Addio a Francesco Guccini, che era molto di più che un cantante.

Chi ha vissuto le canzoni del cantastorie che ha lasciato il palcoscenico della vita terrena a 86 anni, di certo non dice che Guccini fosse semplicemente un cantante. Perchè il cantastorie di Pavana era di più, molto di più.

Ed era un artista scomodo, entrato nel mondo della musica con diffidenza, diventando famoso quasi suo malgrado, perchè è stato anche insegnante, pubblicitario, scrittore e attore. Aveva una sua visione personalissima, schietta e naturalmente scomoda che trovava spazio nelle sue canzoni, cultura ancor prima che musica, racconto ancor prima che fonte di speranza.

Guccini era un uomo di cultura, una cultura fatta dell’elogio della semplicità ma anche dello star al mondo in maniera scomoda, ruvida, mai dichiaratamente qualunquista e populista. Persino Umberto Eco lo definì “il più colto tra i cantautori“, quasi a legittimare in maniera inequivocabile l’enorme talento di cui era padrone.

Guccini insegnava senza mai atteggiarsi da professore, ma da vate con le mani aperte pronto ad accompagnare l’ascoltatore per le sue canzoni e il lettore attraverso i suoi scritti. Anzi era lui stesso ad “umanizzare” i personaggi e i luoghi di cui raccontava la storie, cercando di attualizzarli per raccontarci che chi ha fatto la storia è in grado di insegnarci ancora molto.

Guccini era noto sin dagli anni Sessanta soprattutto come autore con brani epocali quali “Auschwitz” per gli Equipe 84 e “Dio è morto” per i Nomadi, creando un connubio soprattutto con questi ultimi che portarono a una collaborazione proficua e ricca di suggestioni emozionanti grazie alla inconfondibile voce di Augusto Daolio. Il suo successo da cantante lo trovò ne 1972 con “La locomotiva“, una anarchico capolavoro che trovò una popolarità che definire involontaria è addirittura troppo poco.

Ha pubblicato nella sua carriera 30 album, di cui 17 in studio, 8 live e 5 raccolte. Ogni suo disco nuovo era un evento, ogni nuova avventura discografica era qualcosa che rendeva non necessaria la distinzione tra l’essenza della formula canzone e quella della formula poesia che contraddistinguevano la sua composizione.

Era schierato politicamente in maniera netta, ma la trattazione di temi sociali raccontata dalle sue scritture è sempre stata più rivolta a cercare una “conclusione morale” del tema trattato che a promuovere una propaganda del suo mero pensiero nel merito.

Vanta anche diverse collaborazioni nel cinema, ben 18 pellicole tra film e documentari, tra cui spicca “Radiofreccia” con la regia del collega Ligabue e tre film di successo di Leonardo Pieraccioni. Nel 2004 fu insignito della onorificenza di Ufficiale dell’Ordine al merito della Repubblica Italiana e nel 2022 della laurea honoris causa in Scienze umanistiche.

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Nota a margine della vicedirettrice

In questi casi si dice sempre “se ne è andato un grande uomo“. Sta a noi, riscoprendo il mondo di canzoni regalateci da Francesco Guccini, stabilire se questa frase sia retorica o invece la legittimazione del talento di uno dei piu grandi artisti del nostro tempo.

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Massimo Bolzonella
Massimo Bolzonella nasce a Verona il 13 maggio 1965 intorno alle ore 22. Giornalista pubblicista dal 1991, ha prestato la sua voce alla radiofonia veronese per quasi 40 anni. Scrive e vive di musica Italiana, ha curato la comunicazione web di Umberto Tozzi per 12 anni. Sposato, ha due figli, due gatti e un cane. La frase della sua vita è "Sai dove vado adesso? A farmi il mondo", pronunciata da John Travolta nel film "Stayin'alive" dopo il trionfo da primo ballerino a Broadway.