San Francesco del Marano, storia della corte di Lugagnano che risale ad inizio settecento

Posta circa tre chilometri fuori da Lugagnano, è una grossa corte edificata nei primissimi anni del Settecento (oggi di proprietà della famiglia Montresor), il cui lungo viale di ingresso sbocca sulla ex Statale 11 per Peschiera.

La creazione della corte si inserisce in un periodo di stabilità politica, con la Serenissima Repubblica avviata al suo placido tramonto e i sommovimenti della rivoluzione francese ancora di là da venire. In questo contesto la parte residua della campagna pubblica veronese, che in antichità si estendeva dalle mura cittadine fin quasi a Mancalacqua, per quel che riguarda la nostra zona, viene alienata a vari privati.

È il periodo in cui anche Lugagnano trova slancio e risorse per dotarsi della prima chiesa, proprio sull’onda della nuova disponibilità economica, generata dalla possibilità di coltivare terreni fino ad allora, almeno ufficialmente, riservati solo a pascolo e bosco pubblico.

Concepita al centro di una tenuta assai vasta, ha mantenuto pressoché intatto il suo maestoso isolamento fino a una trentina di anni or sono, quando i suoi attuali proprietari sono riusciti a far modificare dall’Amministrazione Comunale di Sona la destinazione agricola di una notevole area della campagna della corte.

Dal 1995 il Marano si è visto così quasi addossare un enorme centro commerciale, che ha ovviamente compromesso in via definitiva la sua tranquillità (e non solo la sua, considerato il generale intasamento delle strade intorno a Lugagnano).

La corte era stata costruita su incarico di Ser Francesco Marani, da cui infatti prende il nome, che nel 1728  l’aveva pure dotata di una chiesetta, ancora esistente, dedicata a S. Francesco di Assisi. Al medesimo santo, omonimo del Proprietario, erano dedicati anche i particolari capitelli cilindrici posti sui confini della tenuta.

I due sul lato nord sono ancora visibili, rispettivamente all’altezza dei Crocioni di Bussolengo e, sempre sulla ex statale 11, poco dopo l’immissione della strada proveniente da Lugagnano in direzione Verona e poco prima dello svincolo per la Città Mercato, semi nascosto ormai fra la vegetazione.

grande mela località festara corte san francescoSul finire dell’Ottocento, il municipio di Verona aveva trasferito nella corte “l’istituto educativo-correzionale per i giovanetti discoli e traviati, con scuola, arti e mestieri secondo le attitudini e le  condizioni degli individui per tutti avviarli ad una vita morale, operosa e civile” (citazione da una pubblicazione della metà del XIX secolo), sorto nel 1855 in Località  Filippini.

Affidato alla Congregazione dei Figli di Maria, I’istituto era nato per volere di don Giuseppe  Turri, “che soffriva nel vedere tanti monelli, i quali crescono nelle piazze, sulle strade e vengono su nell’ignoranza, nell’ozio e nei vizi” e, al tempo stesso, per fortuna, “escludeva l’idea di un istituto penitenziario” che, all’epoca, era da molti ritenuto  invece il sistema migliore per raddrizzare quel tipo di giovinetti miserabili.

Un altro momento particolare la corte del Marano lo visse negli ultimi giorni dell’aprile 1945. Giunta ormai la fine della guerra, i depositi di vario genere all’interno del Marano e il bunker antiaereo costruito dai tedeschi nei campi presso la corte erano rimasti sguarniti.

grande mela località festara corte san francesco (3)Soprattutto gli abitanti delle vicinissime Canove di Sona ben conoscevano le grandi quantità di generi alimentari, soprattutto burro e margarina, stivate in vari locali della corte e perfino nel rifugio. La tentazione, dunque era forte, ma altrettanto forte era il timore di beccarsi una fucilata proprio in quegli ultimi giorni di anarchia, con militari sbandati e disperati a farla da padroni.

Alla fine prevalse il bisogno e, dopo alcuni giorni di cauti ma incessanti prelievi da parte di quelli delle Canove, la notizia giunse in qualche modo anche a Lugagnano e vi si sparse fulmineamente. Cominciò così quello che è passato alla storia del paese come “el sgancio del Maran”.

Per diversi giorni una fila ininterrotta di donne, uomini, vecchi e bambini si snodò verso quel Bengodi da sopravvissuti alla guerra. Ogni mezzo era buono per portare via la roba: carretti, carriole, perfino carrozzine venivano spinte dai saccheggiatori sulla stradina che conduceva ai depositi.

La smania dell’accaparramento faceva credere a ciascuno che gli altri avessero prelevato chissà cosa – e comunque di più – cosi la strada si trasformava via via in un tappeto sdruccioloso di margarina e di sigarette, su cui ormai non ci si poteva più reggere in piedi, con una scena che ricordava l’assalto ai forni di manzoniana memoria.

Alla fine l’ubriacatura collettiva diminuì e cessò, assieme alle scorte dei depositi, senza che nessuno si fosse favolosamente arricchito, ovviamente. Ma “el sgancio” restò nella memoria collettiva a segnare, simbolicamente, la fine della miseria e della guerra e l’inizio di un futuro di benessere.

About Massimo Gasparato

Nato in via 26 aprile a Lugagnano, il 21 maggio 1961. Da allora quasi ciecamente legato a Lugagnano. Felicemente sposato con Stefania Boscaini, è padre di Ester, Francesco, Diletta e Matilde. Partecipa da sempre a varie realtà di volontariato. E' autore di Fregole de Storia, monografia su Lugagnano, edita nel 1997 con la collaborazione di Gianluigi Mazzi.

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