Abilismo, inspiration porn, bias: La disabilità e le parole che includono

Ventitre anni fa sono stata catapultata nel mondo della disabilità con la nascita del mio primo figlio con sindrome di Down. Sono diventata mamma e condividevo con le altre mamme gli stessi problemi: sonno, allattamento, coliche…

Contemporaneamente però c’era tutto un altro lato fatto di visite, diagnosi, terapie e test. Non sapevo nemmeno immaginarmi mio figlio adulto perché nella mia vita quotidiana non mi capitava di incontrare adulti con Sindrome di Down. Non se ne vedevano molti nei posti di lavoro, al supermercato o in televisione, non avevo quindi alcuna rappresentazione ed il futuro lo vedevo molto oscuro, fatto di solitudine ed emarginazione.

Parole come abilismo, inspiration porn o bias allora non si usavano ma sono parole che descrivono atteggiamenti e realtà che tutti, chi più chi meno, abbiamo avuto modo di riscontrare ma che magari non sapevamo definire. La società cambia ed evolve ed il linguaggio si adegua perché le parole sono sempre importanti, ma quando si parla di disabilità lo sono particolarmente perché la visione che si ha dei disabili è permeata da pregiudizi e preconcetti (bias).

La rappresentazione che le persone disabili vogliono dare di sé stesse e che vogliono sia riconosciuta è cambiata negli ultimi decenni e sta ancora cambiando. Il pensiero fondamentale è che le persone con disabilità per prima cosa sono persone. Sembra banale, ma se ci facciamo caso il primo aspetto che si evidenzia quando si parla di una persona disabile solitamente è proprio la disabilità, la patologia, la mancanza. Dopo viene la persona.

Quando si parla di disabilità è un attimo scivolare nell’abilismo o al contrario nell’inspiration porn. Ambedue gli atteggiamenti non fanno però bene alla causa della rappresentazione delle persone disabili perché frutto di bias perlopiù inconsci. La parola abilismo si riferisce a quegli atteggiamenti discriminatori verso le persone con disabilità, fondati su stereotipi e pregiudizi. Per intenderci, mentre la parola razzismo indica pregiudizio in base alla razza, abilismo indica pregiudizio in base alla disabilità. La discriminazione e l’emarginazione evidenti sono ovviamente facili da riconoscere e tutti le condannano. Quando si sentono notizie di disabili non accolti in ristoranti, la critica è unanime.

Ci sono però forme di abilismo più sottili e forse per questo anche più dannose. Il pietismo o il paternalismo che sottintendono un sentimento di superiorità nei confronti delle persone disabili, per esempio.

Un altro lato della medaglia dell’abilismo è l’inspiration porn, termine usato dall’attivista Stella Young che ha coniato il neologismo “porno motivazionale” per sottolineare l’oggettivazione della persona con disabilità per cui si usano le sue caratteristiche per ispirare le persone senza disabilità. La persona in carrozzina o con protesi o sindrome di Down o altra disabilità evidente viene presa come simbolo/immagine con il solo scopo promozionale sfruttando i bias sulla disabilità ed ispirare le persone senza disabilità. Il termine “porn”, che nella sua etimologia deriva dal verbo greco pernemi che significa io vendo, abbinato ad ispirazione è stato usato provocatoriamente proprio per indicare la mercificazione della disabilità.

Siamo così arrivati alla terza parola, bias (pronuncia baiəs). Bias, termine derivante dal francese, nel gioco delle bocce è un tiro storto, obliquo, e nel linguaggio scientifico indica una tendenza, distorsione. Il nostro cervello deve prendere ogni giorno tantissime decisioni, si stima circa 35mila. Il cervello usa quindi delle scorciatoie per farlo più velocemente. I bias cognitivi sono delle scorciatoie che portano all’errore perché partono da un presupposto errato, da un pregiudizio.

Per esempio, è comunissimo il bias etnico, quando ci rivolgiamo ad una persona di colore con un linguaggio molto semplificato diamo per scontato che abbia difficoltà di comprensione. Lo stesso quando parlando con una persona con disabilità usiamo un linguaggio infantile o lo bypassiamo direttamente rivolgendoci al suo accompagnatore. Non contempliamo la possibilità di una conversazione alla pari.

Il primo passo è intanto cercare di riconoscere in noi questi pregiudizi. Non si tratta di ignorare o fare finta di niente anzi, farlo sarebbe un’altra forma di abilismo. Se andiamo a fare una passeggiata con una persona con la carrozzina cerchiamo di non fare un itinerario pieno di scale. Le fragilità e le difficoltà vanno viste, considerate ed accolte.

Quello che si deve smettere di pensare è di fare categorie a compartimenti stagni. Prendiamo un gruppo di persone e chiediamo loro di dividersi tra chi ama il cinema, chi la danza, chi le passeggiate, chi il calcio e via dicendo. Noteremo che si può far parte di più gruppi e che i gruppi saranno molto eterogenei per età, sesso, estrazione sociale o professione. Al contrario, se venissimo inseriti nel gruppo sbagliato, per esempio in un gruppo di nuotatori non sapendo nuotare, non ci sentiremmo fuori posto, dis-abili?

Tutte le persone sono più cose contemporaneamente, l’eventuale disabilità è solo una delle tante caratteristiche ed in alcuni contesti potrebbe non essere nemmeno rilevante, mentre proprio il contesto a volte accentua la disabilità. Cerchiamo di pensare sempre ad accogliere la diversità creando eventi e progettando spazi pubblici e luoghi di lavoro immaginando i fruitori più disparati, affinché le minoranze si sentano già pensate ed incluse e non che sembri la gentil concessione del mondo cosiddetto abile.

Ad ogni modo, per me, un’indicazione per vedere se stiamo andando nella giusta direzione potrebbe essere quella di farsi delle domande. Questa persona è il soggetto o l’oggetto del mio progetto o del mio discorso? Per me la sua disabilità è influente o serve solo a fare “sensazione”? Le parole creano mondi, in principio era il Verbo.

Manuela Taietta
Nata a Verona risiede a Lugagnano dal 1996. Sposata con Alessandro ha due figli, Matteo e Michele. Collabora nella gestione dello Studio Tecnico del marito. Amante della montagna, della vita all'aria aperta e della lettura.