A casa tua Charles! A casa tua Charles!

Questa è una frase che rimarrà nella storia, pronunciata dall’odierno (e iconico) commentatore di F1 Carlo Vanzini e ripetuta rigorosamente in loop per quattro volte con la sua voce graffiante e paonazzo come un pomodoro. Pochi secondi dopo il team radio del pilota monegasco Charles Leclerc scandisce la frase “We won it finally! Siamo fieri di te”, seguito dalle attesissime urla di liberazione del cosiddetto “Lord Perceval”, urla di tensione, fatica, rabbia, felicità, commozione, sollievo. Urla che tutti, dentro di noi o in maniera esplicita, abbiamo sicuramente replicato perché “Charles Leclerc vince il Gran Premio di Monaco per la prima volta in carriera!” (altra citazione Vanziniana).

Quello a cui abbiamo assistito domenica per noi Ferraristi significa riscatto più che semplice vittoria perché uno dei nostri fantini ha sconfitto quella che oramai percepivamo come una maledizione. Cosa c’è di più fastidioso per un pilota di una continua mancata vittoria nel circuito di casa propria, un circuito che vede dalla finestra di casa tutte le mattine? Perché questo è successo a Charles sin dal 2017, ultimo anno in Formula 3: ritiro. E poi 2018 (diciottesimo), 2019 (ritirato), 2020 (gara cancellata per covid), 2021 (non partito), 2022 (quarto, quella famosa volta del “box, box. Stay out, stay out” e la comprensibile serie di imprecazioni che seguirono) e 2023 (sesto).

Andiamo con ordine: in questo mondiale 2024 stiamo assistendo ad una serie di avvenimenti nelle gare che ci fanno sperare, vediamo una Red Bull che è sì in testa alla classifica con “Super Max Verstappen” ma che non domina tutti i weekend come ci ha abituato da tre anni (post dominio Mercedes). La prima scossa al mondiale è stata la vittoria dell’altro fantino di Maranello, il madrileno Carlos Sainz Jr, al Gran Premio di Melbourne in Australia, seguita dalla prima vittoria in carriera dell’inglese Lando Norris tre gare più tardi a Miami in Florida.

Il weekend di gara monegasco ha visto durante sia prove libere che qualifiche una Ferrari competitiva come non mai, una McLaren in veste “carioca” (omaggio al compianto Ayrton Senna) indiavolata e una Red Bull in serissima difficoltà, tanto da portare lievemente a muro Verstappen, consegnandogli così una misera sesta posizione alla partenza che, in uno strettissimo circuito cittadino, significa disastro totale. Che centri l’oramai consolidato addio alla Red Bull del direttore tecnico Adrian Newey avviato (non ancora ufficialmente confermato) verso un futuro in rosso? Di certo da allora in Red Bull hanno scoperto di essere mortali anche loro.

La gara inizia e si ha già il cuore in gola, settantotto interminabili giri separano Leclerc da una possibile vittoria – e, di conseguenza, dalla gloria eterna – ma ecco che vediamo Sainz che procede dritto alla Sainte Devote, in seguito ad un contatto con la McLaren dell’australiano Oscar Piastri che gli causa una foratura. A questo punto mi si ferma il cuore, non è un buon presagio.

Poi, man mano che prosegue il primo giro, compare prima la bandiera gialla e poi la rossa e penso: Oddio, qualcuno si è andato a muro. Non mi sbagliavo, la regia inquadra la Red Bull del messicano Sergio “Checo” Perez di cui è rimasto integro solo l’abitacolo e, attorno a lui, i resti delle due Haas del tedesco Nico Hülkenberg e del “gladiatore” danese Kevin Magnussen sparsi sulla salita del Beau Rivage. Per fortuna stanno tutti e tre bene. Poco più avanti, prima del tunnel, il francese Esteban Ocon decide di attaccare il connazionale – ma soprattutto compagno di squadra AlpinePierre Gasly, creando un contatto e l’ennesimo disappunto tra i due. I novelli Senna e Prost in McLaren in quanto a rivalità. Per quanto concerne le prestazioni ecco, ehm…

Gara interrotta, pulizia della carneficina di detriti, cambi gomme e ripartenza nell’ordine di qualifica. E via a dominare una gara in cui, se proprio vuoi superare, devi possedere un certo grado di follia “Villeneuveiana” a tuo rischio e pericolo. Leclerc mantiene la leadership per tutta la gara seppur la McLaren del “patato” (così lo chiamano) e bravissimo Piastri faccia terrore per quanto sia veloce. Dietro Sainz protegge la terza posizione e si concentra su Norris, che ha già distanziato tantissimo la Mercedes dell’inglese George Russell al quinto posto il che gli consentirebbe, se mai volesse, di effettuare un pit stop e di uscire ancora davanti a Russell.

La gara prosegue senza particolari avvenimenti, le posizioni si mantengono pressoché immutate. C’è qualche tentativo nelle retrovie da parte dell’australiano Daniel Ricciardo su VCARB di sorpassare l’Aston Martin dell’asturiano Fernando Alonso ma nulla di fatto. Piastri tenta prima del tunnel di infilarsi all’interno di Leclerc facendo sbiancare tutti i ferraristi ma desiste subito. Fingiamo di non sentire gli sbadigli dei tifosi di qualunque scuderia che non sia Ferrari o McLaren (anche perché, personalmente, non ne conosco…), Charles si avvia verso il traguardo e lo passa, dopo una gara senza pit stop che ha provato mentalmente molti. Ripeto, settantotto giri in cui devi pensare a mantenerti dietro il condor-Piastri e, al contempo, non consumare le gomme e lo stesso vale per Sainz che ha visto rimontare agli ultimi giri Norris, tanto stressante da farlo quasi barcollare fra le braccia dei meccanici e del presidente della Ferrari John Elkann a fine gara.

Il podio è un delirio, con il Principe Alberto II che ruba più volte la scena per i suoi commossi abbracci a Charles e per aver partecipato alla cerimonia delle “bollicine” a fine premiazioni, insieme a quello splendido Canto degli Italiani cantato all’unanimità. Non immaginiamo i festeggiamenti a casa Leclerc durante la serata ma possiamo dire di averlo visto tuffarsi nel molo di Montecarlo assieme all’ingegnere Frédéric Vasseur, vade retro salmonella.

Monaco quest’anno è stato il Gran Premio dei ricordi per Charles, che ha dedicato la vittoria al padre scomparso prematuramente e agli amici colleghi come Jules Bianchi. Ma noi abbiamo visto ancora di più in questa vittoria: ricordate la storica vittoria di Ayrton Senna ad Interlagos nel 1991? Alle sue urla di dolore, tensione, fatica, rabbia, felicità, commozione e sollievo? Più di una lacrima è scesa questa domenica…

Nicola Franchini
Nato nel 2004 e Palazzolese doc, si è diplomato al liceo linguistico Medi di Villafranca nel luglio 2023. Frequenta attualmente il corso di Scienze della Comunicazione all'Università di Verona ed ha iniziato a collaborare con il Baco da Seta nel novembre 2023 come corrispondente per Palazzolo. Cresciuto secondo il culto dell'automobile, negli anni ha collezionato centinaia di modellini e riviste del settore dell'automotive e visto tutti gli episodi del celebre programma britannico "Top Gear". Ascoltatore sin da neonato dell'emittente radiofonica che trasmette "musica di gran classe", nel tempo libero si diletta ad ascoltare (per ore) la musica, suonare (per altrettante ore) la chitarra e nuotare (fin dai tempi dell'asilo).