21 febbraio 2020: Un anno fa la tempesta Covid investiva anche a Sona

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La drammatica vicenda Covid a Sona si apre venerdì 21 febbraio 2020, esattamente un anno fa come oggi, quando la notizia dei primi due contagiati in Veneto, un 67enne di Mira e un 67enne di Vo’ Euganeo, inizia a creare un certo allarme. E anche a Sona qualcuno comincia a porsi la domanda se vi sia un effettivo pericolo.

Il giorno dopo, sabato 22 febbraio, a testimoniare infatti il crescere della tensione, il sindaco di Sona emette un comunicato nel quale spiega che “La creazione e la diffusione di notizie che generano un procurato allarme sono reato. I sindaci e le Ulss sono in contatto costante. Le notizie ufficiali vi verranno date da loro. Non divulgate notizie false”. A scatenare il panico un messaggio vocale, che fa il giro di tutte le chat locali, dove una donna indica con certezza la presenza di due casi presso l’Ospedale Pederzoli di Peschiera, arrivando addirittura a consigliare di non recarsi presso quella struttura ospedaliera.

A distanza di un solo giorno, domenica 23 febbraio, arriva il primo dei tanti provvedimenti che si susseguiranno in questo drammatico anno. Ed è un provvedimento grave: Presidente del Consiglio Conte e Governatore del Veneto Zaia sospendono fino al primo marzo manifestazioni o iniziative di qualsiasi natura, chiudono tutte le scuole, musei, viaggi di istruzione. Sospesa anche la partecipazione dei fedeli alle messe e alle altre celebrazioni religiose. Per la prima volta si prevede anche l’obbligo di usare la mascherina, se solo si sospetta di essere malato o si assiste persone malate.

Nella serata di quella concitata domenica il Sindaco di Sona fa quindi chiudere il cinema presente presso il Centro Commerciale La Grande Mela, al termine delle proiezioni in corso. Anche il SOS di Sona riceve precise indicazioni su come gestire i pazienti in caso di sospetto di patologia infettiva e su quali protocolli mettere in campo da parte delle ambulanze in caso di chiamata per caso sospetto di Covid-19.

Dopo una settimana nella quale si fanno più preoccupanti le notizie sul diffondersi del contagio, pur ancora molto limitato, arriva la decisione di prorogare la chiusura le scuole fino all’otto marzo, e prende il via anche a Sona la didattica a distanza, che tanto ha fatto discutere in questi mesi. Le scuole non riapriranno più fino al nuovo anno scolastico.

Mercoledì 4 marzo si registra il primo caso di positività a Sona, è lo stesso sindaco Mazzi a informarne il Baco: “L’autorità competente mi ha comunicato questa mattina che una persona del nostro territorio è risultata positiva al test ‘Coronavirus Covid-19’ e che è stata posta in isolamento fiduciario. Immediatamente sono state attivate le misure di contenimento previste dai protocolli”. Il nostro territorio entra con entrambi i piedi nell’emergenza.

Lunedì 9 marzo il sindaco sospende ogni attività del Corpo Bandistico di Sona, disponendo inoltre la chiusura del Centro Anziani e della Baracca Friuli a Lugagnano e gli impianti sportivi. Blindato anche l’accesso agli uffici comunali, con regole stringenti. La sera del medesimo giorno, ed è un momento cruciale della crisi, il Presidente del Consiglio Conte firma un nuovo DPCM che estende le restrizioni della “zona rossa” all’intero territorio nazionale.

Oltre a confermare tutte le chiusure, limita l’attività di ristorazione e bar dalle 6 alle 18, con obbligo di garantire la distanza di un metro e di evitare gli assembramenti. Prevista anche la chiusura di tutti i centri commerciali e dei mercati nei giorni prefestivi e festivi. Arriva con questo decreto anche la prima, pesante, limitazione agli spostamenti, che sono consentiti solo per comprovate esigenze lavorative o situazioni di necessità, ovvero per spostamenti dovuti a motivi di salute. Nascono le autocertificazioni, che tanto hanno segnato le nostre vite in questo anno, e prende il via il duro lockdown, che terminerà solo più di due mesi dopo, il 18 maggio.

Passano due giorni e la sera di mercoledì 11 marzo il Presidente del Consiglio dei Ministri annuncia un nuovo Decreto, che impone fino al 25 marzo la chiusura di tutte le attività commerciali al dettaglio. Anche a Sona quindi abbassano le serrande tutti i negozi, i centri commerciali con i negozi presenti al loro interno e i reparti di vendita di beni non di prima necessità; i mercati sia su strada che al coperto bar, pub, ristoranti di ogni genere; attività artigianali di servizio, come parrucchieri, estetisti. Chiudono anche tutti gli alberghi e ogni altra attività destinata alla ricezione, come ostelli, agriturismi. Chiude anche l’anagrafe di Lugagnano.

Giovedì 12 marzo salgono a due i casi accertati di contagio a Sona, diventano cinque il giorno seguente. Venerdì 13 marzo il sindaco Mazzi ordina la chiusura tutti i parchi e parchetti pubblici del territorio sonese. Vengono chiuse anche le piazzole ecologiche, garantendo la raccolta dei rifiuti porta a porta. Domenica 15 marzo, non potendo celebrarsi le messe, davanti alla chiesa parrocchiale di Sona viene collocata la statua di San Rocco.

Parchi e parchetti chiusi nel Comune di Sona.

Martedì 17 marzo il Ministero dell’Interno emana il secondo modulo di autocertificazione e il sindaco Mazzi con ordinanza vieta l’accesso ai percorsi ciclopedonali, alle strade vicinali di uso pubblico, eccetto che ai frontisti, alle aree verdi comunali anche non recintate e l’utilizzo delle panchine su tutto il territorio. La morsa della quarantena si stringe sempre più. Il giorno seguente, con un’impennata, salgono a 14 i positivi a Sona, il giorno dopo saranno 17.

Venerdì 20 marzo arriva la nuova ordinanza del sindaco Mazzi che restringe ulteriormente le possibilità di spostamenti. Viene infatti vietato lo svolgimento di attività sportiva e motoria, comprese le passeggiate. L’ordinanza, inoltre, limita lo spostamento per la gestione degli animali domestici ai 400 metri.

Sabato 21 marzo salgono a 19 i contagiati nel Comune di Sona. Da quel sabato il Baco, in accordo con il Sindaco, pubblicherà ogni giorno per tutto il periodo della crisi il numero dei positivi a Sona. Da domenica 22 marzo la sede degli Scout di Lugagnano inizia ad ospitare alcuni infermieri e operatori sanitari dell’ospedale di Villafranca. Da pochi giorni, infatti, il Magalini era stato regolamentato per ricoverare solamente pazienti affetti da coronavirus.

Mercoledì 25 marzo la Protezione Civile di Sona inizia la distribuzione casa per casa delle mascherine inviate dalla Regine Veneto e donate da un imprenditore locale. Venerdì 27 marzo si registra purtroppo il primo deceduto per Covid a Sona. Nei fine settimana iniziano a girare per le strade i mezzi della Protezione Civile con la voce del Sindaco registrata che ricorda l’obbligo di restare in casa.

Volontari della Protezione Civile di Sona distribuiscono alla popolazione le mascherine.

Il primo aprile il Presidente del Consiglio dei Ministri Conte conferma con Decreto tutte le restrizioni alla possibilità di uscire di casa. Il Sindaco Mazzi il giorno seguente ribadisce il divieto anche per i genitori di bambini piccoli di far fare loro una breve uscita all’aria aperta.

Domenica 5 aprile vengono stabiliti i criteri per la distribuzione dei 95.500 euro arrivati dal Governo, che verranno devoluti alle fasce più deboli della cittadinanza sotto forma di buoni per far fronte alle spese di genere alimentare. I buoni verranno destinati a quei soggetti o nuclei familiari che possiedono gravi difficoltà nel rifornirsi nel brevissimo periodo di generi alimentari o prodotti di prima necessità.

Domenica 12 aprile la comunità di Sona vive la Pasqua più strana della sua storia, tutti chiusi in casa senza la possibilità di partecipare alle celebrazioni religiose e di trovarsi tra parenti e amici. Il Baco dà voce ai Parroci delle quattro parrocchie del Comune, che propongono sul nostro sito una meditazione ciascuno sui significati di questa drammatica Pasqua per unire, almeno virtualmente, la nostra comunità attorno alla preghiera.

Martedì 14 aprile arriva la prima, timida, concessione dopo settimane di lockdown duro. Il Sindaco di Sona Mazzi emana una nuova Ordinanza, che si affianca a quella del Governatore del Veneto Luca Zaia: si può uscire di casa per prendere una boccata d’aria, ma restando a un massimo di 400 metri dalla propria abitazione.

Lunedì 20 aprile i positivi a Sona sono 56, inizia lentamente la flessione della curva dei contagi. Lo stesso giorno con un’Ordinanza il Sindaco di Sona permette la riapertura dei mercati all’aperto di Lugagnano e di Palazzolo. Nei due mercati però è permessa, per ora, solo la vendita dei generi alimentari. Riaprono anche le piazzole ecologiche per tutti i rifiuti, tranne quelli del porta a porta.

Il mercato di Lugagnano in tempi di pandemia (Foto Pachera)

Venerdì 24 aprile entra in vigore la nuova Ordinanza del Governatore Zaia che dà via libera alla vendita del cibo per asporto. Altra novità riguarda le aperture di librerie, cartolerie e negozi di abbigliamento per bambini e dei cantieri delle opere pubbliche. Permessa anche la coltivazione del terreno per uso agricolo per autoconsumo oltre i limiti comunali. Piccoli segnali, ma che permettono di iniziare a sperare.

Con una conferenza stampa di domenica 26 aprile il Presidente del Consiglio Conte anticipa i contenuti del nuovo DPCM, che da il via alla fase 2 dell’emergenza coronavirus. Molte le novità che entrano in vigore da lunedì 4 maggio. Rimangono consentiti solo gli spostamenti motivati da comprovate esigenze lavorative o situazioni di necessità o per motivi di salute ma la vera novità è la possibilità di spostarsi per visite mirate ai congiunti. Su cosa significhi il termine “congiunti” si apre una grande discussione: Inizialmente sembrava potessero essere solo genitori e figli, nonni e nipoti, ma nel corso di pochi giorni la definizione di congiunti viene estesa fino ai cugini e a comprendere anche fidanzati. Rimane l’obbligo di autocertificazione. Possibile anche passeggiare e fare attività sportiva lontano dalla propria abitazione, purché con tutte le prescrizioni di sicurezza.

Lunedì 18 aprile, dopo più di due mesi di chiusure, di lockdown, di impossibilità di uscire e di incontrarsi, di serrande abbassate e servizi non accessibili, Sona, come il resto d’Italia, torna finalmente ad una (quasi) normalità. A dare il segnale forte è proprio la scomparsa delle autocertificazioni, che implica la possibilità per ciascuno di potersi spostare indipendentemente dai motivi per cui ci si sposta. Rimane l’obbligo delle distanze interpersonali, di portare la mascherina, indossata e a coprire naso e bocca, con i guanti o una soluzione detergente in tasca. E rimane il divieto di uscire dalla regione, che viene tolto solo il 3 di giugno.

Riprende anche la possibilità di partecipare alle celebrazioni religiose, con una serie di prescrizioni forti che costringono le nostre quattro parrocchie ad organizzarsi, tra prenotazioni, accessi contingentati e volontari a gestire il tutto: la risposta dei nostri concittadini è però forte e sono in tanti a tornare a vivere la messa in presenza.

Il 18 aprile riaprono finalmente anche bar, ristoranti, parrucchiere, estetisti, commercio al dettaglio e strutture ricettive.

E’ il 24 giugno la data nella quale Sona torna ad avere zero contagi. Tre settimane dopo, domenica 12 luglio, il nostro Comune torna però a registrare un nuovo positivo. “Ho avuto la comunicazione nel report di oggi di questo nuovo caso sul territorio. È la dimostrazione che nulla è finito e che non dobbiamo mai abbassare la guardia – commenta al Baco il sindaco Mazzi -. Sta girando troppa assurda convinzione di un virus ‘inventato’ quando i dati mondiali ne danno quotidianamente purtroppo dimostrazione contraria”.

Il timore di un possibile ritorno della pandemia in maniera più aggressiva – come poi sarà – comincia a farsi concreto, tanto che il 16 luglio il Prefetto di Verona Donato Giovanni Cafagna chiede ai Sindaci e alle forze dell’ordine di intensificare i controlli su attività commerciali ed esercizi pubblici.

Nel frattempo, diventa sempre più urgente il problema della riapertura delle scuole. Giovedì 20 agosto arrivano nel Plesso di Palazzolo dell’Istituto Comprensivo Virgilio di Sona i nuovi banchi singoli, acquistati dal Comune di Sona. La settimana successiva verranno completati tutti i plessi dell’Istituto e si procederà anche con il Plesso di Lugagnano. Proseguono anche i lavori di edilizia leggera messi in atto dal Comune per adeguare alcune aule, allestire un nuovo bagno per ragazzi disabili, rimuovere materiali e liberare spazi.

I banchi singoli arrivati a Palazzolo.

Dopo una vera e propria corsa contro il tempo, lunedì 14 settembre la campanella della riapertura delle scuole finalmente suona per la maggior parte degli studenti italiani e così anche per quelli sonesi. Una riapertura che non era di certo scontata. I due Istituti Comprensivi di Sona e Lugagnano, dislocati entrambi su più plessi, hanno organizzato la permanenza negli spazi scolastici in funzione dell’età e del numero degli alunni, hanno stabilito metodi di ingresso e uscita e hanno riorganizzato il tempo scuola allo scopo di evitare la diffusione del virus.

Nella notte tra lunedì 12 e martedì 13 ottobre il Presidente del Consiglio Giuseppe Conte firma il nuovo DPCM, che impone regole più stringenti finalizzate ad un maggiore contenimento della diffusione del Covid-19, in giorni nei quali si registra in Veneto ma anche su tutto il territorio nazionale un aumento esponenziale dei contagi. Le attività dei servizi di ristorazione (fra cui bar, pub, ristoranti, gelaterie, pasticcerie) sono consentite sino alle ore 24 con consumo al tavolo e sino alle ore 21 in assenza di consumo al tavolo. Tornano ad essere vietati gli sport da contatto effettuati a livello amatoriale come calcetto e basket. Rimangono consentiti gli spettacoli aperti al pubblico in sale teatrali, sale da concerto, sale cinematografiche e in altri spazi anche all’aperto. Con riguardo alle abitazioni private, è fortemente raccomandato di evitare feste, nonché di evitare di ricevere persone non conviventi di numero superiore a sei.

Giovedì 15 ottobre la Dirigente dell’Istituto Comprensivo di Lugagnano Elisabeth Piras Trombi Abibatu comunica ai genitori che “anche il nostro Istituto ha registrato un caso positivo al COVID-19, pertanto, a far data da oggi saranno attuate delle misure restrittive di contenimento per evitare l’allargamento del contagio”. Si tratta del primo caso, che nelle settimane successive coinvolgerà alcuni insegnanti, studenti e personale ATA dei due Istituti comprensivi del Comune di Sona.

Il 4 novembre il nuovo DPCM colloca il Veneto tra le regioni a colore giallo. Durante la giornata per i veneti non ci sono limiti di spostamento sul territorio, anche oltre il proprio Comune. Alle 22 scatta il coprifuoco che dura fino alle 5 del mattino e che è ancora in vigore oggi. Dopo le 22 e fino alle 5 è consentito uscire solo per motivi di lavoro, salute e emergenze. E’ consentito andare al bar e al ristorante fino alle 18. Torna la didattica a distanza al 100% per gli studenti delle superiori.

Nel frattempo, gli ultimi numeri del Coronavirus a Sona non sono buoni: venerdì 6 novembre tocchiamo i 114 casi positivi, un incremento di oltre il 16% rispetto al giorno precedente.

Il 16 novembre arriva la decisione del Vescovo di Verona Giuseppe Zenti che pone lo stop alla celebrazione di prime confessioni, prime comunioni e cresime.

Nella conferenza stampa del 17 novembre il Presidente del Veneto Luca Zaia comunica che nelle ultime 24 ore sono morte in Veneto per Covid 100 persone. Un numero mai toccato prima.

A fine novembre il Comune di Sona mette a bando 120 mila euro di contributi a fondo perduto per sostenere le attività economico-produttive.

Il 12 e 13 dicembre arriva a Sona una Santa Lucia pesantemente segnata dalla pandemia. A San Giorgio in Salici la Santa, oltre ad un veloce passaggio per il paese, appare ai bambini della scuola dell’infanzia Don Eliseo Panardo ma solo per un breve saluto, a distanza, così come vogliono le norme in vigore per contenere la diffusione del Covid-19. A Lugagnano grazie al NOI e al Comitato Genitori, i bambini possono ammirare la santa rimanendo in auto coi loro genitori, in modalità drive-in, vicino al campo da calcio di Via Barlottini. A Sona Santa Lucia è presente alla messa di sabato 12 dicembre.

Santa Lucia saluta i bambini alla scuola dell’infanzia di San Giorgio don Panardo.

Dopo giorni di ricorrersi di ipotesi (e di polemiche), arriva la sera del 18 dicembre, dopo la consueta lunghissima attesa della conferenza stampa del Presidente Conte, il decreto del Governo che indica le regole per il contenimento della pandemia nel periodo delle festività. Il decreto prevede che nei giorni festivi e prefestivi compresi tra il 24 dicembre e il 6 gennaio tutta l’Italia diventa “zona rossa”, con divieto di spostamento tra le regioni. Vi è però la possibilità di uscire di casa per andare in visita nelle abitazioni di parenti e amici. Invece nei giorni del 28, 29, 30 dicembre e del 4 gennaio tutte le regioni italiane sono in “zona arancione”. Quindi vi è la possibilità di spostarsi liberamente senza autocertificazioni ma solo all’interno del proprio Comune.

Nel giorno di Natale, vissuto in un’atmosfera alienante con i limiti dettati dalla pandemia tra ristoranti chiusi e divieti di ritrovi a casa di amici e parenti, il saldo dei positivi a Sona registra 208 casi, con due ricoverati.

Il drammatico 2020 a Sona si chiude il 31 dicembre con la terribile notizia che il Covid-19 è entrato nella casa di riposo di Lugagnano. Quella che per tutta la prima ondata era stata una roccaforte sicura, anche in virtù della decisione lungimirante di blindare la struttura fin dal 6 marzo, si è trovata improvvisamente a fare i conti con la vulnerabilità purtroppo già vissuta da molte altre case di riposo della provincia. Il 15 dicembre due operatori sono risultati positivi al test rapido, e per scrupolo si è quindi proceduto ad effettuare il tampone anche agli ospiti. I tamponi rapidi effettuati su ospiti ed operatori evidenziano dei casi di positività. Si verifica purtroppo anche un decesso: muore infatti una signora di 93 anni con patologie pregresse, la prima nella casa di riposo.

Sabato 9 gennaio Sona registra il picco massimo di contagi dall’inizio della pandemia, con 251 positivi. Nel corso della prima ondata il numero massimo di positivi era stato di 60 la vigilia di Pasqua. Proprio dal 9 gennaio prende però il via una repentina flessione della curva che fa scendere il numero dei positivi a 41 in sole due settimane. Per poi continuare a scendere.

Da domenica 10 gennaio il Veneto diventa zona arancione, causa il gran numero di contagi e la pressione sugli ospedali. Il 17 gennaio il Baco intervista in esclusiva il Direttore Generale dell’ULSS 9 Pietro Giarardi che annuncia la partenza della campagna vaccinale.

In Veneto i contagi iniziano e scendere in maniera importante e da lunedì 1 febbraio riprendono le lezioni in presenza per le superiori, al 50%. Potenziato il trasporto pubblico e scaglionati gli ingressi per assicurare il distanziamento. Sempre dal primo febbraio il Veneto dopo tre settimane di arancione torna in zona gialla.

Prendono il via lunedì 15 febbraio le vaccinazioni anti Covid-19 degli ultraottantenni veronesi. La prima classe ad essere vaccinata è quella del 1941. Sono quattro i Centri di Vaccinazione di Popolazione allestiti in provincia: Fiera di Verona, ex-Bocciodromo di Bussolengo, Palaferroli di San Bonifacio ed ex-OIP di Legnago.

Il 16 febbraio il Baco pubblica la notizia che migliora finalmente la situazione nella casa di riposo di Lugagnano: gli ultimi ospiti risultati positivi si stanno negativizzando e sono iniziate le vaccinazioni anti-Covid. Dopo i primi casi registrati a fine dicembre, il numero dei contagi è progressivamente salito e, dopo il primo decesso fra gli anziani avvenuto l’ultimo giorno dell’anno, nel mese di gennaio sono purtroppo morti altri otto ospiti. Da metà febbraio però la situazione sembra finalmente tornare sotto controllo, almeno nella casa di riposo.

Sempre martedì 16 febbraio prende il via la vaccinazione degli ultraottantenni a Bussolengo, al Centro di Vaccinazione di Popolazione (CPV) posizionato presso l’ex bocciodromo di via Strada San Vittore.

Inaugurazione del centro vaccinale di Bussolengo (Foto di Marco Bonfichi)

Con oggi entriamo nel secondo anno di questa pandemia. L’augurio forte è che la vaccinazione di massa e le misure di contenimento che da 12 mesi stiamo portando avanti ci permettano di poter realmente uscire dall’emergenza nel corso di questo 2021. Per poter ripartire.