22 aprile, Giornata della Terra: l’ovvio che continuiamo a non vedere

Statue of an astronomer looking through a telescope at Earth rising over a sunset valley, with wind turbines in the distance and a girl watching from behind a tree.

22 aprile, Giornata della Terra. Quante ovvietà: riscaldamento globale, effetto serra, uso eccessivo delle risorse. Tanto per fermarsi a ciò che è più evidente, negazionisti nonostante. Ma fu negato anche che la Terra girasse intorno al Sole, qualche secolo fa. Fecero addirittura un processo, con una vittima illustre: Galileo Galilei, padre del metodo sperimentale, che dovette abiurare per avere salva la vita. I giudici ciechi di allora. Li guardiamo oggi con sufficienza, dall’alto dei secoli trascorsi e delle prove scientifiche raccolte nel tempo: la Terra ruota intorno al Sole, ovvio.

Tra quattrocento anni chissà cosa diranno di noi. Di quanto siamo stati ciechi, di quanto non abbiamo voluto cogliere l’evidenza di ciò che era ovvio attorno a noi. E chissà come sottolineeranno la presenza di voci che si erano levate, di scienziati, climatologi, geografi, attivisti. Gli illuminati che avevano tentato di far comprendere la verità. 

Già. La cecità di oggi è nel non voler mettere metaforicamente la Terra al centro: posizione galileiana capovolta. Abbiamo perso la memoria atavica del muto contatto con le cose, quando le percepivamo nella notte dei tempi senza ancora dare loro un nome. I sensi che percepivano, il contatto con una minima parte del Tutto che ci faceva sentire l’appartenenza al Tutto. L’appartenenza, non il dominio. Una ovvietà anche questa. Che conosciamo, ma che ci risulta assolutamente scomoda nel quotidiano. Per le scelte che implica, per lo sforzo di reimpostazione di abitudini e di consumi che, per quanto recenti, sono già ben consolidati per gli agi che ne derivano.

Ma è vero benessere quello attuale? O il benessere autentico che abbiamo sperimentato nell’esistenza contemporanea è in quella passeggiata nel bosco, in quel tramonto silenzioso, in quella bellezza naturale che ormai ci è così distante da essere confinata nei momenti del tempo libero, della vacanza? Cioè l’ovvietà dell’equilibrio è diventata un’eccezionalità?

Appartenenza. E’ una parola centrale nell’epoca dell’Antropocene, la nuova era geologica in cui siamo diventati una forza potentissima, capace di stravolgere la Terra. Noi apparteniamo alla Terra. Non è lei che ci appartiene. Insieme siamo un sistema vivente. Questo è il senso del 22 aprile. Poi possiamo snocciolare tutte le argomentazioni conseguenti. Ma prima della razionalità dobbiamo sentire. Dobbiamo sentirla.

La dobbiamo sentire nostra, questa Terra. Cominciando da piccoli. Ma come ce la spiegano sui banchi di scuola? Uno studio mnemonico, un massa di toponimi, numeri e dati che sarà sempre fuori di noi. Le geografie personali dove sono? Il legame con i luoghi, il significato che il singolo e la comunità attribuiscono non sono forse anch’essi importanti nella formazione di una cittadina e di un cittadino attivo?

E’ evidente la necessità di ricostruire anche nello studio scolastico un dialogo rispettoso. Utopia? No, realtà. Perché le Nuove Indicazioni Nazionali per il primo ciclo di istruzione hanno messo nero su bianco che la geografia del soggetto, la sua relazione emozionale e sentimentale con i luoghi deve diventare oggetto di riflessione a scuola. E’ una novità da addetti ai lavori, da docenti? No, è una novità per la società: significa crescere generazioni capaci di leggere come la Terra racconti se stessa dentro di noi.

Significa capire che la Terra è nostra, nell’accezione migliore del termine. E che noi siamo suoi. Significa sentire spontaneamente il bisogno della cura verso ciò che ci appartiene e da cui dipende il nostro benessere. L’augurio migliore allora che possiamo fare alla Terra nella sua giornata, e che possiamo farci, è che la sua tutela diventi così preziosa ai nostri occhi da diventare argomento inutile da trattare. Ovvio.

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Luisa Fazzini
È docente di Lettere nella scuola secondaria di I grado dal 2001. Negli ultimi anni ha scelto di dedicarsi, prima prevalentemente e ora esclusivamente, all’insegnamento della Geografia. Si occupa di formazione, ha vinto due premi regionali scolastici ARPAV per progettazione ambientale in qualità, è membro del Consiglio Nazionale AIIG (Associazione Italiana Insegnanti di Geografia), è referente per l’educazione per Slow Food Veneto, cura la rubrica on line “Geografica. La didattica della meraviglia” per la rivista Erodoto 108 e pubblica percorsi didattici con Erickson, Loescher e Rizzoli.