A Lugagnano abbiamo tutti in casa un’opera di Lorenzo Gasparato, e nemmeno lo sappiamo. Una storia da raccontare

Senza conoscere di persona i lettori del Baco, posso affermare che coloro che abitano o sono cresciuti a Lugagnano, con molta probabilità, hanno in casa almeno un lavoro di Lorenzo Gasparato, e forse nemmeno lo sanno.

Io, ad esempio, non lo sapevo prima di andare a fargli visita. Lorenzo, conosciuto anche come Renzo, è un signore di 89 anni che abita poco distante dalla tabaccheria Miss Mary. Già solamente facendo il primo passo dentro casa sua ci si può rendere conto di ciò che lo rende speciale: le scale che portano fino al piano di sopra, dove lui e sua moglie vivono, sono tappezzate di disegni a china incorniciati. Raffigurano monumenti veronesi come le Arche Scaligere o l’Arena, ma anche straniere come la Tour Eiffel o la Borsa di Londra. Precisi nei dettagli e nelle proporzioni: sembrano delle stampe.

Poi però avvicinandosi l’occhio rivela la realtà: punti, linee e qualche sbavatura qua e là rendono ogni disegno autentico. Sono tutti opera sua, tutti realizzati con grande maestria. Viene da chiedersi come sia arrivato a tale bravura e come sia riuscito a conservarla anche alla sua veneranda età.

Inizio quindi a farmi raccontare la sua storia partendo dal motivo per cui ha sviluppato questo interesse e quindi se era pertinente con il suo lavoro. Scuote la testa sorridendo: ha fatto diversi lavori nella sua vita: il cottimista, il capotreno, il capo del personale, e nessuno era veramente collegato a questa passione, anche se i suoi studi da giovane lo erano. “Ho studiato alla scuola Galileo Ferraris, per diventare disegnatore meccanico, e già da allora facevo qualche bozza con la china, o magari con una penna.”

Lo dice mostrandomi il suo lavoro più vecchio, su una carta ingiallita. “Poi ho iniziato a lavorare e cambiando ambito ho anche abbandonato il disegno per un po’. Una volta in pensione, mi dedicai totalmente allo sport che già praticavo: le bocce. Per anni gareggiai, per poi lavorare per la federazione, tenendo i conti e registrando tutti i dati. Con l’avvento del computer tuttavia, i dati che io raccoglievo minuziosamente sono stati trasferiti e io non ne ero più pratico del mestiere. Affiancato a me doveva esserci per forza un’altra persona, più giovane, che mi spiegasse come lavorare. Così, a 84 anni, quando mi sono trovato a valutare il rinnovamento della tessera per altri cinque anni, il gioco non valeva più la candela. Avevo comunque conservato il lavoro a china come passione.”

Mentre mi racconta sfoglia articoli di giornale, fotografie vecchie. Si muove per la casa, con un passo lento ma costante. Con noi c’è anche la moglie, parla anche lei ogni tanto, puntualizzando in modo fiero quei dettagli di cui Lorenzo non vuole vantarsi: “È stato anche premiato per gli anni dedicati alla federazione, ne hanno fatto anche un articolo su L’Arena.”

E mentre proseguono nel racconto, mi mostrano la casa: ogni parete è decorata con dei suoi disegni incorniciati. E poi finalmente entriamo in quello che è il suo studio. Sulla scrivania si scorgono pennini con le rispettive punte, da selezionare sulla base della larghezza del tratto. Dietro la sedia boccette di china di ogni colore, ma prevalentemente rosse, seppia e nere. Sorride mostrandomele: al suo compleanno invita i parenti a pranzo e non vuole ricevere nessun regalo al di fuori della china.

Lorenzo Gasparato con una delle sue opere. Sopra, al lavoro nel suo studio.

Su un divanetto sono appoggiati i suoi ultimi lavori: la piazza del Duomo di Milano, la Chiesa di Lugagnano, Piazza San Marco e così via. E in fianco a questi, grandi libri di fotografie. “I miei figli ogni tanto mi portano un nuovo libro, magari lo sfogliano e se trovano qualcosa di interessante mi commissionano un lavoro. Non riproduco mai fedelmente un’immagine, ma cerco di lavorare in scala. Mi permette, alla mia età, di tenere la mente allenata, oltre alla mano e la schiena.”

Oltre ai disegni e al suo materiale, sul tavolo scorgo qualcosa che innesca nella mia mente un flashback. Vedo delle piccole pergamene, ne riconosco la scrittura. “Qualche anno fa ho partecipato a qualche corso di calligrafia, per imparare stili diversi. Ora tengo un raccoglitore con un foglio per lettera, dove ho un esempio per ogni stile, così se un parente o un amico avesse bisogno di far scrivere qualcosa, può scegliere come vuole che realizzi il biglietto.”

È la stessa scrittura del diploma che mi è stato consegnato alla fine delle scuole materne parrocchiali, la stessa scrittura della pergamena in ricordo della mia Prima Comunione e la stessa di quella della mia Cresima.

La calligrafia richiama lo stile medievale: le parole sono scritte in nero, con le iniziali in rosso. Mi ci sono voluti alcuni istanti per realizzare che li stava facendo lui a mano, uno per uno. E mi ci sono voluti altri istanti per realizzare che quella che io ho sempre creduto fosse una stampa era il frutto di un lavoro manuale di un uomo di quasi novant’anni, che con ligia precisione lavorava per lasciare un ricordo ad ogni ragazzino del nostro piccolo paesino.

Ed ecco svelato il motivo per cui vanto di sapere cosa potrei trovare nelle case di un lettore di Lugagnano: il signor Lorenzo da anni fa questo un servizio molto particolare per la nostra parrocchia. “Già da quando il curato era Don Mario Castagna, ho iniziato a fare questi lavori per la parrocchia, sia per il curato stesso che per Suor Luisa, delle scuole materne. Ogni anno mi vengono portati i nomi dei ragazzi e io realizzo il materiale che serve per l’occasione in questione. Lo faccio gratuitamente, con il solo scopo di tenermi in allenamento e fare ciò che mi appassiona per ore. Penso che a questo punto sia fondamentale per la mia mente continuare a lavorare su questo. La mia schiena si è abituata a stare china, io sono ancora lucido per poter fare i calcoli che mi servono per le riproduzioni in scala. Le uniche a risentire di questa passione sono le mie gambe, che si sono molto indebolite con gli anni e con l’immobilità, tuttavia non si può pretendere tutto alla mia età. Mi considero abbastanza fortunato, sia per me stesso che per il contributo che mi sento di dare nel mio piccolo alla realtà in cui vivo.”

La frase con cui mi saluta Lorenzo non può che innescare in me una seria riflessione su quello che è il contributo che ognuno di noi, con il proprio talento, dovrebbe dare alla società in cui viviamo. Esso può essere dato in varie modalità e con i mezzi che si hanno, senza troppi sforzi, facendolo dunque per il solo piacere. Aiutare il prossimo, strappargli un sorriso, non può che lasciargli qualcosa, ma soprattutto dà beneficio a noi stessi. Nel corpo e nell’anima, proprio come è successo a Lorenzo.

Veronica Posenato

About Veronica Posenato

Nata nel 1996, risiede a Lugagnano. Diplomata presso il liceo scientifico Messedaglia a Verona nel 2015, si è laureata in infermieristica presso l'Università di Verona nel dicembre 2018. Scrive per il Baco dal 2010, alla ricerca di persone del Comune di cui raccontare le storie, per valorizzare ulteriormente il nostro territorio.

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