L’Officina Granuzzo di Lugagnano compie settant’anni. Una storia di passione vera, sulle due ruote

L’officina Granuzzo, a Lugagnano, è un vero e proprio pezzo di storia. Nella grande vetrina che dà su via Mancalacqua si sono specchiati i riflessi sociali di un paese che, dal 1948 ad oggi, è profondamente cambiato. Si è ingrandito, si è modernizzato e, soprattutto, si è “velocizzato”.

La bicicletta, la moto, la macchina ed ora lo scooter: sono queste le tappe dell’evoluzione stampata, prima in bianco e nero e poi a colori, sulle foto storiche che Luigi Granuzzo, titolare dell’officina, conserva con affettuosa devozione.

L’attività è stata fondata dal padre Romeo, nel 1948 nello spazio domestico che era stato del nonno Gaetano, ex controllore delle ferrovie. Con l’ingrandirsi della frazione, che si estendeva progressivamente verso la città, si ingrandiva anche l’officina. Il piccolo locale, a ridosso di via Mancalacqua, si è prima allargato di lato, togliendo spazio alla cucina, di cui tuttora è visibile l’antica pavimentazione, e poi in lunghezza, retrocedendo verso via Molinara Nuova.

Romeo aveva lavorato da apprendista presso l’officina della vedova Gamba, in centro paese, e tornato dalla guerra decise di dedicarsi in proprio alla riparazione delle biciclette, per cui nutriva una grande passione. Sposatosi con Alba Giusti, ebbe tre figli, che tuttora mandano avanti l’attività: Sergio, Dario e Luigi.

Questo era il periodo della Lambretta e della Gilera, il periodo in cui “quando in officina arrivavano il panettiere o il ferroviere, bisognava occuparsene subito, abbandonando quello che si stava facendo”. Gli altri clienti aspettavano e nessuno osava lamentarsi, perché gli interessi di tutti erano naturalmente sentiti come prioritari rispetto a quelli dei singoli.

L’Officina Granuzzo nel 1988, quando era presente il distributore di benzina: a sinistra Romeo e a destra la moglie Alba. Sopra, una foto con le mitiche moto Gilera nel 1959.

Gli anni Settanta, a Lugagnano, videro il boom delle moto e delle auto, tanto da convincere Romeo a diversificare il proprio lavoro, non solo iniziando a mettere a posto anche i nuovi veicoli, ma anche aprendo un distributore di benzina, il primo in paese, che veniva gestito dalla moglie.

Per l’epoca, questa fu una decisione a dir poco rivoluzionaria, oltre che strategica. Dal momento che quella era la strada quasi obbligata per Verona, infatti, dai Granuzzo passavano a far rifornimento tutti i “pezzi grossi” che si recavano in città per affari.

Negli anni Ottanta, poi, Sergio e Dario si trasferirono in via Betlemme con la riparazione delle auto, mentre Luigi e il padre scelsero di rimanere nel fabbricato storico al servizio di ciclisti e motociclisti.

Intanto, il paese cambiava, e anche la piccola Sona cominciava a diventare oggetto delle ambizioni dei grandi imprenditori. L’abitualità della spesa in bottega iniziò pian piano ad essere sostituita dal sogno, sempre più a portata di tutti, dello shopping nei grandi centri commerciali.

Negli anni Novanta, arrivò La Grande Mela, che modificò la quotidianità sociale ed economica di moltissime famiglie. Nella nuova realtà si poteva comperare, in una volta sola, tutto l’occorrente per la casa, si trovavano occasioni di svago come il cinema e la sala giochi, e si poteva addirittura sostare per far benzina al risparmio, vista la nuova modalità del self service con pagamento alle casse.

Anche i Granuzzo risentirono di questa ondata di novità, e vendettero il distributore, ormai retaggio di una realtà paesana le cui tradizioni stavano via via scomparendo. Ma i benzinai di Mancalacqua non si limitarono a subire questo cambiamento, vi parteciparono da protagonisti: ad acquistare la loro licenza, infatti, fu proprio il nuovo centro commerciale. Nel cuore della Lugagnano industriale, insomma, vive un pezzo d’anima della Lugagnano storica e, anche se a saperlo ormai sono davvero in pochi, questa è una nota di grande importanza.

Romeo è morto nel 2001 e, da allora, in via Mancalacqua è Luigi a mandare avanti la sua passione e a tramandare la sua memoria: “Mio papà ha fatto andare a lavorare due generazioni di persone. C’è stato un periodo in cui vendevamo l’auto al padre, e poi, in successione, la bici piccola, la bici grande, il motorino e la moto al figlio, che a 20 anni, andava a comprare l’auto dai miei fratelli”.

Nel locale non mancano segni visibili di quella che, all’inizio, era semplicemente una bottega d’artigiani, e che ora è diventata in senso proprio un’attività commerciale. Ci sono ancora due botole in legno, per cambiare l’olio alle auto; c’è un ponte per moto degli anni Cinquanta e una morsa degli anni Quaranta; appesi al soffitto ci sono cerchioni di biciclette (di cui uno rarissimo totalmente in legno) e ruote di motorini di ogni epoca e marca, e qua e là ci sono vecchie selle e marmitte che “possono ancora andare bene”.

Ma, soprattutto, c’è quell’“odore di officina” che, impregnato nei muri e nei pavimenti, racconta la storia di un’attività che al giorno d’oggi sembra tanto piccola quanto antica e genuina… Un’attività fatta di attrezzi semplici, di mani esperte e di tanta passione.

Di per sé, una fotografia del passato che, con il tempo, ha assorbito le forme e i colori della modernità, per adeguarsi a settant’anni di cambiamenti… Un pezzo di Lugagnano, nella cui evoluzione si riflette la storia dell’intero paese.

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Luigi davanti all’officina con mamma e figli nel 2009.

About Federica Valbusa

Nata nel 1988, coltiva la passione per la scrittura fin da quando era bambina. Ha iniziato a scrivere per Il Baco da Seta nel 2005, all’età di 17 anni. Dopo la maturità classica, ha conseguito la laurea triennale in Filosofia e la laurea magistrale in Scienze filosofiche presso l’Università Vita-Salute San Raffaele di Milano. Dal febbraio del 2011 è iscritta all’Ordine dei giornalisti, elenco dei pubblicisti, del Veneto e da qualche anno è collaboratrice del quotidiano L’Arena.

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