Tomelleri e Costa: “A Sona il panorama è confuso”

Iniziamo una serie di interviste con amministratori attuali o che hanno operato negli anni passati per provare ad alzare i riflettori sulla situazione politica a Sona, sia presente sia con ragionamenti che guardino al passato ma anche al futuro.

Riteniamo che questa discussione a più voci, che coinvolgerà esponenti di ogni schieramento e di ogni formazione, permetterà di aprire degli scenari sul percorso politico che ha vissuto e che vive Sona in anni importanti. Oltre a provare a svelare qualche retroscena della politica amministrativa del nostro Comune.

Come esordio abbiamo pensato a due figure che per anni hanno fatto parte attiva della politica e dell’amministrazione locale, con incarichi di assoluto rilievo e di primissimo piano, ma che oggi per motivi che saranno loro a spiegarci sono parzialmente estranei alla vita pubblica di Sona.

Si tratta di Raffaele Tomelleri (nella foto) ed Ezio Costa, entrambi della Lista Civica Il Maestrale, che – e lo chiederemo a loro – non si sa neppure se esiste ancora. Per iniziare presentiamoli ai nostri lettori. Raffaele Tomelleri ha 53 anni, giornalista, sposato, tre figli, due nipotine. Assessore allo sport e alla cultura dal ’95 al ’98 nella Giunta di Franco Conti; sindaco dal ’98 al 2003; consigliere di minoranza dal 2003 al 2008.Ezio Costa è nato a Lugagnano 52 anni fa. Sposato con Annalisa, con due figli: Aldo 20 anni e Beatrice 17. Da dopo la laurea in medicina e chirurgia lavora come dentista e medico estetico a Lugagnano e a Brentonico (Tn). Dal 1995, si è occupato di politica amministrativa nel comune di Sona, avendo vinto per due volte le elezioni. Nel primo mandato, sindaco Franco Conti, era capogruppo consigliare di maggioranza; dal 1998, sindaco Raffaele Tomelleri, ha avuto deleghe alla cultura, scuola e sport e, dopo pochi mesi, il ruolo di vicesindaco.

Come vi sembra il panorama politico oggi a Sona? Come lo giudicate? Che prospettive vedete?

Tomelleri: lo vedo abbastanza confuso, o meglio “in divenire”. Da una parte c’è uno schieramento che governa e che apparentemente dovrebbe avere i numeri per farlo con sicurezza. Sottolineo il condizionale, perchè non possono non destare perplessità certi “scricchiolii” decisamente inattesi, come (esempio) il brusco accantonamento dell’assessore Troiani. E’ vero che certe “scosse” sono probabilmente fisiologiche nella vita di un’ Amministrazione, ma è altrettanto vero che la vicenda Troiani ha lasciato piuttosto sconcertati. Dall’altra, c’è un’opposizione molto compatta, che rischia tuttavia di peccare di incisività. Nel senso che dà la sensazione di non “arrivare alla gente” o comunque di lavorare per addetti ai lavori, senza riuscire a portare alla luce, quindi alla gente della strada, le eventuali deficienze di chi amministra. Un difetto (passatemi il termine…) che forse L’Incontro ha avuto anche durante la campagna elettorale. Sensazione personalissima, servirebbe forse un po’ di incisività in più. Più in generale, le ultime elezioni hanno creato (più o meno) due blocchi, ma in prospettiva la situazione è destinata a cambiare. Perchè alcune realtà, comunque presenti sul territorio (AN, L’Orizzonte, il Maestrale, la Sinistra) per ora sono alla finestra, ma non hanno certo l’intenzione di stare per sempre a guardare. Prevedo molte novità interessanti da qui ai prossimi appuntamenti elettorali.

Costa: mi è sempre piaciuto occuparmi di politica. Negli anni 70, al liceo e poi all’università, ho vissuto il violento clima di contrapposizione sinistra-destra. Scontri, odio di classe, teorie prevaricatorie, provocatorie e pazze, nate da menti bacate di maestri e professori delle nostre scuole. Era facile rimanerne in qualche modo incuriositi se non affascinati. Per fortuna si tornava, o meglio tornavo, a casa. Lì ritrovavo equilibrio e dimensione, perchè un ragazzo di 18 anni non è in grado di gestire ogni tipo di pressione ed ha bisogno di una forte base di equilibrio e appoggio. Tornavo quindi a Sona, terra democristiana per tradizione e cultura e lì mi rituffavo nella “ovattata normalità”. In effetti era un buona possibilità di paragone. Da una parte la frontiera violenta, dall’altra una sonnacchiosa retrovia. Qui la “balena bianca” ha sempre lasciato poco spazio ad alternative di rilievo… fino agli anni 90, quando i due cicloni, “mani pulite” e Berlusconi, hanno cambiato se non stravolto il panorama politico italiano. Oggi si assiste ad un fenomeno strano, generazionale. Chi votava DC ora vota PDL, Lega e un po’ PD. Ma, grande spazio alle liste civiche. Prima Maestrale, ora L’incontro. Il prevalere di un’anima civica, nella politica locale è un segnale di disagio, quasi distacco, da chi rappresenta i partiti ufficiali. Un modo per dire “…ehi, ci siamo anche noi e dove possiamo dimostrartelo col voto, lo facciamo; attenti a capire il massaggio…; non potete propinarci qualsiasi cosa o qualsiasi persona…”. Ho estremo rispetto per chi fa politica direttamente, per chi si espone. È un segno fortissimo di impegno civico. Tutti dovrebbero ricordarselo prima di parlare o criticare. Detto questo ribadisco che il politico deve essere esempio di onestà intellettuale e morale. Dovrebbe dimenticare di amare solo una parte e di odiarne un’altra. Ho partecipato a 4 turni elettorali e visto, sentito cattiverie e falsità incomprensibili. Ho provato la violenza di arringatori di massa piccoli-piccoli ma capaci di urlare come energumeni. Si sa, la verità non sta mai da una parte, ma la prevaricazione è un’arte sottile ed ha sempre dei grandi maestri ed esecutori. Ad ogni tornata elettorale spuntano vecchie glorie e fenomeni. Burattinai e burattini. Credo l’importante sia conoscere per decidere. Non farsi ingannare dalle apparenze di un apparato di partito ormai noioso e logoro, avvolto nei soliti slogan. Seguire i candidati dappertutto, marcarli stretti. Stimolarli, fare domande, metterli sotto pressione e aspettare le risposte. Giudicare le reazioni. Il futuro politico a chi è in mano? Chi sono i vecchi e chi i nuovi? Bah, ragazzi. Forse la risposta occorre stimolarla, non darla.

Ed Il Maestrale? Esiste ancora?

Tomelleri: l’ho detto, il Maestrale per adesso ha scelto di stare alla finestra. Una scelta dapprima segnata dall’appoggio all’Incontro, poi da una posizione d’attesa inevitabile per chi è comunque, oggi come oggi, fuori dai giochi. Sbaglia comunque chi pensa che il Maestrale non esista più, per una ragione molto semplice: il Maestrale è legato a valori e uomini, a una storia ancora molto vivi nella nostra comunità. E non ha alcuna intenzione di rinunciare a questo ruolo, anche se oggi lo vive in una posizione defilata. Da osservatore esterno. In silenzio, spesso, nascono idee, spunti, stimoli per programmare poi scelte strategiche importanti.

Costa: cavolo che domanda. Il Maestrale non morirà mai. È stato così dirompente il suo apparire, ha rotto così tanto le palle, che tutti, ma proprio tutti si sono messi d’impegno per finirlo. Comunque, per il piacere di chi ci ha voluto bene, diciamo che è dormiente. Ci stiamo leccando le ferite. C’è qualche buon dottore che lo tiene sotto controllo. Vedrai che se si ripresenterà l’occasione e, soprattutto, lo vorrà, tornerà a soffiare.

Secondo voi quali sono i motivi dell’apparente parabola discendente del Maestrale dopo i numerosi anni di Governo di Sona?

Tomelleri: io non parlerei di parabola discendente. Il Maestrale ha segnato una svolta nella storia del Comune di Sona ed è bene non dimenticare per non darne una lettura superficiale. Il Maestrale è stata l’unica lista civica “pura” a governare per due mandati, ha accompagnato Sona nel passaggio da un secolo all’altro, ha segnato lo spartiacque tra il governo della DC e la “seconda repubblica”. Era politicamente (e umanamente) impossibile pretendere che potesse durare molto di più, anche perchè, al contrario dei partiti veri, le liste civiche legano molto, se non tutto, alle figure che le compongono. Oggi ha scelto, ed è bene ripeterlo, di sedersi sulla riva del fiume. Ma è una scelta del momento, può non essere definitiva.

Costa: il Maestrale è stata l’unica lista civica pura. Negli anni del suo governo aveva contro tutti i partiti pur raccogliendo consensi a destra e a manca. La coalizione strategica, fatta a tavolino e trasversale, di chi non voleva perdere il controllo del territorio ha avuto una forza devastante. Questo, unito al fatto che si sono persi per vari motivi molti esponenti di spicco, ha minato alle fondamenta un gruppo animato da forte entusiasmo, ma poca tradizione e inconsistenti mezzi economici. Pensate cosa è stata per noi la prematura scomparsa di tre dei fondatori e uomini simbolo: Angelo Boscaini , Franco Conti, Ernesto Toffali. Pensate all’abbandono di altri importanti rappresentanti delle frazioni, lusingati e ammaliati dalle coalizioni che citavo prima. Io dico che abbiamo fatto miracoli e dato tutto. Davvero!

Cosa resta di quell’esperienza di governo?

Tomelleri: resta un patrimonio straordinario, dal punto di vista umano. Sto parlando sul piano personale, prima ancora che politico. Resta il ricordo di otto anni vissuti intensamente, a contatto con la gente e per la gente. Resta l’intima soddisfazione di avvertire che in molti casi, questo sentimento è tuttora ricambiato. Mi ricordo di aver detto, appena eletto, di voler essere il “sindaco delle gente”. Penso di non aver tradito. Sul piano amministrativo, restano otto anni di scelte importanti e coraggiose, che hanno lasciato un segno nella storia della comunità. Ricordo ad esempio la raccolta differenziata, che Sona è stato tra i primi comuni veronesi ad adottare, oppure il senso unico di Lugagnano, all’epoca molto discusso, ma indispensabile. Uno dei settori nel quale abbiamo sempre investito molto è stato quello della cultura, della scuola e del sociale. Iniziative che ancora proseguono, altre che potrebbero essere riprese e che la gente ricorda. Restano, infine, gli oltre venti miliardi di opere pubbliche realizzate: la scuola materna di Lugagnano, l’arredo urbano di Palazzolo, il centro servizi di S. Giorgio, il nuovo campo di calcio di Sona, la palestra delle medie di Lugagnano, l’ampliamento dei cimiteri di Lugagnano, Palazzolo e S.Giorgio, le Poste di Sona. Resta, lo dico per ultimo, ma dentro di me viene al primo posto, un bellissimo rapporto con la gente. Ancora oggi, avverto stima, riconoscenza, anche affetto. Le parole, le cose, il tempo passano. I sentimenti restano. Nessuno me li può toccare.

Costa: mamma mia quante cose. Innanzi tutto anni completi fianco a fianco ad un amico sindaco come Raffaele. Non c’era orario, non c’erano segreti, quasi non c’era privacy. Ci si capiva al volo ed era tutto perfino divertente. Poi esperienze e persone splendide. Nuovi amici e collaboratori fantastici. Colleghi di altri comuni, politici di ogni partito, imprenditori che ci hanno sostenuto, migliaia di persone che ci hanno votato e supportato. Eravamo un gruppo unito di persone che si stimavano e si volevano bene. Amavamo quello che facevamo. Il rapporto con la gente lo cercavamo sempre e sempre era un vero piacere impegnarsi a risolvere qualsiasi situazione. Ho negli occhi tanti episodi ed emozioni. Vorrei solo ringraziare ed abbracciare idealmente tutti. Non l’ho mai fatto e mai detto… farei un lunghissimo elenco.

Che errori secondo voi avete commesso e cosa invece rifareste?

Tomelleri: ho un solo rammarico, a ripensarci. Non aver realizzato, questione di giorni, la nuova piazza di Lugagnano, opera di cui ancora oggi si avverte la mancanza. Lugagnano è l’unico paese che ne è sprovvisto e sarebbero bastate due settimane in più d’amministrazione per realizzarla. Non ho mai capito come mai l’Amministrazione che ha preso il nostro posto abbia pagato addirittura una penale pur di cancellarla. Credo che Lugagnano avrebbe recuperato almeno in parte una fisionomia che purtroppo ha smarrito. Per il resto, la strada di ogni Amministrazione è segnata da cose positive e da qualche inevitabile errore. Ma i conti, come sempre, ognuno di noi li fa con la propria coscienza e il Maestrale ha la coscienza pulita. E la testa alta.

Costa: sbagli spesso quando fai qualcosa. In amministrazione forse l’errore più fastidioso è stato quello dell’affidamento della casa di riposo. Ma meglio non commentare ancora per un po’, ora siamo in una fase troppo delicata. Sono certo della mia e nostra onestà, quindi… Poi qualche errore di strategia politica dovuto all’inesperienza, quello sì. Rifarei però tutto, ma proprio tutto.

Ci dite finalmente qualcosa del rapporto di amore/odio che vi ha legato al Sindaco Bonometti negli anni del suo mandato?

Tomelleri: amore/odio, mi sembra esagerato. Credo che il tempo abbia appianato del resto molte incomprensioni e smussato parecchi angoli. Probabilmente, ma è una mia lettura, in quel preciso momento storico, la voglia di prendersi qualche (anche comprensibile) rivincita, abbia in realtà portato il sindaco Bonometti a scelte forzate. Che ritenevo allora (e ritengo oggi) discutibili. Della piazza di Lugagnano ho già detto, ma la lista è piuttosto lunga. In generale, ho avuto la sensazione che per un tempo troppo lungo, Flavio abbia speso energie e risorse per cancellare più che per costruire. Ma queste sono cose che ho già detto anche a lui, col quale sono felice di aver ricucito rapporti sereni. Magari, in certi atteggiamenti non si è soli a sbagliare, ma la cosa che conta di più è pensare che esista sempre il tempo del ripensamento. Insomma, diciamoci la verità, non voglio pensare che il fatto di esserci ritrovati, al di là di qualche bufera, sia solo sintomo della vecchiaia che avanza…

Costa: ora tutto è chiarito, ma c’è stato davvero un periodo di forte amore-odio, più “odio” che amore. Penso di conoscere Flavio come nessun altro. Siamo cresciuti insieme e poi ritrovati perché lui mi ha cercato e convinto a seguirlo nell’avventura Maestrale. Ci siamo sempre detto tutto, talvolta violentemente. Lui è un politico nato, ma ha bisogno di fidati consiglieri per potersi mantenere ai massimi livelli. Ha bisogno di veri amici, che lo comprendano e lo sappiano gestire nei momenti no. Il suo carattere passionale e la smisurata autostima sono insieme la sua forza e il suo lato debole. Capite bene, le mie sono personali considerazioni sull’uomo politico che durante il suo mandato ha qualche volta inopinatamente esagerato con chi gli è stato e gli è amico.

Personalmente perché hai deciso di abbandonare – almeno per ora – la politica attiva?

Tomelleri: la mia scelta, che avevo peraltro spiegato nel 2003, quando decisi di non ricandidarmi alla guida del Maestrale, è stata una scelta molto chiara, dettata prevalentemente da questioni professionali. Sarebbe stato molto difficile continuare a conciliare l’attività di sindaco con i tempi richiesti dal mio lavoro. Da qui nacque una decisione per niente facile, nè sul piano personale, nè su quello del Maestrale.

Costa: otto anni fitti fitti di totale impegno sono tanti, troppi se si pensa a qualche nota stonata. Sono tornato volentieri full-time al mio lavoro che richiede tempo e impegno se si vuole avere risultati e successo. Il lungo periodo di politica attiva mi ha ridato la voglia e lo stimolo di rituffarmi in nuove esperienze e nuovi studi. Nei 25 anni di professione mi sono dedicato con passione a specializzarmi e perfezionarmi. E sono davvero felice di quello che ho ottenuto.

In cosa sta sbagliando l’amministrazione attuale? E cosa invece vi sembra positivo della sua azione?

Tomelleri: per adesso – almeno così vedo dall’esterno – mi sembra ancora in una “fase di studio”, quella in cui stai mettendo a fuoco le idee per poi realizzarle. Forse è una fase di studio un po’ lunga, anche in considerazione della continuità amministrativa con la gestione-Bonometti. Per ora è comunque impossibile giudicare, nel senso che non ci sono segni concreti. Anche se ci fossero, tuttavia, terrei per me certe osservazioni. Credo che la gente abbia le capacità di valutare da sola le cose fatte (o non fatte), soprattutto alla luce dei programmi elettorali. Il tempo dirà la verità, come sempre.

Costa: amministrare non è per niente facile. Presuppone grande impegno e sacrificio di tempo. Si moltiplicano responsabilità e doveri. Diminuiscono i diritti. Questa amministrazione sta facendo bene, se fa quello in cui crede. E se quello in cui crede è quello che fa, beh, ognuno può giudicare. Una cosa però devo dire: questa, come quella prima di cui è figlia, mi pare un po’ supponente e irrispettosa del lavoro di chi l’ha preceduta.

Avete qualche sassolino dalla scarpa da togliervi?

Tomelleri: no, nessun sassolino nelle scarpe. Il tempo ti aiuta a rimettere a posto le cose, a sistemare ogni tassello al suo posto, anche quelli che ti sembravano più scombinati. Il tempo dà un’altra luce alle cose che vedi. Sono felice di aver dedicato otto anni alla comunità, con spirito di servizio, disponibilità, umiltà. Per otto anni, ma soprattutto per i cinque da sindaco, la porta del comune e magari anche quella di casa è sempre rimasta aperta, il telefono acceso. Ancora oggi, c’è gente che mi chiama per chiedermi informazioni, magari per avere conforto, se non aiuto. L’ho detto, esperienza bellissima, che mi terrò sempre stretta. Sono orgoglioso di essere stato sindaco di Sona e ho dato tutto per essere all’altezza. Chiedo scusa per gli errori, sono felice per le cose belle. Esperienza finita per sempre? Mai dire mai, neanche in politica…

Costa: ho molti sassolini, ma me li tengo. Arriverà il tempo per “raccontarli”, ora no. Vi do solo alcune parole chiave: “i comitati”, “il segretario, il medico e l’avvocato”, “i forzisti”, “la torre”, “il baco da seta”…dai, ora mi fermo anche se mi accorgo, cavolo, di avere una lunga lista.. In verità ora ricordo tutto quasi con divertita simpatia.