A Lugagnano e Sona, tre vite in cattedra: arte, campi e calcio davanti ai ragazzi

Tre personaggi diversi, tre percorsi differenti, tre professioni agli antipodi ma la stessa passione che fa da filo conduttore ad unire mondi lavorativi lontani tra di loro.

Accompagnati da Giuseppe Carcereri, consigliere comunale e promotore dell’incontro, Anna Libardi, Massimo Adamoli e Salvatore Lanna nella mattinata di lunedì 13 aprile sono entrati nelle scuole secondarie di primo grado, Anna Frank di Lugagnano e Virgilio di Sona, per incontrare gli alunni di seconda – ed i loro insegnanti – e parlare del tragitto che li ha portati a perseguire il proprio ambito professionale.

La scuola Anna Frank li accoglie dalle 9 alle 11 e per due ore alunni e docenti seguono con attenzione e trasporto le loro testimonianze. Ad inaugurare la mattinata è Anna, la sua è una storia affascinante. Sin da bambina ha grandi doti ed un’innata bravura nel disegno. Le scuole superiori al liceo scientifico la fanno innamorare del diritto; lei nasce il 19 gennaio, come Paolo Borsellino, un segno del destino che la spinge ad intraprendere la facoltà di giurisprudenza, laurearsi nel 2006 e superare brillantemente l’esame di stato da avvocato. Diventa avvocata civilista ed inizia per lei un brillante percorso lavorativo.

Ad un certo punto però si accende una spia rossa, il suo fisico inizia a dare cronici segni di sofferenza e lo stress la divora. Dopo una controversia legale molto provante decide di “morire a se stessa” e nel 2024 abbandona la professione e si cancella dall’ordine degli avvocati.

Nel frattempo, la bambina che era in lei non aveva mai dimenticato le sue passioni, aveva maturato un suo stile artistico ed iniziato a realizzare ritratti su commissione, biglietti, calendari, loghi, quadri ed acquerello.

Oggi vive del suo nuovo lavoro, collabora già nella creazione di 12 libri illustrati per bambini e nel frattempo dal gennaio di quest’anno diventa pure istruttrice certificata di hatha yoga. Abbandonare un lavoro sicuro per fare un salto nel buio è prerogativa di pochi, i ragazzi questo lo capiscono ed iniziano ad incalzarla di domande. Lei risponde con quella grazia e serenità di chi è pienamente in pace con se stessa.

Massimo è il secondo a sedersi davanti al microfono, sicuramente il meno impavido dei tre, uno che ha privilegiato la sua comfort zone, ma la sua storia pregna di sacrificio e perseveranza è raccontata con un trasporto tale che a volte rasenta la più genuina commozione sua e di chi lo ascolta. Esordisce con una frase motivazionale che gira sui social: “se scegli un lavoro che ti piace, non lavorerai un giorno della tua vita”. Ammonisce poi i ragazzi che purtroppo le bollette e la spesa non si pagano con i sogni e spesso il sacrificio è necessario per presentarsi a schiena diritta e onorare i bisogni della famiglia e della società.

Il suo lavoro di contadino è tracciato sin dai tempi remoti: il nonno lo era, così come il padre. Vicissitudini personali lo spingono a portare avanti l’azienda di famiglia che nel corso degli anni ha passato diverse traversie, non ultima quella della frammentazione per il passaggio della tav.

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Nel suo racconto c’è spazio per il nonno Candido emigrato negli Stati Uniti negli anni Venti del secolo scorso e per le passioni che nonostante il lavoro è riuscito a ritagliarsi negli anni: il calcio, la scrittura (da più di vent’anni collabora con Il Baco da Seta) e il canto (è corista tenore primo del coro alpino Amici della baita di Lugagnano, oltre che presidente). Per lui un contadino deve prima di tutto essere custode del creato, rispettare l’ambiente e gli animali e lasciare un mondo migliore di come l’ha trovato.

Ultimo, ma assolutamente non ultimo, a prendere la parola è Salvatore. Occhi ed orecchi dei ragazzi sono tutti per lui, ex calciatore di serie A e della nazionale italiana. Dimostra da subito la sua grande umanità ed umiltà, caratteristiche delle grandi persone che pur avendo raggiunto traguardi prestigiosi mai si sono montate la testa anzi, ancora ringraziano per la fortuna che è stata loro concessa. Il suo è proprio il caso in cui sogno e realtà vanno di pari passo.

A sedici anni, dopo una cocente delusione sportiva gli viene data una seconda opportunità: lasciare Carpi, la sua terra natia in provincia di Modena, e raggiungere Reggio Calabria per giocare in serie C nella Reggina.

Non ci pensa due volte e grazie anche all’apporto dei suoi genitori che non vogliono ostacolare il suo sogno raggiunge la città calabra con la promessa di terminare i suoi studi superiori. Dopo due anni di permanenza ritorna nel Carpi con tanta consapevolezza nei suoi mezzi e con il diploma di ragioniere in tasca.

E’ l’inizio della sua sfolgorante carriera di calciatore che lo porterà a giocare nel Chievo, nel Torino, nel Bologna, nella Reggiana ed essere convocato nella nazionale maggiore. Nel 2011 appende le scarpe al chiodo ed intraprende la carriera di allenatore. Tuttora è il viceallenatore di Eugenio Corini nel Brescia in serie C.

Ai ragazzi ha trasmesso l’importanza di far parte di una squadra ed il valore dell’impegno ed il sacrificio continui. Sapendo che il suo lavoro era sotto gli occhi di tutti e veniva preso da esempio da tanti giovani ha sempre privilegiato l’uomo al calciatore, la persona all’atleta. E la sua carriera parla per lui. Alla fine, viene sommerso di domande e di richieste di autografi e lui è disponibile per tutti.

Dalle 12 alle 14 i nostri tre incontrano gli alunni di seconda media della scuola Virgilio di Sona (nella foto) e anche lì si ripete lo stesso copione con ragazzi in fermento, interessati e curiosi.

C’è spazio anche per un intervento del consigliere comunale Giuseppe Carcereri per incoraggiare i giovani ad essere parte importante della società con la loro voglia ed il loro entusiasmo.

La mattinata finisce con la sensazione di aver vissuto qualcosa di bello e costruttivo.

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Giulio Braggio
Abita a San Giorgio dalla nascita (14 marzo 1960). Sposato con Paola, è attivo da sempre nel mondo del volontariato. Ha fatto anche un’esperienza politica a livello locale come Consigliere comunale dal 1990 al 1998. Da una decina d’anni lavora nel sindacato Cisl. E’ appassionato di fotografia, informatica, automobilismo e amante dei cani. Collabora con il Baco da Seta dal 2002.