Quando a Sona come oggi si segava la Vecchia. Anzi no, la botte. Ne parlava Verona Fedele già nel 1898

Un tempo era usanza, il giovedì di mezza quaresima (che cade oggi 8 marzo) o la domenica successiva, inscenare nelle piazze dei paesi il rito della “sega della Vecchia”. Era un evento molto atteso dalla popolazione, e consisteva nel segare un fantoccio (raffigurante la Vecchia) formato da stracci e riempito di paglia, poi lo si bruciava facendone un falò, fra il divertimento e le burle della gente intorno.

Si tratta di una tradizione da un po’ di anni recuperata, ma “spostata” all’epifania, facendola coincidere con il falò detto in dialetto bruiel (nella foto sopra, il fantoccio in piazza a Sona lo scorso 6 gennaio in occasione dei falò sul territorio, prima della… spietata esecuzione).

Don Antonio Pighi (1848-1924), uno dei più importanti studiosi dell’Ottocento di storia veronese, scrisse nel 1898 su un numero di Verona Fedele un articolo sull’argomento. Lo riproduciamo, perché non solo spiega il significato di questa tradizione, ma anche cita Sona come paese in cui la rappresentazione avveniva in modo originale.

“V’ha chi opina che tale cerimoniascrive il Pighi nell’articolo di Verona Fedelenon altro sia che una triste rimembranza delle streghe, che nel Medio Evo si dannavano al rogo; parmi però che non ci abbia qui nulla a fare la stregoneria, giacché si dice più volgarmente segare la Vecchia che non bruciar la strega. Piuttosto e più naturalmente si deve intendere in quel fantoccio di Vecchia raffigurata la Quaresima ed il segarla appunto nel Giovedì di mezza Quaresima esprime chiaramente che ne è già compiuto il mezzo corso. Tanto è vero, che nelle campagne, come ricordo di aver veduto a Sona da piccino, invece della vecchia di stoppa si suole in mezzo a un gran baccano segare una botte. I falò, col bruciamento dei quali è associata la cerimonia del segare la Vecchia, servono ad accrescere la baldoria; che in ogni tempo furono adoperati a manifestazione di allegrezza”.

Se i ricordi d’infanzia di don Pighi sono veri, si deduce che per la “sega della Vecchia” i nostri trisnonni a Sona non tagliavano a metà un fantoccio, ma… una botte!

Segno evidente che anche allora nel nostro territorio il vino non mancava.

About Mario Nicoli

Nato a Verona nel 1956, lavora come medico di base. Dal 2003 è redattore del “Baco da seta”, su cui pubblica articoli che trattano quasi sempre di storia del nostro Comune. E’ presidente del “Gruppo di ricerca per lo studio della storia locale di Sona”, che fa parte della Biblioteca comunale di Sona.

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