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Un buon Comune in questo momento dovrebbe affrontare la crisi conoscendo i dati provenienti dal territorio, dall’ISTAT e dalle Camere di Commercio. Quelli disponibili sono riferiti al 2010, momento già di crisi ma non certo pari alla situazione 2011 e a quello che accadrà, almeno dalle previsioni, nel 2012. Partiamo da questi dati. Dati economici di partenza 2010. Le imprese presenti nel Comune di Sona suddivise per settore economico: i settori sono quelli dell’agricoltura, attività manifatturiera, edilizia, commercio, energia, trasporti, sanità, ecc.

 

Si nota subito, confrontando i dati con il dato medio italiano, la forte presenza di aziende che a Sona operano nel comparto edilizio; la minor presenza di attività agricole, da sempre settore di prevalenza nel nostro Comune; la presenza di una buona attività manifatturiera superiore alla media nazionale; la poca presenza di attività alberghiere/ristorative in un luogo, come il nostro territorio, con buone aree paesaggistiche e di interesse culturale/storico. Anche l’attività commerciale, seppur può sembrare strano il valore se si pensa alla realtà Grande Mela, è in controtendenza rispetto al dato nazionale: questo dovuto alla stessa grande struttura che schiacciando tutte le attività piccole commerciali ha ridotto notevolmente il numero di imprese (soprattutto negozi) locali.

 

E lo si nota nei nostri paesi di Sona, San Giorgio, Palazzolo e Lugagnano. Questi dati tracciano in modo chiaro l’anomalia del sistema Sona rispetto a quello Italiano: troppe aziende giovani cresciute nel momento di benessere edilizio, nate sulla logica della subfornitura. Posti di lavoro rubati all’agricoltura e ad altri comparti perché attratti dal boom costruttivo. Ed ora, finito il trend positivo del settore, l’unica soluzione è quella di tornare alla situazione degli Anni 90, chiaramente riducendo le partite IVA. Domanda: chiusura o aggregazione tra imprese a questo punto? Risposta difficile… Una sola unica certezza: più 30% di fallimenti in questi ultimi mesi del 2011 rispetto all’anno prima. Posti di lavoro persi nel 2011 Sono stati circa 4.700 i lavoratori veronesi che hanno perso il posto nei primi undici mesi del 2011, 111 le aziende che hanno aperto una procedura di crisi e 9,33 milioni le ore di cassa integrazione autorizzate dal ministero del Lavoro per le imprese di Verona.

 

Numeri che vedono la nostra provincia risentire meno della difficile congiuntura economica rispetto alle altre aree della Regione, ma che comunque spaventano. Ma la preoccupazione più forte è per il 2012 con la previsione di oltre ottomila veronesi che rischiano di perdere il lavoro. E parte di questi sicuramente, sia come aziende sia come lavoratori, sono del Comune di Sona.

 

Cosa ha fatto ad oggi il Comune di Sona per affrontare la crisi? Il Comune di Sona ad oggi poco o nulla ha fatto per aiutare le aziende e il personale dipendente a rischio occupazione. Basta sfogliare le delibere di Giunta e di Consiglio per capire che nessuna iniziativa è stata promossa per aiutare le realtà economiche locali. O meglio, le uniche cose fatte sono state quelle indirizzate a costruire, ad edificare, a lottizzare: spesso, a fronte di analisi critiche soprattutto delle Minoranze sul perché continuare in questa direzione (edificando anche se il mercato non c’è più e la gente non ha soldi), la risposta del Sindaco e della Giunta è stata propria quella di “spingere in questa direzione per aiutare le aziende edili e tutto il comparto in questo momento di crisi del settore”.

 

Azione sbagliatissima se si pensa che a Sona vi sono oltre 200 case/appartamenti ancora da vendere e che le banche non stanno erogando mutui; contemporaneamente, proprio per l’attenzione della giunta a questo settore, si stanno aprendo ulteriori cantieri. Spingere a risolvere la crisi in questo modo? E’ utopia! Nulla per gli altri settore se non sporadiche delibere ricavate da iniziative provinciali: una iniziativa di Sona per le aziende di Sona, non c’è ad oggi stata. E dire che negli ultimi anni tante aziende hanno chiuso e tanti cittadini sono in cassa integrazione, licenziati, disoccupati. Ma la politica non se nè pure accorta… Una sola iniziativa, per dover di cronaca, va citata: quella di imporre ad un nuovo autogrill sulla Autostrada Serenissima, all’altezza di San Giorgio, di assumere persone residenti a Sona. Idea buona, non realizzabile per le politiche di assunzione di queste strutture, spesso finalizzate ad utilizzare personale di cooperativa, stranieri, a basso costo e precari.

 

Peccato che la componente politica della società Autostrade, stessa nel colore di chi amministra il nostro territorio, abbia poi deciso di non costruire più l’autogrill! Cosa può fare oggi un Comune per affrontare la crisi? Infinite cose, piccole e grandi, ma tutte importantissime. Proviamo ad elencare le nostre proposte, idee, cose concretamente realizzabili. 1. Rafforzare le politiche attive del mercato del lavoro, ridefinire le priorità del sostegno prestando maggiore attenzione alle categorie più vulnerabili (giovani e cinquantenni, ndr), aumentare le azioni per promuovere le competenze e, laddove necessario, ricorrere al totale finanziamento comunitario (accedendo a contributi FSE, Nazionali, Regionali, provinciali) dei progetti durante questo periodo; 2. Aiutare i lavoratori in esubero a trovare una nuova occupazione favorendo l’accesso a posti di lavoro non più ‘interessanti’ come operaio meccanico, operaio di manovia, agricoltore, assistenza agli anziani: posti di lavoro spesso disponibili ma non voluti dal cittadino medio italiano. 3. Mancano infatti persone che possano aiutare gli anziani e che assistano persone in difficoltà. Far nascere quindi, come Comune, nuove aggregazioni con personale disoccupato, giovane, adulto e difficilmente collocabile per l’età (un cinquantenne per esempio); oppure aiutare le attuali cooperative esistenti ad espandere il loro campo di azione chiedendo in cambio assunzioni e collaborazioni con personale oggi disoccupato o cassa integrato. 4. Dare vita ad uno sportello immediato di aiuto, integrato con strutture di lavoro somministrato. Assistenza ai candidati che intendono avvalersi del diritto di lavorare in un paese europeo diverso dal proprio; assistere gli extracomunitari che hanno perso lavoro nel caso di volontà di rientro al proprio paese, facilitando l’iter e il contatto con le istituzioni preposte.

 

5. Istituire un nuovo strumento di microfinanziamento per fornire piccoli crediti alle piccole imprese e a chi ha perso il lavoro e vuole avviare una propria attività. 6. Accedere in modo diretto alle logiche comunitarie specializzando del personale comunale nel contatto con gli uffici europei. La Strategia europea per l’occupazione, che è uno dei pilastri del progetto per la crescita e l’occupazione dell’Unione europea, continua a fornire una struttura conla quale gli Stati membri possono intraprendere azioni coordinate per promuovere l’occupazione. 7. Lavorare insieme alle aziende in crisi, presenziando nei momenti difficili con tavoli di lavoro condivisi, riducendo gli aspetti burocratici per migliorare la gestione dei momenti di difficoltà lavorativa. 8. Tenere stretti contatti con i rappresentanti aziendali e sindacali per di­scutere l’impatto della crisi economica e sociale; favorire il dialogo costruttivo tra aziende e sindacati può aiutare ad affrontare la situazione. Quali piccole iniziative immediate proporre per aiutare per esempio l’occupazione e aumentare i fatturati delle aziende o realtà commerciali locali? Semplici, efficaci ed immediate.

 

Ecco le azioni che il Comune di Sona potrebbe intraprendere: 1. In scadenza il CDA di Acque Vive, società partecipata dal Comune di Sona e Sommacampagna. Mossa immediata: posizionare in questi ruoli giovani laureati in economia, dirigenti disoccupati, figure senza lavoro ma con tutte le carte in regola per amministrare bene la struttura. Ne uscirebbero subito 6 o 7 posti di lavoro, con stipendi modesti e non solo (dai 500 ai 2.000 euro mese), per persone di notevole livello professionale e culturale, ma oggi senza lavoro. 2. Realizzare una propria struttura di riciclo del materiale e gestione del rifiuto. Settore che funziona e che da un buon ritorno economico, Sona e le pubbliche amministrazioni del nostro territorio hanno preferito demandare questa attività. Oggi il Comune deve pensare a fare quadrare il bilancio, a lavorare come azienda, utilizzando risorse locali (nella logica di federalismo occupazionale) incrementando le casse comunali e soprattutto creando nuovi posti di lavoro. 3. Favorire la nascita di società di servizi (poco presenti a Sona), realtà che permettono di finalizzare progetti a basso investimento, senza ricorrere a forti prestiti finanziari. Il Comune potrebbe accollarsi l’affitto di uno stabile (uno dei capannoni vuoti della zona industriale o una delle tante case sfitte presenti nei nostri paesi), creando un luogo (a condizioni speciali di affitto) dove dar spazio ad uffici, piccoli magazzini, luoghi di lavoro, per professionisti, artigiani, giovani, persone con ruolo e competenza che da soli non potrebbero dar vita ad una nuova realtà.

 

4. Articolare una carta acquisti («Carta Sona Insieme») che le aziende possono acquistare a condizioni di particolare vantaggio per i loro dipendenti da utilizzare nei punti vendita di Sona per l’acquisto di qualsiasi genere merceologico offerto; agevolare un servizio («Spesa Sona in azienda») di raccolta ordini e consegna della spesa ai lavoratori, direttamente nell’azienda in cui lavorano; creare un buono esclusivo, per esempio al momento della nascita di un figlio, per l’acquisto del primo baby-kit, al quale può contribuire anche l’azienda associata in cui lavora il genitore. 5. Esistono vari istituti che si occupano dell’erogazione del microcredito, sia pubblici sia privati. Il Comune dovrebbe attivare un Servizio per la promozione economica in cui sono ammesse le imprese che hanno sede operativa nel territorio. Ponendo le condizioni che la sede aziendale oggetto del prestito agevolato deve essere mantenuta nelle aree locali per un periodo di almeno 5 anni e che i beni acquistati, anch’essi ottenuti grazie al microcredito, devono rimane nelle aree succitate per almeno 36 mesi.

 

6. Pagare nei termini corretti le fatture. Un altro fronte di intervento è quello che interessa le imprese fornitrici di beni e servizi alla Pubblica Amministrazione, che purtroppo non brilla per essere una «buona pagatrice» dei propri debiti, certi nell’ammontare ma non nei tempi per l’incasso. La prima azione è quella prevista dal decreto 19 maggio 2009 che permette alle imprese fornitrici di una pubblica amministrazione (Comune, Provincia, Regione, ecc.) di potere richiedere ed ottenere la certificazione del proprio credito qualora l’ente pubblico non abbia pagato entro i termini. Di buon auspicio la delega data al Governo pochi giorni fa di recepire in tempi brevi una direttiva comunitaria sui tardivi pagamenti della Pubblica Amministrazione che non dovranno superare il temine massimo di 30 giorni.

 

7. Sostenere le imprese sane: serve a garantire lavoro e reddito alle famiglie, sostenere i consumi e favorire le condizioni per la ripresa. La strategia messa in campo dai Comuni deve essere quella di creare le condizioni utili per facilitare alle banche l’attività di concessione credito alle imprese (facendo provvista ed attivando forme supplementari di garanzia) e di conseguenza alle imprese, che hanno “positivi fondamentali”, assicurare l’approvvigionamento di risorse finanziarie (ristrutturando il debito e favorendo lo smobilizzo di credito commerciale). C

 

on gli altri Comuni della provincia di Verona fare inoltre massa critica indirizzando le proprie risorse su un unico strumento per sostenere le cooperative di garanzia e i Consorzi Fidi, prima interfaccia tra il mondo delle imprese e l’accesso al credito bancario, nel garantire il credito alle aziende.