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Il 23 luglio del 1848 si combatté anche a Sona una delle fasi della prima guerra d’indipendenza. Per i particolari di quella cruenta battaglia, avvenuta in quel giorno, rimandiamo ai trattati di storia. In questa sede ci limitiamo a riportare un solo episodio, perché degno della sceneggiatura di un film  o della trama di un racconto.

 

Alcune truppe austriache, giunte in una zona tra il cimitero di Sona e il santuario di Madonna del Monte, furono assalite dai soldati piemontesi guidati dal generale Menthon D’Aviernoz. Costretti ad indietreggiare sotto l’impeto delle baionette sabaude, essi pensarono di cavarsela ricorrendo ad un vile stratagemma. Alcuni austroungarici si travestirono da militari piemontesi, e avanzarono sventolando la bandiera tricolore  e gridando “Viva l’Italia, viva i nostri fratelli”.

 

Purtroppo i nostri caddero ingenuamente nel tranello e uscirono allo scoperto per andare loro incontro, così che furono colpiti dalle fucilate nemiche. Lo stesso generale D’Aviernoz venne gravemente ferito, e cadde da cavallo. Subito un austriaco si precipitò per finirlo, ma un soldato piemontese fece da scudo con il proprio corpo, e morì al posto del suo superiore. Fatto prigioniero, l’ufficiale rifiutò di consegnare le armi al nemico, esclamando: “Io non cedo la spada ai traditori”.

 

Diciamo la verità: se quello stratagemma truffaldino fosse stata opera dei nostri soldati, a tutti verrebbe da pensare: “I soliti italiani, che vogliono sempre fare i furbi”. Ma a compierlo furono gli austriaci, noti per la loro teutonica serietà. A meno che… E’ risaputo che nelle file imperiali militavano molti italiani, abitanti del Lombardo-Veneto. Che siano stati loro a  suggerire la bella pensata?

 

Venendo ai giorni nostri, va dato atto che la comunità di Sona non ha mai dimenticato quella giornata eroica, anzi l’ha più volte commemorata. Nel 1903 fu collocata su un muro di via Roma, presso l’entrata di Villa Trevisani, una lapide a ricordo dell’operato del Secondo Reggimento Fanteria durante alcuni fasi di quel 23 luglio 1848. Una trentina d’anni fa l’Associazione dei Fanti di Sona pensò di abbellire il proprio monumento, inaugurato nel 1978 in via del Sole, traslocando quella lapide in tale sede. Infine, il 23 luglio 1998 anche l’Amministrazione Comunale volle porre una targa commemorativa sul muro del cimitero del capoluogo, per celebrare il centocinquantesimo anniversario di quella memorabile battaglia in cui si lottò e si morì per l’unità d’Italia.

  

Nelle foto i fanti di Sona (in primo piano Massimiliano Dolci) quando staccarono la lapide di via Roma e la lapide posta nel monumento al Fante.