“Abbiamo vissuto una situazione surreale”. I medici di base di Sona alla prova del Covid, ne parliamo con il dottor Nicoli

Fra le persone che hanno vissuto in prima linea, anche a rischio della propria salute, la sfida con il coronavirus vi sono i medici di base. Per contattarne uno non abbiamo dovuto fare, diciamo la verità, molta strada. Il dottor Mario Nicoli (sopra, nella foto di Mario Pachera) è uno dei redattori de Il Baco da Seta: di solito scrive articoli di storia locale, per una volta ha acconsentito a cambiare argomento. Siamo andati a sentire qual è il suo stato d’animo di fronte all’epidemia, e se vi sono state difficoltà nell’adattare il suo lavoro ai cambiamenti imposti dall’emergenza.

Come stai vivendo questa realtà dominata dal coronavirus?

Mi sembra di trovarmi in una situazione surreale, mai mi sarei aspettato di vivere qualcosa di simile. Abituato agli ambulatori affollati di pazienti, soprattutto in certi giorni, ho visto le sale d’attesa vuote. La gente per la paura è rimasta a casa. Per fortuna ci è venuta incontro la tecnologia: ora si possono spedire le ricette dei farmaci on line, grazie al cosiddetto sistema “Sanità km 0”. Come si può immaginare, ho avuto molti contatti al telefono; le visite a domicilio sono state effettuate solo in casi selezionati. Per evitare assembramenti di persone, ho posto, su disposizione dell’ULSS, un cartello all’entrata che impone di venire in ambulatorio solo su appuntamento (qualche mio collega lo faceva già, sempre o limitatamente ad alcuni giorni della settimana, mentre da me si accedeva liberamente); un altro avviso intima a non entrare in caso di febbre o sintomi respiratori: in tal caso si deve tornare a casa e contattare al telefono il medico per istruzioni. Il problema è che pochi leggono i cartelli. Se entrasse uno positivo al Covid-19, l’ambulatorio verrebbe messo in quarantena e… anche il medico che l’ha visitato se non era adeguatamente protetto da mascherina, guanti, ecc.

Quale ruolo è stato assegnato dall’ULSS a voi medici di base?

Il nostro compito è segnalare al Servizio Igiene Sanità Pubblica (SISP) i casi in cui pazienti, in seguito a indagine da noi condotta telefonicamente (cosiddetto “triage telefonico”), ci hanno riferito di essere affetti da febbre e disturbi respiratori; se i sintomi sono gravi, come febbre alta e difficoltà di respiro, dobbiamo contattare il 118 per l’invio al Pronto Soccorso. Se il paziente, invece, ha sintomi meno gravi o addirittura è asintomatico ma è stato a contatto stretto con un caso sospetto o accertato di Covid-19 nei 14 giorni precedenti, dobbiamo disporre per lui l’isolamento domiciliare e contattare il SISP affinché provveda ad effettuare il tampone.

A proposito di tamponi…

Sono stati eseguiti solo a casi selezionati dal SISP, unico servizio autorizzato a stabilire a chi farli. Fino al momento di questa intervista (fine maggio), su 1531 pazienti che ho, solo 76 sono stati sottoposti a tampone: si tratta – oltre ai casi dei contatti stretti di cui parlavo prima – di ricoverati all’ospedale o al pronto soccorso, dipendenti ospedalieri o di case di riposo, ospiti di luoghi di ricovero a rischio. Mi dispiace, perché per la paura sono stati molti a chiedermi di sottoporsi ai tamponi, pensando a un semplice esame che si fa in qualsiasi laboratorio di analisi. Ci è stato comunicato che fra non molto anche noi medici di base potremo prescriverli, ma siamo in attesa di istruzioni precise.

Hai avuto paura di essere contagiato dal Covid?

Sì, dopo che ho sentito che alcuni miei colleghi in Veneto e in altre parti d’Italia erano stati contagiati, e qualcuno addirittura è morto; ho temuto anche per la mia famiglia, che sarebbe potuta rimanere coinvolta in caso di infezione da parte mia. In realtà quei medici erano stati colpiti perché andati a visitare i pazienti allo sbaraglio, senza adeguati dispositivi di protezione individuale (i cosiddetti DPI) e altri accorgimenti di prevenzione: si era all’inizio dell’epidemia, e ancora non si sapeva quanto questi fossero importanti.

Questi strumenti di protezione vi sono stati messi a disposizione?

Con un certo ritardo e in quantità non sufficiente, specialmente se questa situazione di allerta durerà ancora a lungo. Dei materiali ci sono stati forniti dal servizio di Protezione Civile di Sona, che ringrazio.

Così conclude il dottor Nicoli: “Finora mi è andata bene. Sono stato sottoposto a due tamponi, entrambi negativi. Speriamo che vada sempre così, ma la sfida con il Covid-19 potrebbe essere ancora lunga…”.

Franco Fedrigo
Nato a Isola della Scala il 5 agosto 1961 e residente a Sona dal 1975. Sposato con tre figli. Appassionato di sport è componente del Comitato per la gestione del Teatro Parrocchiale e con alcuni amici organizza una rassegna di film sulla montagna. Fa parte della redazione del Baco dal 2002.