“A Sona abbiamo molte famiglie che faticano a sopravvivere”. Il Vicesindaco Caltagirone sulle urgenze sociali

Quello del sociale è da sempre un tema molto caldo e un settore estremamente fragile. Per saperne di più sulla situazione del nostro Comune, siamo andati ad intervistare il Vicesindaco di Sona Simone Caltagirone, che detiene proprio la delega al sociale.

A livello generale, come possiamo definire la situazione attuale nel comune di Sona a livello socio-economico?

Come in tutto il nostro Paese, anche il Comune di Sona ha risentito della recessione e della crisi scoppiata nel 2008. Molte aziende hanno chiuso i battenti e altrettante persone hanno perso il lavoro, e questo ha portato con sé malessere e disagio generale, soprattutto per famiglie numerose in cui i genitori si sono trovati in serie difficoltà nel gestire i figli. Dal 2013 a questa parte i servizi sociali hanno notevolmente aiutato con sostegni al reddito, progetti, iniziative regionali, fondi strutturali europei. Quello che ci preme sconfiggere in questo campo è l’assistenzialismo, in quanto non è un approccio adeguato per risolvere i problemi, ma, al contrario, li procrastina nel tempo ed è un metodo che risulta dunque utile solamente nel breve periodo e in maniera relativa. Puntiamo perciò ad un totale cambio di rotta, già iniziato appunto tre anni fa. L’ULSS 22, che comprende trentasette Comuni tra cui il nostro, ha iniziato ad operare in rete per attuare sul territorio iniziative che abbiano lo scopo di alleviare le difficoltà economiche attraverso il reinserimento e vari progetti che consistono in stanziamenti per creare opportunità di lavoro. Il problema, però, è che nemmeno questi interventi sono sufficienti a sistemare la situazione socio-economica, necessitiamo di riforme strutturali che arrivino dallo Stato.

Il Vicesindaco Simone Caltagirone.
Il Vicesindaco Simone Caltagirone.

Per quanto concerne gli aiuti e i progetti per le famiglie, cosa ci può dire?

Innanzitutto, i contributi per le famiglie negli ultimi tre anni sono stati triplicati appunto per far fronte alle ingenti spese, arrivando ad ammontare tra i 30 e i 40 mila euro all’anno, che vengono erogati in varie forme e misure a seconda delle necessità: occorre sempre verificare caso per caso quali sono i bisogni reali. Questi contributi sono chiaramente utilizzati per i beni di prima necessità (cibo, affitti e utenze) e servono inoltre per il sostegno al reddito. I progetti a sostegno delle famiglie sono molti. Nel 2015, ad esempio, abbiamo rinnovato il centro Michelangelo Aldrighetti trasformandolo in “Spazio educativo per la famiglia”; questo progetto offre una vasta gamma di attività volte sia al sostegno individuale che di gruppo, operante in tutti gli ambiti attraverso incontri di formazione, al fine di sostenere le competenze genitoriali. Un’altra iniziativa è il “Gomitolo a colori”, che offre ai minori fino a 16 anni in difficoltà la possibilità di partecipare a diverse attività; ad ogni colore corrisponde un’attività: ad esempio, il sostegno scolastico attraverso collaboratori professionisti che spronano e motivano i ragazzi; c’è poi lo spazio esperienziale con le escursioni, le terapie e lo spazio creativo. Il progetto “Legami in rete”, invece, partito recentemente nel 2016, mette in contatto famiglie dotate di un certo benessere e di una certa stabilità con famiglie che, al contrario, possono avere difficoltà sia familiari che economiche; le famiglie che danno la loro disponibilità ad aiutare quelle più bisognose vengono formate e poi sono pronte a rendersi utili, svolgendo ad esempio qualche mansione pratica come andare a prendere i bambini a scuola. Il tutto si svolge linearmente senza bisogno dell’assistente sociale.

Parlando, invece, di anziani e i disabili, quali sono le strutture e le iniziative al riguardo?

Riferendomi principalmente agli anziani, attraverso la Pro Loco vengono offerti dei soggiorni estivi ben organizzati, per dare anche a loro la possibilità di cambiare aria in maniera sicura. Sul nostro territorio, inoltre, abbiamo la fortuna di avere delle strutture e dei centri di accoglienza dedicati ad anziani e disabili che funzionano bene. Un problema che abbiamo riscontrato nel comune di Sona è il trasporto sociale, perché, non essendo riconosciuto dallo Stato come necessità, risulta un costo a carico del Comune stesso; inoltre, nel 2013 le risorse in questo campo sono state ridotte in maniera rilevante e, infatti, al momento è rimasto a disposizione solo un Doblò in comodato d’uso gratuito per il trasporto di persone disabili. Fortunatamente, abbiamo dei valorosi volontari che si occupano di questo servizio e vorrei sottolineare l’importanza di queste figure.

Affrontando invece la questione immigrati, che genere di aiuti vengono offerti?

Tre anni fa ha preso avvio un progetto denominato Citt. Imm., un organismo diocesano della Caritas che offre aiuto agli immigrati nel caso in cui debbano svolgere delle pratiche o abbiano bisogno di informazioni o sostegno. Questo ente è aperto e attivo tutti i sabato mattina.

Abbiamo, all’interno del comune di Sona, un’emergenza ragazze madri?

Sì, sul nostro territorio sono presenti alcune ragazze madri, circa cinque o sei. A sostegno di minori con un solo genitore vengono forniti dei contributi dalla regione, poi trasferiti alla provincia, pari solitamente a circa 750.000 euro, i quali vengono poi distribuiti comune per comune. Quest’anno, questi contributi devono ancora arrivare e, perciò, il Comune ha anticipato l’importo.

Qual è, a vostro avviso, il problema più rilevante in ambito socio-economico all’interno del Comune di Sona?

La fascia che in questi anni ha dimostrato di avere più bisogno in assoluto è quella dei 40-50 anni: le persone appartenenti a questa categoria si trovano in serie difficoltà economiche causate dalla perdita del lavoro in conseguenza alla crisi del 2008. Come detto, sono attuati molti progetti a sostegno di queste situazioni, ma ciò che è necessario è poter accedere a progetti strutturali, a iniziative statali, perché il Comune da solo non è in grado di far fronte a problemi di così grande portata. In tre anni di amministrazione sociale ho potuto toccare con mano i problemi, e posso confermare che questo è un ambito davvero impegnativo. Come già detto, i servizi sociali a Sona funzionano bene; il personale è dipendente dell’ULSS e comprende quattro assistenti sociali (ogni assistente si occupa di una determinata categoria, e quindi anziani, adulti, minori, disabili) e due educatrici (che si prendono cura dei bambini/ragazzi tra gli 0 e i 18 anni). L’obiettivo è saper dare riposte concrete, ed è quello che stiamo facendo attraverso le iniziative portate avanti dall’Amministrazione, che mette a disposizione gli spazi per attuare i progetti, in collaborazione con i servizi sociali.