A venticinque anni dalla sua morte De André sa ancora parlare ai giovani? Il pensiero di Andrea Filippi de “I Notturni”

 

“Dormi sepolto in un campo di grano, non è la rosa non è il tulipano, che ti fan veglia dall’ombra dei fossi, ma sono mille papaveri rossi”. Anche se non si è grandi appassionati, non si può non aver mai sentito anche solo una strofa delle canzoni di uno dei più grandi cantautori della storia della musica italiana.

Noto con tanti soprannomi (“Faber”, “Il poeta degli sconfitti”, “il cantautore degli emarginati” ecc.), Fabrizio de André ha scritto la storia della musica a Genova e, in generale, dell’Italia intera, dal 1961, data dell’uscita del suo primo album, al 14 febbraio 1998, data del suo ultimo concerto al Teatro Brancaccio di Roma.

Nato a Genova il 18 gennaio 1940, Fabrizio Cristiano de André è stato uno dei più grandi esponenti della cosiddetta scuola genovese, insieme a Bruno Lauzi, Gino Paoli e all’amico Luigi Tenco, a cui dedicò Preghiera in gennaio, dopo il suicidio di quest’ultimo. Di idee anarchiche e pacifiste, nelle sue canzoni cantava spesso di gente emarginata, di prostitute, di ladri, di assassini, di persone che non si uniformano alla massa e per questo vengono escluse, discriminate e abbandonate al proprio destino.

Ma a 25 anni dalla sua morte, de André può ancora parlare ai giovani? Lo chiediamo ad Andrea Filippi, della band I Notturni, che il 16 marzo scorso si è esibita al Teatro Alcione di Verona con lo spettacolo “Parole di Faber. Il grande tributo a Fabrizio de André”.

Adesso de André è sempre più un cantante di nicchia, specie tra i giovani, che conoscono soltanto le canzoni più famose, come Bocca di Rosa o La Guerra di Piero. Pensi che oggi Fabrizio possa ancora insegnare qualcosa ai giovani con le sue canzoni?
Assolutamente sì. Può dare molto e io ne sono la prova perché quando abbiamo iniziato ad ascoltare le sue canzoni, anche un po’ per caso, ho scoperto un artista che mi ha cambiato la vita umanamente anche prima di artisticamente. Una cosa che mi fa molto piacere è che tanti cantanti che vanno al giorno d’oggi, come Te Dua, nonostante facciano un tipo di musica completamente diversa portano in alto la bandiera di de André e questo permette a molti giovani di avvicinarsi comunque a Fabrizio.

Sul video YouTube di Princesa un commento afferma che soltanto de André poteva parlare di transessualità in degli anni in cui non era solo discriminato, ma anche ignorato come tema. Secondo te è vero che Fabrizio ha rivoluzionato la musica italiana?
Princesa è stata scritta nel 1996, quando la legislazione per il cambio di sesso era già legale, ma basti pensare ad Andrea, una canzone su un amore omosessuale scritta all’inizio degli anni Ottanta. In generale, de André ha sempre tenuto un registro anticonformista nelle sue canzoni, in cui spesso ci sono anche parole fortemente fuori dal coro, come in Carlo Martello e in Via del Campo. E’ stato uno dei primi a rompere diversi schemi che erano prestabiliti nella musica.

Ultima domanda. Secondo te, Bocca di Rosa è effettivamente una prostituta?
No, secondo me non lo è, sono anzi quasi certo che non lo sia. E’ una persona che non lo fa per noia né per professione, è solo una che ha lo spirito libero di usare il piacere sessuale. Spesso noi abbaiamo questo tabù del sesso, che vediamo come una cosa moralmente sbagliata e proibita. Al contrario Bocca di Rosa ne parla apertamente e, soprattutto, non se ne vergogna. Secondo de André è proprio questa la canzone che più lo rappresenta.

Francesco Valle
Classe Terza L - 16 anni. Ho due principali passioni, la musica di Fabrizio de André e il calcio. Mi considero un giovane vecchio dentro con l'idea di vivere in un mondo di folli che si credono normali e normali che si credono folli.