25 aprile: la Liberazione e le strade della memoria a Sona

Street sign reading 'Via 26 Aprile' mounted on a beige, cracked wall of a building with decorative architectural details and a security camera in the upper left corner.

Il 25 aprile è una data incisa nella storia d’Italia e, nel nostro territorio, anche nella pietra delle targhe stradali. Ottant’anni fa, nel 1945, quel giorno segnò la liberazione dall’occupazione nazista e il punto di arrivo della Resistenza al nazifascismo. Da allora, ogni anno, l’Italia lo ricorda come una soglia: un prima fatto di violenza, dittatura e guerra, e un dopo che ha provato a rimettere insieme il Paese e la sua dignità.

Nel Comune di Sona, però, la memoria non corre su un’unica via. Anzi: si sdoppia, e lo fa in modo curioso. A Palazzolo la strada porta la data esatta: via 25 Aprile. A Lugagnano, invece, la targa racconta un piccolo scarto: via 26 Aprile. Non fu una distrazione, ma una scelta voluta, nata da una regola pratica (nel Comune non possono esserci due vie con lo stesso nome) e da un fatto locale preciso, che rende quel “26” tutt’altro che casuale.

Quella data venne preferita perché fu il 26 aprile il giorno del passaggio, nella frazione, dei primi reparti anglo-americani diretti verso il nord e verso il lago di Garda, mentre inseguivano l’esercito tedesco in ritirata. Arrivarono da via De Amicis salendo da Dossobuono, passando dal passaggio a livello. In corte Beccarie regalarono la cioccolata ai bambini. È una memoria concreta, quasi da cronaca: la guerra che scivola via, i convogli che avanzano, l’aria che cambia, e una comunità che capisce – vedendolo con i propri occhi – che l’occupazione sta finendo davvero.

C’è poi un altro elemento che pesa, e che dà alla vicenda di Lugagnano un significato ancora più netto. Quella strada, in precedenza, era stata intitolata “via 28 ottobre”, a ricordo della “marcia su Roma” del 1922, uno dei simboli fondativi del Regime fascista. Nel dopoguerra, l’amministrazione comunale insediata dal Comitato di Liberazione Nazionale (C.L.N.) scelse di voltare pagina anche così: cambiando un nome, cancellando un riferimento, sostituendo una celebrazione del potere con una data legata alla liberazione e al ritorno della libertà.

Il quadro in cui tutto questo avvenne era febbrile e tragico insieme. L’Italia arrivava a quei giorni dopo l’armistizio firmato l’8 settembre 1943, che aveva spaccato il Paese tra nord e centro-sud e aperto la stagione della Repubblica di Salò. Aprile 1945 fu un mese di eventi ravvicinati, decisivi anche per l’assetto futuro dell’Europa. I due Regimi, fascista e nazista, crollarono con la morte di Benito Mussolini il 28 aprile e di Adolf Hitler il 30 aprile. Date che restano come chiodi nella cronologia di quei giorni, ma che, soprattutto, raccontano la fine di un’epoca costruita su violenza e propaganda.

Nel Comune di Sona, in quel clima di passaggio, il 29 aprile si insediò la nuova Giunta/Consiglio nominata dal C.L.N., guidata dal sindaco Giuseppe Manzini, artigiano, comunista di San Giorgio in Salici. La composizione dell’amministrazione – dettagliata nell’elenco dei nominativi e delle professioni – restituisce una fotografia sociale precisa: agricoltori, meccanici, capimastri, ferrovieri, insegnanti, impiegati, artigiani. Una politica che, in quel momento, si mescolava alla vita concreta delle persone e alle loro mani: non una classe distante, ma un pezzo di comunità chiamato a ricominciare.

Ricordare il 25 aprile, qui, significa anche tenere insieme le storie di chi ha pagato il prezzo più alto. I caduti di una guerra tremenda, chi ha vissuto lutti e sofferenze, chi ha sopportato mesi di prigionia, chi è tornato con ferite che non si chiudono. E significa ricordare che, anche quando le date diventano nomi di strade, non sono mai soltanto numeri: sono vite, scelte, strappi, e il tentativo faticoso di rimettere in piedi un Paese.

Alla fine, queste ricorrenze chiedono anche un pensiero che non resti bloccato nel passato. L’idea che le guerre siano un delitto contro l’umanità suona come un principio semplice, quasi ovvio. Eppure appare più dura da sostenere quando il mondo continua a registrare conflitti e liste interminabili di morti e feriti, tra militari e civili. Proprio per questo, date come il 25 aprile non sono soltanto memoria: sono un avvertimento. E, nel nostro Comune, lo diventano anche attraverso due targhe diverse, vicine e complementari, che obbligano a guardare la Storia da un angolo locale, senza smettere di vedere il resto.

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Renato Salvetti
Nato a Rovereto (Trento) il 24 maggio 1940, ha conseguito il diploma di ragioneria a Verona. Sposato, con tre figli, ha svolto l’attività di dirigente d’azienda. È stato per quindici anni un amministratore comunale come assessore e sindaco di Sona. È storico delle vicende del Comune ed è autore di pubblicazioni sulla storia recente e dei secoli passati del territorio di Sona e dell’area veronese.