30 maggio 1956, come oggi una processione a Sona per il ritrovamento della statua della Madonna

Maggio è per i credenti il mese dedicato alla devozione alla Madonna. Di tutti i mesi mariani che si sono succeduti nella storia di Sona capoluogo, senza dubbio quello che merita di essere ricordato ancora oggi fu quello del 1956, per un gesto sacrilego compiuto da un teppista.

Due anni prima, nel 1954, era stato edificato in via Mangano un capitello dedicato alla Madonna Immacolata, a ricordo dell’anno mariano (tra le foto sotto, come appare oggi). Artefice della struttura fu Guglielmo Castioni, un artigiano locale che costruiva vasi, portavasi e altri addobbi per il giardino a forma di tronchi o rami d’albero, ma usando come materiale di costruzione il cemento.

All’interno fu posta una statua della Vergine che, purtroppo, due anni dopo fu fatta oggetto di un vergognoso atto vandalico: un ignoto balordo la prelevò e andò a scagliarla a cento metri di distanza giù da un dirupo. L’empio gesto suscitò un’ondata di indignazione, e ne parlò anche la stampa cittadina sulle pagine del giornale “Verona Fedele”.

Il 30 maggio (sessantasei anni fa, come oggi) intervenne anche il vescovo di Verona, che giunse a Sona per celebrare una funzione religiosa. La sequenza di foto storiche che pubblichiamo mostra il presule, Monsignor Giovanni Urbani, alla guida della processione che dalla chiesa si diresse al capitello profanato.

Come si vede, il ritrovamento e il ricollocamento della statua della Madonna suscitarono una  manifestazione di religiosità popolare molto partecipata. La presenza del vescovo fu vissuta dai sonesi come un grande onore.

La lista delle immagini inizia con l’arrivo dell’alto prelato a Sona, accompagnato dal tassista Italo Cavalli, accolto dal parroco don Cesare Poli. La processione si snoda lungo via Mangano (si vedono anche i sacerdoti don Achille Leoni coadiutore del parroco di Sona, e don Pietro Fattori parroco di Palazzolo). Monsignor Urbani rivolge un discorso al corteo che si accalca attorno al capitello e, infine, impartisce la benedizione finale.