Quarant’anni fa il ritrovamento del corpo di Moro. Una vicenda che colpì molto anche Sona

Il 16 marzo 1978 Aldo Moro, Segretario Nazionale del Partito della Democrazia Cristiana venne rapito dalle Brigate Rosse, organizzazione terroristica di estrema sinistra che si era costituita nel 1970.

Anche a Sona l’evento, che si concluse tragicamente quarant’anni fa proprio come oggi, 9 maggio 1978, ebbe una forte risonanza fra la popolazione ed in Consiglio comunale.

Era Sindaco del Comune il sottoscritto, con una maggioranza democristiana di 14 consiglieri e con una minoranza composta da tre rappresentanti del Partito comunista, due del Partito socialista ed una del Partito socialista democratico.

Mi arrivò la notizia del rapimento mentre ero per motivi lavorativi nei padiglioni della Fiera dell’Agricoltura di Verona, che in quegli anni si teneva più tardi rispetto ai nostri giorni. Non esistevano in quegli anni facilità nei contatti telefonici, ma con un tam tam verbale mi sentii con i Capigruppo, convocando un Consiglio comunale aperto per la serata del giorno successivo.

La convocazione straordinaria del Consiglio comunale di Sona in occasione del rapimento Moro, il 17 marzo 1978.

La partecipazione fu enorme e senza alcuna distinzione di schieramento politico, fu manifestata totale esecrazione per il vigliacco attentato, durante il quale erano stati assassinati i poliziotti della scorta.

Durante il dibattito pubblico venne deciso di costituire un Comitato permanente “per l’ordine pubblico”, seguendo l’esempio di quasi tutti i Comuni veronesi, che sarebbe stato convocato se qualche evento sul territorio lo avesse reso necessario.

In quel periodo fra i cittadini era molto elevato la preoccupazione per l’ordine pubblico, perché si susseguivano attentati ed uccisioni e sembrava che la catena di intimidazioni non dovesse mai finire. In quel clima di alta sensibilità emotiva si verificarono a Sona due eventi che, si appurò in tempi brevi, non avevano però alcun legame con il terrorismo brigatista.

Un sabato mattina un sasso infranse un vetro dell’abitazione del Segretario del Partito comunista di Lugagnano Gasparato, titolare di un negozio di ferramenta.

Alcuni Consiglieri comunali mi chiesero di convocare il “Comitato per l’ordine pubblico” ed un Consiglio comunale. Mi attivai con il Maresciallo dei Carabinieri di Sommacampagna, perché ritenevo che il fatto non potesse essere un’intimidazione. Furono ore di forte preoccupazione, perché convocare il Comitato ed il Consiglio voleva dire certificare una condizione che sembrava non esistere.

Finalmente nel tardo pomeriggio della stessa giornata la vicenda si chiuse, quando il Maresciallo mi comunicò che il sasso era stato scagliato da un “monello” che abitava in un’abitazione confinante con il Gasparato.

Un altro evento si verificò l’anno successivo. Durante un Consiglio comunale venne incendiata la mia automobile parcheggiata sul retro dell’aula consigliare.

Erano anni durante i quali il Consiglio comunale (la Giunta in pratica non aveva deleghe) era impegnato in una forte ristrutturazione della struttura dell’apparato burocratico comunale e nel varare una robusta intelaiatura di piani regolatori, sia dell’attività urbanistiche che di quella commerciale e del tempo libero. L’attentato non fu rivendicato, né si scoprirono gli autori del grave gesto. Sicuramente la vicenda non fu un attentato di natura politica, ma legata a scelte che il Consiglio stava per fare o aveva già fatto.

About Renato Salvetti

Nato a Rovereto (Trento) il 24 maggio 1940, ha conseguito il diploma di ragioneria a Verona. Sposato, con tre figli, ha svolto l’attività di dirigente d’azienda. È stato per quindici anni un amministratore comunale come Assessore e Sindaco di Sona. È storico delle vicende del Comune dal dopoguerra ed ha collaborato a pubblicazioni sulla storia recente e dei secoli passati del territorio di Sona e dell’area veronese.

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