro, destinato a tutte le ragazze e i ragazzi del quinto anno, si è aperto con una breve introduzione da parte delle professoresse Di Legge e Tiberio, che hanno sottolineato l’importanza di affrontare l’educazione stradale in modo consapevole e responsabile. Successivamente, hanno preso la parola i due volontari, che hanno guidato l’assemblea attraverso immagini, video e riflessioni.

È stato un incontro emotivamente forte, ma costruito con grande attenzione alla nostra sensibilità: i contenuti mostrati erano infatti accuratamente selezionati per colpire senza risultare eccessivi. I volontari hanno ricordato come la fascia d’età più colpita dagli incidenti mortali sia quella compresa tra i 13 e i 29 anni, un dato che ha reso ancora più vicino e concreto il messaggio rivolto a noi studenti.

Particolarmente significativa è stata la riflessione sul termine “incidente”: citando l’etimologia riportata dalla Treccani, i relatori hanno spiegato come questa parola suggerisca qualcosa di casuale e inevitabile, mentre sarebbe più corretto parlare di “eventi stradali”, poiché nella maggior parte dei casi si tratta di situazioni prevenibili. Quando avviene l’irreversibile, hanno aggiunto, emergono domande difficili ma necessarie: “abbiamo fatto il possibile?”.

Un momento di grande impatto emotivo è stato l’intervento della famiglia di un ragazzo vittima in un incidente stradale, o meglio, di un evento stradale. In particolare, le parole della madre hanno colpito profondamente l’assemblea: “I vostri genitori si devono arrabbiare per il disordine delle vostre stanze, non perché le vostre cose sono lì e nessuno le toccherà più”. Una frase semplice ma potente, che ha reso tangibile il dolore e le conseguenze di una perdita improvvisa.

L’auto, i motori in generale, danno l’ebbrezza di cui noi ragazzi, specialmente a questa età, ricerchiamo con una smania spesso incontrollabile, che scade nella perdita di autocontrollo. Il problema che spesso non viene considerato è che siamo in balia anche degli altri e può succedere che, per colpa nostra o altrui, ci vadano di mezzo delle vite.

“Sembra retorica, ma non lo è: quando torniamo a casa dobbiamo ringraziare di essere tornati sani e salvi”, ha sostenuto Francesco Carè, uno dei volontari dell’associazione Angeli Sconosciuti. Ha poi aggiunto “alle moto e alla strada non dobbiamo mai dare del tu.” Il pericolo è dietro l’angolo, anche sulla via di casa. Nessuna strada è nostra amica.

Dobbiamo evitiamo di diventare numeri di protocollo destinati ad essere custoditi in archivio, per poi cadere nell’oblio. Specialmente se abbiamo da poco preso la patente o conseguito la maturità, o ancora niente di tutto ciò, e abbiamo sogni da inseguire e realizzare, alte aspirazioni che ci tengono in vita. Prevenire su qualcosa di cui siamo consapevoli significa raccontare l’oggettività dei fatti, senza escludere la natura malvagia intrinseca alla realtà in cui viviamo, e nella quale noi giovani cerchiamo di essere padroni.

Fare prevenzione è utile affinchè si acquisisca consapevolezza. Sì, consapevolezza di non essere da soli quando siamo alla guida. Consapevolezza che animali e bambini potrebbero tagliarci la strada nell’istante in cui la nostra mente viaggia lontano o il suono di una notifica ruba la nostra attenzione. Consapevolezza di attribuire all’auto il valore che merita, se il potere di un bossolo da sparare all’interno della canna di una pistola o un mezzo da guidare con senno per l’utilità che fornisce. La responsabilità è di chi adopera gli strumenti. E in che modo.

E’ quando la prevenzione viene accompagnata dalla testimonianza che avviene un salto di qualità, che i risultati cessano di scarseggiare e la paura “che possa accadere a me o ai miei cari” fa capolino.

L’incontro si è concluso con una riflessione finale: ognuno di noi possiede un’empatia diversa, mille modi di sentire e reagire, ma la chiave per stare al mondo e proteggere se stessi e gli altri è una sola: osservare le regole. Se ci sono, c’è più di un motivo. Un messaggio forte, che invita alla responsabilità quotidiana, soprattutto quando si è sulla strada.

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