4 Novembre: I 29 dispersi di Sona nelle due Guerre Mondiali e gli scomparsi nel campo di concentramento di Lugagnano

L’importante iniziativa dell’Amministrazione comunale di Sona di intitolare un’area pubblica al “Milite Ignoto”, nel suo centenario, ha richiamato alla memoria di tutti noi il dramma di chi, caduto in guerra, non ebbe neppure la possibilità di ottenere un adeguato suffragio da parte dei propri congiunti, perché la sua salma non fu ritrovata oppure, seppure ritrovata, non fu identificata.  

Oggi, 4 novembre, giornata dell’unità nazionale e delle forze armate, intendiamo associare nel ricordo anche tutti i caduti del Comune di Sona che furono dichiarati “dispersi”.

Tale qualifica veniva assegnata dalle furerie militari che erano tenute a registrare ogni giorno le assenze dal Reparto, in particolare dopo giornate durante le quali si erano registrati dei combattimenti. Il militare che non risultava presente, dopo aver accertato attraverso la Croce Rossa che non era prigioniero, veniva inserito fra i dispersi.

Abbiamo voluto elencare tutti i nomi dei caduti dispersi del Comune, perché subirono un doppio oltraggio, la morte ed anche l’oblio burocratico, augurandoci che invece non vengano mai dimenticati dai concittadini sonesi.

Il Comune dovette registrare 104 caduti nel Primo Conflitto Mondiale: quattro di essi, furono segnalati come dispersi: Alfonso Bertoncelli, nato nel 1892 a Sona, del 94° Reggimento Fanteria, disperso il 15 maggio 1917 sul monte Carso in combattimento; Giuseppe Leoni di San Giorgio in Salici, nato a Sona nel 1881, del 127° Regimento Fanteria, disperso il 27 ottobre 1917 durante il ripiegamento sul Piave; Santo Guglielmi di Lugagnano, nato nel 1883 a Sona, del 57° Reggimento Fanteria, disperso il 12 febbraio 1917 sul medio Isonzo in combattimento e Albino (Antonio) Marchi di Lugagnano, nato nel 1896 a Valeggio, caporale del 264° Reggimento Fanteria, disperso il 29 ottobre 1917 sul medio Isonzo in combattimento.

Ben più importante il numero dei dispersi sonesi nel Secondo Conflitto Mondiale. Furono infatti 25, su un totale di 75 caduti, talvolta anche con conseguenze burocratiche assai gravose. La classificazione di disperso non equivaleva, infatti, anagraficamente a deceduto e quindi ogni atto amministrativo successivo che coinvolgeva quei militari, non trovava sbocco giuridico. Non si potevano pertanto effettuare atti di successione o vendite di proprietà immobiliari e, inoltre, le presunte vedove non potevano riprendere marito.

Per queste ragioni molte famiglie dovettero attivare la procedura giuridica della dichiarazione di morte presunta, che nei casi di gravi eventi luttuosi, poteva essere attivata dopo un periodo più breve di attesa di una eventuale ricomparsa della persona segnalata come dispersa.

Nella maggioranza dei casi fu la tragica ritirata di Russia dell’inverno 1942-1943 a colpire duramente il nostro esercito ed i militari di Sona e la maggior parte degli scomparsi lo furono in quelle terre lontane.

Per Sona i dispersi furono Serafino Leoni, nato a Sona il 7 ottobre 1920, del 6° Reggimento Alpini, disperso in combattimento a Nikolajenvka in Russia il 26 gennaio 1943; Pietro Marconi, nato il 23 dicembre 1919 a Breonio, della sussistenza, disperso il 9 dicembre 1942, con dichiarazione di morte presunta del 18 dicembre 1966; Angelo Gaiardoni, nato a Castelnuovo veronese il 15 dicembre 1919, del 6° Reggimento Alpini, disperso in combattimento a Opyt in Russia nel 1943 e Guerrino Vantini, nato a Sona l’11 aprile 1919, del 79° Reggimento Fanteria Roma, disperso per fatto d’armi sul fronte russo il 10 dicembre 1942.

Per San Giorgio Salici i dispersi furono Domenico Fasoli, nato nel 1912, del 260° Reggimento Fanteria, disperso il 16 febbraio 1943 in combattimento a Dreznica in Croazia; Enrico Oliosi, nato a Sona il 13 marzo 1915, caporale del 9° Reggimento Alpini, disperso sul fronte russo in combattimento il 24 dicembre 1942; Francesco Anselmi, nato a Badia Calavena il 17 agosto 1922, del 6° Reggimento Alpini, disperso per fatti d’armi a Lagawore in Russia il 31 gennaio 1943; Luigi Lonardi, nato a Sona il 29 dicembre 1916, del 9° Reggimento Artiglieria d’Armata, scomparso il 21 dicembre 1943 con dichiarazione di morte presunta dell’8 novembre 1964; Andrea Turrina, nato a Desenzano il 14 febbraio 1920, disperso il 19 dicembre 1942 in Russia con dichiarazione di morte presunta del 1953; Sante Lorenzi, nato a Veronuova (Brescia) il 9 dicembre 1907, Brigadiere dei Carabinieri, scomparso il 31 gennaio 1943 in Russia e Giuseppe Montresor, nato a Sona il 6 novembre 1919, del 2° Reggimento Artiglieria Alpina, disperso per fatto d’armi a Slononwska in Russia il 26 gennaio 1943.

Per Lugagnano i dispersi furono Mario Bonvicini, nato a Sona il 3 dicembre 1920, del 6° Reggimento Alpini, disperso in combattimento nella battaglia di Postojalyj in Russia il 19 gennaio 1943, Gino Zanin, nato ad Isola Vicentina il 3 ottobre 1921, del 6° Reggimento Alpini, disperso in combattimento a Logovac in Russia il 31 gennaio 1943; Giuseppe Ortombina, nato il 6 dicembre 1915, del 79° Reggimento Fanteria, disperso in Russia il 19 dicembre 1942; Guglielmo Toschi, nato l’8 agosto 1910 a Seveso (Milano), del 79° Reggimento Fanteria, disperso in combattimento in Russia la terza decade di dicembre del 1942; Albino Rudari, nato a Sona il 25 giugno 1914, del 17° Reggimento Genio, dichiarato irreperibile dal Distretto Militare di Verona il 9 gennaio 1947, con dichiarazione di morte presunta del 27 febbraio 1963 e Riccardo Perina, nato a Sona il 30 aprile 1922, del 6° Reggimento Alpini, disperso per fatto d’armi a Nikolajewka in Russia il 26 gennaio 1943.

Per Palazzolo i dispersi furono Alberto Ambrosi, nato a Sona il 16 dicembre 1920, Sergente cannoniere, scomparso in mare il 9 settembre 1943 in località Bocche di Bonifacio in Sardegna; Gino Bagnara, nato a Verona il 19 giugno 1904, Carabiniere 194° sezione carrata e motorizzata, disperso il 31 gennaio 1943 a Radtscheuskcie, Tscherkowo; Gaetano Fasoli, nato a Bussolengo il 6 gennaio 1914, 156° Divisione Fanteria Vicenza, disperso in Russia per fatti d’armi fra il 20 ed il 31 gennaio 1943; Umberto Giarola, nato a Peschiera il 26 febbraio 1920, Caporale maggiore della Divisione Fanteria “Ravenna”, disperso in combattimento a Filonowo, ansa del Don, in Russia il 7 dicembre 1942; Achille Zoccatelli, nato a Sommacampagna il 28 gennaio 1911, del 225° Reggimento Fanteria Ascoli Piceno, disperso per fatto d’armi sul fronte Africa Orientale Italiana il 10 marzo 1941; Guerrino Zoccatelli, nato a Sona il 28 maggio 1921, del  6° Reggimento Alpini, disperso in combattimento a Malakjewka in Russia il 24 gennaio 1943; Mario Vicolo, nato l’8 dicembre 1912 a Villafranca, del 79° Reggimento Fanteria, disperso nel fatti d’armi a Dreonica in Croazia il 16 febbraio 1943 e Guido Bellè di Vittorio, nato a Sona il 15 giugno 1912, del 17° Reggimento Artiglieria motorizzata Sforzesca, disperso per fatto d’armi a Kamenka il 20 dicembre 1942.

Il dramma del Milite Ignoto e dei dispersi colpì tutti gli eserciti in conflitto. Durante la Grande Guerra a Lugagnano, in località Beccarie, fu eretto un enorme campo di concentramento dove molti “ignoti”, non registrati, morirono a causa delle tragiche condizioni igieniche ed alimentari. Negli anni immediatamente successivi al termine del primo conflitto mondiale molte furono le richieste da parte del Ministero della Guerra o direttamente da ambasciate straniere per avere informazioni di militari che sarebbero transitati dal campo di concentramento suddetto.

Due riscontri documentali ci confermano che furono in tanti a scomparire in quel campo di concentramento.

Il 9 luglio 1921 l’addetto militare della legazione della Repubblica Cecoslovacca di Roma chiese “all’Ufficio dello Stato Civile di Lugagnano” notizie del militare Franz Sadransky, nato nel 1877 a Cizof in Moravia “il quale è stato internato nell’anno 1918 nel Campo di Concentramento P.G. di Codesto Comune”.

Il 19 maggio 1923 la Direzione Generale Leva e Truppa chiese al Comune se avesse notizie del militare Rudolf Vanek, nato nel 1884, che aveva segnalato la sua presenza a Lugagnano di Sona il 24 novembre 1918, senza più dare alcun altro riscontro.

In entrambi i due casi il Comune comunicò che non disponeva di alcuna informazione, ma “siccome parte di detta frazione dipende dal comune di S. Massimo all’Adige si ha motivo di credere che siano morti in quel territorio”.

Un secondo riscontro documentale fa intuire, peraltro, quanto fu pietoso e gravoso portare ristoro al dolore delle famiglie che non avevano ancora ricevuto propri famigliari in ritorno dalle aree di guerra, garantendo nello stesso tempo cura e suffragio alle salme di chi risultava sepolto nel Comune.

Nel cimitero di Lugagnano fu aperta una fossa comune per ricevere i molti deceduti provenienti dal suddetto campo di prigionia. Ma alcuni di essi furono registrati e sepolti singolarmente.

Il 15 luglio 1921 l’Ufficio Militare Cura ed Onoranze Caduti in Guerra scrisse al Sindaco del Comune di Sona: “Nel cimitero di Lugagnano di codesto Comune risultano esistenti le tombe militare dei soldati presenti nello specchio allegato:
1-Godollei Ladlo, morto l’8/12/ 1918
2-Worona Wazil, morto l’8/12/1918
3-Balaveda Francesco, morto l’8/12/1918
4-Varca Govan, morto il 29/11/1918
5-Raci Focaini, morto il 29/11/1918
6-Dozzate Armendo, morto il 26/11/1918
7-Mangù Iames, morto l’8/12/1918
8-Cala Franz, morto il 9/12/1918″.

La nota proseguiva: “Trattandosi di un piccolo numero, secondo le istruzioni Superiori ricevute, questo Ufficio non procederà alla vera e propria convenzione di consegna, ma con la presente lettera informativa, intende di affidare all’interessamento dei codesta Autorità Municipale , ed al culto della popolazione civile, la buona manutenzione delle sepolture, senza distinzione fra quelle di militari italiani o appartenenti all’Esercito nemico, perché tutti diedero la vita compiendo il loro altissimo dovere”.

L’Ufficio Militare Cura ed Onoranze Caduti in Guerra chiedeva poi che le sepolture fossero conservate intatte fino al 31 dicembre 1930 con tutti i segni di riconoscimento, salvo l’intervento di parenti che intendessero trasferire la salma in altro cimitero, oppure risistemarla in altra bara o altro sito dello stesso cimitero. La nota concludeva ricordando che le Autorità civili erano tenute, sul posto o per corrispondenza, a fornire tutte le informazioni richieste relativamente a quelle tombe.

Nell’immagine sopra, una mappa delle sepolture nel vecchio cimitero di Lugagnano dei Caduti indicati nella nota dell’Ufficio Militare Cura ed Onoranze Caduti in Guerra. Sotto, il documento che li elencava.