Al crocefisso i muri non bastano più

L’argomento della presenza del crocefisso nelle aule scolastiche e nei luoghi pubblici rientra tra quelli che periodicamente alimentano discussioni e relative divisioni tra favorevoli e contrari. Lo spunto dato dalla pubblicazione sull’ultimo numero del periodico dell’amministrazione comunale Il Nostro Comune a firma dell’assessore Di Stefano, mi ha fatto riflettere perché, partendo dalla condivisione di fondo del tema trattato e dei contenuti descritti, sentivo che mancava qualcosa.

Più di qualcuno ha commentato che quello non era luogo per questo tema e che da un assessore ci si aspettano parole più legate ad un programma amministrativo fatto di opere e servizi che di riflessioni sui valori di fondo del nostro vivere. Ma a me la discussione sulla forma non mi interessa, preferisco cogliere l’occasione per porre l’attenzione sul contenuto. Il mio contributo intende quindi completare quanto già esposto in quell’articolo ed in particolare portare a riflettere sulla diversità di modelli di comunicazione tra generazioni.

Da quando lo sviluppo della tecnologia ha messo a nostra disposizione computer, cellulari, videogiochi, Internet, si sono creati dei luoghi chiamati “estesi” o “virtuali” nei quali ad oggi circa due miliardi di persone nel mondo trascorrono una parte significativa del loro tempo. Queste persone sono prevalentemente rappresentate dalle nuove generazioni, i cosiddetti “nativi” digitali, per i quali queste tecnologie sono presenti fin dalla loro nascita.

Per loro l’utilizzo dei vari dispositivi elettronici e la navigazione in Internet è una naturale modalità di fare esperienza e quindi di costruirsi una identità. Le generazioni degli adulti, diciamo over 40, alle quali in modo naturale vengono da sempre affidati ruoli di responsabilità e di trasmissione di una esperienza e di valori alle nuove generazioni, questi luoghi virtuali non li frequentano o se li frequentano lo fanno per esplorare, per scoprire questo immenso mondo virtuale, con un certo distacco però in quanto per loro questi non sono i luoghi della vera comunicazione, dove crescere e fare esperienza.

Queste generazioni vengono chiamate “migranti digitali” in quanto sono cresciute in tempi nei quali le tecnologie non c’erano e adesso si trovano sollecitati ad un cambiamento che non sempre sono disponibili a fare. Esistono quindi delle piazze virtuali accessibili a tutti, o se vogliamo, dei muri virtuali, dove gli adulti non sono consapevoli di ciò di cui si parla o di cui si scrive o ancora, per meglio tenere il filo con il tema, non si pongono la domanda se in questi ambienti virtuali sia presente o meno il crocefisso.

È evidente che gli adulti non sono preparati a riconoscere questi luoghi tra quelli importanti per la crescita delle nuove generazioni e quindi li trascurano non li seguono, lasciando quindi i nostri ragazzi in quali mani ad esempio sul tema del crocefisso? Basta fare un semplice esercizio con il motore di ricerca Google oppure su Youtube per scoprire quanti contenuti (pagine e video) siano presenti e sulle quali si afferma che Gesù non è mai esistito.

Si potrebbe dire che ci sono sempre state a riguardo opinioni diverse su questo e che la questione rientra nella libertà di pensiero delle persone. Ciò che sfugge però a questa apparente giusta considerazione è però di nuovo il diverso modo di comunicare e la diversa accessibilità dei luoghi della comunicazione. Il web apre una nuova dimensione mai vista che mette a disposizione di ciascuna persona al mondo informazioni che prima erano impensabili.

Riprendendo l’esempio di Youtube, comodo canale di comunicazione basato sulla pubblicazione e consultazione di video digitali, se cerchiamo ad esempio i video associati alla parola “Gesù storico” scopriamo la presenza prevalente di video che mettono in discussione, anzi affermano che Gesù non è mai esistito. Ma se approfondiamo alcuni informazioni disponibili su questi video possiamo sapere quante persone li hanno visti ed anche come sono stati valutati con la modalità “Mi piace”, “Non mi piace”.

Ebbene scopriamo che ci sono video contro l’esistenza di Gesù che hanno decine di migliaia di visualizzazioni, alcuni addirittura centinaia di migliaia e che riportano commenti più favorevoli che contrari. Cosa significa questo? Che mentre noi discutiamo sulla questione, giusta in sé, della presenza o meno del crocefisso nelle aule scolastiche, i nostri ragazzi frequentano luoghi dove in modo prevalente si afferma addirittura che il crocefisso è una invenzione. E questo gli insegnanti di religione stanno iniziando a scoprirlo dalle domande che poi i ragazzi pongono in classe. Cosa si può fare?

Il web può essere un luogo dove gli adulti possono riuscire ad essere presenti con le loro responsabilità educative oppure è una partita persa? Se leggiamo la lettera del Papa pubblicata in occasione della 45esima giornata delle comunicazioni sociali celebrata il 24 gennaio scorso, troviamo la sollecitazione che è tempo di entrare in questi nuovi mondi e di considerarli come una dimensione importante e strategica, anche se non esaustiva, per la crescita delle persone. La domanda successiva può essere quindi: Come entrare? e come agire per questa nuova evangelizzazione? Un modello arriva da Verona ed in particolare da un prete diocesano biblista don Martino Signoretto.

Da qualche settimana ha iniziato ad animare un gruppo di persone che ha capito l’importanza di questa nuova dimensione comunicativa e che, pur con diverse capacità nell’uso delle tecnologie, hanno scelto di dare il loro contributo. A questo progetto è stato dato il nome “Con la tribù di Gesù” per comunicare la consapevolezza che la testimonianza e le persone sono sempre le stesse, è la modalità di comunicazione che cambia e che offre nuove opportunità di evangelizzazione.

Il gruppo è aperto a tutti coloro che ne condividono lo stile (ogni giorno sempre più persone stanno aderendo) e che vogliono imparare a stare nel mondo virtuale mantenendo la propria identità e condividendo la propria fede cristiana. Chi fosse interessato a partecipare può segnalare il proprio interesse scrivendo direttamente a Don Martino via posta elettronica all’indirizzo martino.signoretto@gmail.com. Un movimento questo che, dalle premesse, è destinato a far parlare di sé. “Evvivà Gesù!”.

 

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Enrico Olioso
Nato a Bussolengo il 16 agosto 1964, risiede dall’età di 5 anni a Sona (i primi 5 anni a Lugagnano). Sposato con due figli. Attivo nel mondo del volontariato fin dall’adolescenza, ha fatto anche esperienza di cooperazione sociale. È presidente dell’associazione Cav. Romani, socio Avis dal 1984 e di Pro Loco Sona dal 2012. Fa parte della redazione di Sona del Baco da Seta dal 2002. È tra gli ideatori del progetto Associazioni di Sona in rete attivato nel settembre 2014 e del progetto Giovani ed Associazioni attivato nel 2020.