Il Giorno del Ricordo a Sona, le circolari trovate in municipio e la tragedia degli esuli istriani e dalmati

Con legge nazionale 30 marzo 2004 è stato istituito il Giorno del Ricordo con la quale il nostro Paese ogni 10 febbraio intende conservare il ricordo della tragedia degli italiani vittime delle foibe in Istria ed in Dalmazia e dell’esodo dalle loro terre degli istriani e dei dalmati al temine del secondo conflitto mondiale. La data prescelta è il giorno in cui, nel 1947, fu firmato il trattato di pace che assegnava alla  Jugoslavia l’Istria e la maggior parte della Venezia Giulia.

Sulle vicende di quegli eccidi e sul conseguente esodo dalle terre d’oltre Adriatico di centinaia di migliaia di persone costrette a farlo per salvaguardare le loro vite da un regime che, dopo quello fascista si stava trasformando in uno di stampo filosovietico, molti e contrastanti sono ancora i punti di vista nel nostro Paese. Fu colpa della dura occupazione fascista a creare i presupposti per le vendette dei “titini? Furono infoibati 10mila cittadini, rei soli di essere italiani, o furono 30mila? L’Italia accolse con generosità i fuggitivi o li respinse ritenendoli filo-comunisti?

La faziosità purtroppo è ancora ai nostri giorni la componente principale in ogni dibattito su questi argomenti, anche se la Storia si è espressa compiutamente, indicando numeri e giudizi definitivi. Foibe e esodi sono due pagine tristissime della storia italiana che confermano che l’odio, quando assume i colori della guerra civile, è la cosa peggiore che possa accadere ad una Nazione.

Una comunicazione del 23 agosto 1944 con la quale il Ministero chiedeva anche al Comune di Sona di prestare assistenza ai profughi dell’Istria e della Dalmazia.

Ai nostri giorni i problemi sono diversi, ma paiono sempre gli stessi se il Presidente della Repubblica si è visto costretto a richiamarci alla coesione sociale perchè “legati da sorte comune in un’unica Comunità di vita”, chiedendo a tutti di moderare i toni su argomenti quali i presunti rigurgiti fascisti e la demonizzazione dei flussi migratori.

Ci auguriamo che l’Appello del Capo dello Stato trovi spazio nelle coscienze dei nostri concittadini, anche se dubitiamo che la sconnessa campagna elettorale in corso potrà consentirlo.

Abbiamo voluto cogliere l’occasione di questo Giorno del Ricordo per chiederci come visse Sona le giornate tragiche delle Foibe e degli esodi delle popolazioni istriane.

Nell’archivio comunale abbiamo trovato pochi riscontri. Il nostro Comune con 6.500 abitanti evidentemente era lontano dagli incroci importanti della vicenda. Abbiamo trovato però due circolari della Prefettura di Verona che chiesero al Sindaco di segnalare la presenza di persone venute ad abitare nel Comune a seguito dei provvedimenti assunti dall’Italia in esecuzione del Trattato di Pace. La prima, la numero 7339 è datata 17 marzo 1950 con oggetto: “Statistica delle persone affluite in Italia dai territori ceduti ad altri Stati in esecuzione del trattato di Pace”.

Il Comune segnalò quattro nominativi. I primi due erano Negri Giovanni Bruno, fu Evaldo e di Bagnara Italia, nato a Sona il 5 settembre 1912 di professione operaio e Alchadeff Stella, fu Haik in Negri, nata in Rodi Egeo il 22 febbraio 1908 di professione casalinga. Entrambi alla data del 10 giugno 1940 erano domiciliati in Rodi. Il terzo ed il quarto nominativo segnalato sono quelli di Pasin Rosalia di Pietro e Dall’Attore Luigia, nata a Codognè (Treviso) il 15 aprile 1917, coniugata a Negri Giovanni Bruno, cittadina Italiana, dalla data del 4 giugno 1923 e fino al 12 novembre 1948 residente a Rodi.

La seconda circolare della Prefettura, la numero 38845, è datata 9 gennaio 1953 ad oggetto “Trascrizione dei decreti Iugoslavi di accoglimento delle opzioni per la cittadinanza italiana”.

Il Comune segnalò con nota del 31 agosto al Comitato Nazionale per i Rifugiati Italiani, Esecutivo Regionale Veneto, con sede a Venezia nel Palazzo della Provincia, che si erano rifugiati nel Comune sei persone. Giurevich Luigi fu Giovanni, professore e scultore; Giurevich Nicolò fu Giovanni fratello, perito industriale; Giurevich Maria fu Giovanni, vedova Sembenelli, maestra elementare; Sembenelli Raffaella fu Umberto di anni 8; Sembenelli Adriana fu Umberto di anni 5 e Boscovich Anna fu Nicolò, vedova Giurgevich, proveniente da Ragusa Dalmata.

Nella nota il Sindaco di Sona Ledro dichiarò che erano state alloggiate “discretamente in questo Comune” e che versavano “in discrete condizioni economiche”.

Fra le comunicazioni giunte al Sindaco ce n’è anche una datata 22 maggio 1951 inviata dal Ministero dell’Interno, Ufficio Provinciale dell’Assistenza post-bellica, ed indirizzata alle E.C.A. comunali (Ente Comunale di Assistenza) che segnalava un’iniziativa per l’emigrazione e la sistemazione in Brasile per i profughi esuli dal Territorio Libero di Trieste. La circolare comunicava che era presente in Italia una Commissione che avrebbe vagliato le richieste di espatrio e che il Brasile era disponibile a ricevere fino a cinquemila emigranti.

Erano richiesti in particolare lavoratori agricoli e dell’industria. Per quanto riguarda l’agricoltura sarebbero state privilegiate le famiglie e per l’industria gli operai tessili, metallurgici, meccanici, fabbricanti di mobilio, lavoratori in ceramica, addetti alla fabbricazione della birra, calzaturieri, addetti ai caseifici, ottica. Erano anche ricercati aiuto infermieri.

About Renato Salvetti

Nato a Rovereto (Trento) il 24 maggio 1940, ha conseguito il diploma di ragioneria a Verona. Sposato, con tre figli, ha svolto l’attività di dirigente d’azienda. È stato per quindici anni un amministratore comunale come Assessore e Sindaco di Sona. È storico delle vicende del Comune dal dopoguerra ed ha collaborato a pubblicazioni sulla storia recente e dei secoli passati del territorio di Sona e dell’area veronese.

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