24 marzo 1946, settant’anni fa come oggi le donne per la prima volta alle urne anche a Sona

Fu lungo e tormentato il percorso per la concessione del voto femminile in Italia.

Quando, con la legge 30 giugno 1912 n. 666, fu votato in Italia il suffragio universale maschile, la Camera dei Deputati respinse la concessione del voto alle donne.

Dopo pochi anni al termine della Grande Guerra, durante la quale le donne avevano sopperito alla carenza di uomini in tutte le attività lavorative, si guadagnarono la legge n. 1176 del 17 luglio 1919 ed il pieno esercizio dei diritti civili e di essere ammesse ad esercitare tutte le professioni e a coprire tutti gli impieghi pubblici, con esclusione di quelli giurisdizionali, di potestà politiche o che attenevano alla difesa dello Stato, ma non il diritto al voto.

Nel 1925 si aprì uno spiraglio con legge n. 2125 del 22 novembre. Il Parlamento modificò l’art. 24, della legge in vigore, sostituendolo con tre nuovi articoli con i quali si previde l’iscrizione nelle liste elettorali amministrative delle donne, con norme più restrittive rispetto agli uomini. Avrebbero potuto iniziare a votare nelle elezioni comunali e provinciali successive, il 31 maggio 1926, in sezioni separate.

Il manifesto delle elezioni a Sona del 24 marzo 1946, con le tre liste partecipanti
Il manifesto delle elezioni a Sona del 24 marzo 1946, con le tre liste partecipanti

Tale diritto non fu mai esercitato però per l’ entrata in vigore della legge n. 237 del 4 febbraio 1926, che soppresse le elezioni democratiche anche per gli uomini.

Si dovette attendere la caduta del Regime per riparlare di voto alle donne. Il 31 gennaio 1945, venne emanato il decreto legislativo luogotenenziale n. 23 che conferì loro il diritto di voto.

Il decreto Bonomi tuttavia non fece menzione dell’elettorato passivo, cioè della possibilità di essere anche elette. A distanza di un anno venne concesso il diritto alla loro eleggibilità con decreto n. 74 del 10 marzo 1946. Da questa data in poi le donne poterono considerarsi cittadine con pieni diritti. 

Le prime elezioni amministrative alle quali le donne italiane furono chiamate a votare si svolsero a partire dal 10 marzo 1946 in 5 turni, mentre le prime elezioni politiche alle quali ebbero accesso, furono quelle del 2 giugno 1946 , il Referendum Istituzionale Monarchia-Repubblica.

A Sona le prime elezioni amministrative comunali, dopo la caduta del Regime, si tennero il 24 marzo 1946, settant’anni fa come oggi, in quattro seggi, uno per frazione. Su 3.843 elettori votò l’87,6% e le donne non “sfigurarono” nel confronto.

Infatti votò l’86,0% delle 1.848 elettrici contro l’89,0% degli uomini. A Sona votarono il 90,6% uomini e l’87,2% delle donne, a Palazzolo l’88,0% degli uomini e l’85,6% delle donna, a Lugagnano l’88,0% degli uomini e l’88,3% delle donne (che quindi votarono in percentuale maggiore degli uomini) e a S. Giorgio in Salici il 90,0% degli uomini e l’84,3% delle donne.

In Europa l’Italia non è stata l’ultima nazione a concedere il voto alle donne. Infatti la Svizzera lo concesse nel 1971 ed il Portogallo nel 1976. I paesi nordici, con in testa la Danimarca, lo avevano concesso però fra il 1913 ed il 1918.

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