Addio a Camilleri, che oltre ai suoi straordinari romanzi ci lascia un esempio di impegno civico

Avevamo riportato in questa rubrica, circa un mese fa,  la notizia delle gravi condizioni in cui versava lo scrittore Andrea Camilleri, quando fu ricoverato d’urgenza, dopo essere stato colpito da un arresto cardiaco. Oggi l’insegnante, scrittore e drammaturgo siciliano è morto, all’età di 93 anni. Nonostante gli acciacchi e la cecità degli ultimi anni, il Maestro ha continuato a scrivere storie, l’ultima delle quali, “Il cuoco dell’Alcyon”, è attualmente in testa alle classifiche delle vendite, come capita sempre, quando esce per Sellerio un suo nuovo romanzo.

Ci lascia un patrimonio di più di cento libri, molti dei quali, i più fortunati, incentrati sulla figura del famoso commissario Salvo Montalbano, amatissimo protagonista di una serie di gialli, da cui è stata tratta una fiction che da anni va in onda sulla Rai in prima serata, riscuotendo enorme successo. In tv Montalbano ha la faccia di  Zingaretti, che ci accompagna nel suo habitat siculo, ovvero il borgo di Vigata, la spiaggia di Marinella, il mare dove tuffarsi di mattina e il terrazzino dove prendere in pace il primo caffè, le telefonate di Catarella, la pasta ncasciata della domestica Adelina, i pranzi coi ricci di mare, il sole che batte sui fichi d’india.

Camilleri è diventato famoso tardi e la sua popolarità la deve in gran parte al commissario, il cui nome venne da lui scelto come omaggio allo scrittore spagnolo Mànuel Vasquez Montalbàn, creatore dell’investigatore Pepe Carvalho. Fin dal giallo d’esordio, il personaggio protagonista è ben delineato nei suoi tratti caratteriali tipici, come pure il microcosmo di personaggi secondari che gravitano attorno a lui: il fedele Fazio, Catarella, la fidanzata Livia.

Come abbiamo ricordato il mese scorso, per chi desiderasse accostarsi ai libri da cui la serie tv è stata tratta, si consiglia di partire da “La forma dell’acqua”, il primo della serie, in cui due geometri, che per necessità fanno il lavoro di “munnizzari” in una zona malfamata, mentre puliscono trovano in un’auto il cadavere di un politico noto: l’ingegner Luparello. Siamo a Vigata, immaginario borgo della Sicilia, e del macabro ritrovamento viene subito avvertito il commissario Montalbano, che fa per la prima volta la sua comparsa. Lo stile è scorrevole ed è forte l’uso dell’ironia, per cui si sorride facilmente e ci si lascia rapire dal dialetto siciliano e dalle atmosfere mediterranee, che fan venir voglia di fare immediatamente le valigie e partire alla scoperta della splendida terra di Sicilia.

Chi avesse invece già letto tutte le avventure del commissario non si disperi, perché il Maestro vari anni fa aveva già scritto il capitolo conclusivo della storia di Montalbano e stabilito che la pubblicazione avvenisse dopo la sua morte. Nel 2006, temendo che l’Alzheimer potesse colpirlo, scrisse il finale e lo mandò a Sellerio. Si tratta dell’ultimo regalo che il grande scrittore siciliano ha fatto ai suoi lettori.

Camilleri negli ultimi anni di vita è comparso in televisione, ha rilasciato interviste e non ha mai smesso di dire la sua, senza peli sulla lingua, risultando talvolta scomodo. Lo ha fatto convinto che l’intellettuale abbia un compito nella società è non sia certo quello di rimanere in silenzio, ma di contribuire al risveglio delle coscienze, schierandosi e spargendo a piene mani il seme del sapere.

In una recente intervista, rilasciata a Fabio Fazio durante la trasmissione “Che tempo che fa”, allo scrittore è stato chiesto cosa lo preoccupasse. “Mi preoccupa il mondoha detto Camilleriforse qualche studioso potrebbe dirci perché il mondo stia ruotando al rovescio. Io ho questa impressione, che stiamo tornando indietro.” Al che il conduttore gli ha domandato se ci fosse invece qualcosa che lo consolasse e il Maestro ha risposto: “L’uomo. Io ho una fiducia sconfinata nell’uomo. Io credo che l’umanità riuscirà a uscire bene da qualsiasi situazione. Questo mi dà fiducia e speranza. Io penso che il sapere chi ce l’ha lo deve seminare come si semina il grano, buttato sulla terra, sugli uomini, spenderlo. Il sapere non deve essere un élite, deve essere l’uso quotidiano nostro. Il giorno in cui questo avverrà, saremo veramente uomini sulla Terra.”