L’acqua pubblica a Sona: una storia che inizia nel 1894, tra acquedotti da costruire e pozzi da scavare

L’acqua è alimento indispensabile per la vita. Lo dimostra il fatto che molte Agenzie spaziali stanno operando attivamente da decenni alla ricerca nell’universo di pianeti con depositi di acqua, possibili mete in futuro per l’umanità.

Le foto che pubblichiamo in questo articolo, del fotografo Pachera Mario di Lugagnano, ci mostrano l’avvio della costruzione, con un metodo innovativo (sollevamento della struttura con martinetti idraulici), dell’ultimo pozzo con serbatoio di acqua potabile costruito nel Comune di Sona, realizzato a Lugagnano nel 1976.

Si tratta dell’acquedotto che anche oggi serve Lugagnano, e che incombe come un immenso fungo sugli impianti sportivi della frazione. Ricordare quell’evento ci ha spinti a ripercorrere la lunga strada percorsa dall’Amministrazione di Sona per portare l’acqua potabile in tutte le abitazioni del Comune.

Il Consiglio Comunale che si riunì il 26 giugno del 1894 alle sette e mezza della mattina in seduta straordinaria con ordine del giorno: “Progetto di costruzione di un pozzo d’acqua potabile in San Giorgio in Salici e modo di far fronte alla spesa relativa” deliberò di costruire un pozzo in località Santini con una spesa di Lire 695.34 (3.100 euro ai valori attuali) e di addebitare la spesa sui Bilanci 1895 e 1896.

Inizia con questa informazione il capitolo acqua potabile nelle carte comunali dell’archivio storico comunale. Fino ad allora l’acqua potabile veniva ricavata da pozzi artesiani costruiti da privati e dall’Ente pubblico, senza particolari procedure burocratiche.

Proseguendo nella ricerca abbiamo trovato poi nel 1909 un intervento del Sindaco Merighi presso Pietro Bendinelli di Lugagnano, abitante nella parte della frazione sotto giurisdizione del Comune di Sommacampagna, ma Consigliere comunale a Sona, che era favorevole a mettere a disposizione della frazione un pozzo di sua proprietà.

L’acquedotto di Lugagnano in costruzione nel 1976 (Foto Pachera)

Dopo Lugagnano toccò a Rosolotti. Lo stesso sindaco Merighi nella seduta consigliare del 7 ottobre 1913 riferì che “La contrada Rosolotti di abitanti n. 80 difetta di acqua potabile, epperciò fu incaricato l’Ingegnere Comunale di verificare e riferire”.

Il Consiglio, preso atto della relazione, deliberò di affidare alla Giunta comunale l’incarico di “fare nuove pratiche con assaggi ed analisi, e trovato che l’acqua sia potabile proporrà la costruzione del pozzo, con la spesa effettiva che potrà spettare al Comune e agli altri proprietari interessati”.

Nel 1922 fu quindi la volta nuovamente di San Giorgio in Salici. Con delibera consigliare del luglio 1922 fu ratificata quella assunta d’urgenza dalla Giunta comunale per la costruzione di un pozzo. Riferì in Consiglio l’Assessore di San Giorgio Antonio Cinquetti, segnalando che fu scoperta una piccola vena di acqua ad una profondità di cinque metri nel sottosuolo. Si decise quindi di provvedere “all’approfondimento dello scavo” per ottenere un nuovo pozzo pubblico per la frazione.

Apparve nel Capoluogo la prima pompa di sollevamento di acqua potabile da un pozzo ad uso pubblico. Nel giugno 1912 il Sindaco scrisse a Luigi Carnesali per ottenere di posizionare una pompa sul muro di cinta della sua proprietà ed ottenne il consenso. La pompa è ancora visibile in via Roma.

Passarono alcuni anni e con il Podestà arrivarono anche i primi acquedotti, chiamati rurali perché servivano abitazioni al servizio soprattutto di attività agricole.

Una legge nazionale del dicembre 1928 mise a disposizione contributi per la costruzione di acquedotti rurali ed il Podestà Tonelato con delibera del settembre 1929 ne approfittò approvando il progetto generale, per la costruzione dell’acquedotto rurale con una spesa preventivata in 604.400 lire (Euro 540.000 ai valori attuali). La delibera precisava anche che la frazione San Giorgio, non presa in considerazione nel progetto generale, sarebbe stata servita da un acquedotto autonomo.

Ricordiamo che in quegli anni San Giorgio era la frazione con il maggior numero di abitanti. Per la frazione il progetto fu approvato con delibera podestarile del novembre del 1930, con un importo di spesa prevista di 79.754 lire, che fu coperto con un mutuo di 80mila lire con la Cassa di Risparmio di Verona e Vicenza di durata decennale.

La costruzione dell’acquedotto a Lugagnano venne approvato con delibera dell’aprile del 1932, con una spesa prevista di 92mila lire (Euro 96.000 ai valori attuali). Quale fonte venne utilizzato un pozzo esistente di proprietà di Mazzi Pio e Mazzi Paolo. Fu acquistato con deliberazione del maggio 1933 al prezzo di 2mila lire e dietro concessione della fornitura di acqua ad uso domestico alle case dei proprietari, esonerando gli stessi dal pagamento del relativo canone per un periodo di trent’anni.

Con deliberazione del gennaio 1937 il Podestà Tonelato affidò all’Ingegnere comunale l’incarico della progettazione per la costruzione di un acquedotto a Palazzolo, che sarebbe costato 60mila lire, utilizzando quale fonte il pozzo comunale di via Gatta. In effetti la rete idrica a Palazzolo, così come la maggior parte di quelle delle altre frazioni di cui ai progetti approvati prima della guerra, fu realizzata nel dopoguerra, a partire dagli anni ’50.

La gestione degli acquedotti fu appaltata inizialmente alla Ditta Tubini di Verona, per poi essere assunta in gestione diretta dal Comune assieme a quella del gas, la cui rete fu costruita negli anni ’70.

Nell’anno 2000 la legge impose ai Comuni di privatizzare i servizi non strettamente attinenti alla funzione amministrativa e Sona si adeguò cedendo il settore acqua alla Società Acque Vive e quello del gas alla Società Gas Morenica. Dopo alcuni anni la gestione della rete dell’acqua e del gas fu ceduta dalle due società sopra citate a due Consorzi di Comuni.

La rete degli acquedotti del nostro Comune, che nel 1984 sommava 103 chilometri per 3.599 utenze, vent’anni dopo nel 2004 era di 112 chilometri con oltre 5 mila utenze. La rete del gas inizialmente di 48 km con 3.129 utenze, nel 2007 sarà già di 87 km con oltre 4.300 utenze.

Ma quanto costò al cittadino bere acqua dell’acquedotto comunale? Con deliberazione del novembre 1938 il Podestà fissò un contributo fisso per l‘utilizzo dell’acqua, “escluse le famiglie iscritte all’elenco dei poveri o numerose”. Il contributo a scaglioni, in base al numero dei componenti per nucleo famigliare, partiva da 36 lire (33 euro oggi) annue per famiglie fino a 4 membri adulti (più di 10 anni di età) a 90 lire per famiglie fino a 10 membri adulti. Gli esercenti di frutta e verdura, di generi alimentari e le osterie dovevano pagare un contributo doppio.

Dopo alcuni anni il Comune eliminò il regime forfettario. In riscontro alla nota della Prefettura del gennaio 1948, il Comune comunicò che l’acqua utilizzata dai privati veniva fatta pagare 21 lire (0,39 euro oggi) l’ettolitro. Ai cittadini non di Sona che la utilizzavano veniva fatta pagare 41 lire l’ettolitro. Era il caso di chi abitava nella frazione di Lugagnano, ma era residente nelle porzioni di territorio dei Comuni di Sommacampagna, Bussolengo e Verona. Nel 1960 il prezzo fu portato da 50 lire l’ettolitro a 60 lire (Euro 0,80 a v.a.).

Negli anni ’90 l’acqua, sul cui prezzo si iniziò ad aggiungere anche il costo della depurazione dell’acqua della rete fognante, veniva addebitata da 130 a 170 lire l’ettolitro, con tre scaglioni di prezzo.

E l’acqua per l‘irrigazione delle campagne che è stata determinante per lo sviluppo economico del Comune di Sona? L’irrigazione a scorrimento arrivò, inizialmente a Lugagnano, nei primi anni ’30 del secolo scorso, ma solamente a partire dai primi anni ’70 con l’irrigazione a pioggia, tutte le nostre colline poterono iniziare a produrre garantendo soddisfacenti margini di guadagno ai loro proprietari.

Un manifesto del 1952 del Conagro, ora Consorzio di Bonifica Veronese, recentemente reperito nell’archivio storico comunale ci ha invitato a porci questa domanda. Il suddetto manifesto offre ai produttori agricoli del Comune acqua al prezzo di inclusione di 45.000 lire (circa 700 euro oggi) al litro/ettaro. Ai nostri giorni il Consorzio vende l’acqua al prezzo di 450 euro. A questo valore va aggiunta la quota dovuta per l’irrigazione.

About Renato Salvetti

Nato a Rovereto (Trento) il 24 maggio 1940, ha conseguito il diploma di ragioneria a Verona. Sposato, con tre figli, ha svolto l’attività di dirigente d’azienda. È stato per quindici anni un amministratore comunale come Assessore e Sindaco di Sona. È storico delle vicende del Comune dal dopoguerra ed ha collaborato a pubblicazioni sulla storia recente e dei secoli passati del territorio di Sona e dell’area veronese.

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