I banchi? “Dei primi che se li pigliano”. Nel 1898 il Parroco di Sona pose fine al privilegio del banco in chiesa

Attualmente nella Chiesa Parrocchiale di Sona ci sono dei banchi, per la precisione ventuno, che hanno inciso alcuni cognomi di cittadini sonesi degli anni passati. Precisamente nella cappella di sinistra EDERLE – DONADELLI – C.te ALEARDI – S. L. nella cappella di dx   BUSTI – F.li GINO E LUIGI MERCI – RR PP GESUITI, in navata centrale BAIETI – F.li CARNESALI – F. po LONARDI – N. ila C. sa MUSELLI – SANTO GRANUZO F.li TOTOLI F.vi G. ni – COMUNE – STRAPPARAVA – DOLCI BORTOLO GIEROLAMO BOZINI – MESCHINI – STRAPPARAVA – FAMIGLIA BONGIORNO FRANCESCO – VARESCO – N IL ALBERTINI – G,no MERCI   E.  L.  GIRELLI FEDERICO.

Questi sono quelli che rimangono visibili a noi, sicuramente furono di più o, forse è più corretto dire, molte altre famiglie goderono di questo diritto. Documenti scritti, conservati nell’archivio parrocchiale, lo dimostrano.

Dai nomi su elencati possiamo vedere che un banco era riservato ai Padri Gesuiti, nella vicina e omonima via c’era un loro convento. Due erano i banchi riservati ai nobili in questo caso al conte Aleardi e alla contessa Muselli; ma anche altri sangue-blu frequentavano la nostra Chiesa e godevano di tale diritto.

Uno era riservato al “Comune” (forse con tale dicitura si intendeva l’Amministrazione Comunale). Gli altri appartenevano a singole famiglie.

Fu con don Angelo Ambroso che le cose cambiarono. Con il primo avviso, pubblicato il 31 luglio 1898 e poi nuovamente reso noto la settimana successiva, sia il mattino che la sera il reverendo parroco di Sona don Angelo Ambroso con tono deciso avvisava i fedeli che dal prossimo primo settembre tutti i banchi della Chiesa di Sona dovevano essere “primi occupantis” cioè, come chiaramente spiegava il nostro don Angelo “dei primi che se li pigliano” ed inoltre proseguiva in modo chiaro “nessuno avrà diritto di spinger giù gli altri”.

Immaginiamo i commenti e lo stupore dei parrocchiani, si toglievano dei diritti e dei privilegi a persone o anche a gruppi/associazioni che da anni ne godevano.

Tutto ciò era, come di seguito è scritto per “togliere l’inconveniente e le distrazioni che spesso succedono”.

Naturalmente il diritto-privilegio di avere un banco riservato, con inciso il proprio nome o quello della propria famiglia aveva un costo. Sia per “l’acquisto” che per l’ordinaria manutenzione.  Pertanto a tal proposito il reverendo invitava ad un incontro “Tutti coloro che avessero diritti e ragioni vengano da me che se la intenderemo”, ed inoltre chiariva “non intendo di tore a nessuno la proprietà e chi vorrà donare doni, chi vorrà vendere io compro e pago.”

Tono chiaro, preciso, legalmente perfetto e che non ammetteva repliche ma solo risposte. E queste arrivarono nei modi più svariati: con lettera, a voce, direttamente o mandando emissari.

Non tutti accettarono volentieri, qualcuno donò altri chiesero i soldi subito e altri un acconto. Come ben annota il nostro parroco: “Strapparava Luciano si presentò altericcio e protestò. Similmente sig. Bonvicini, Ambrosi Teresa, Montresor Eleonora, per Girelli–Berzacola Maria. Merci Giò Batta vendette tutto per L. 18. Dolci Giovanna mandò la Massimilla”.

Ci furono anche risposte scritte, vediamone qualcuna.

Sona 28 agosto 1898

In quanto ai banchi e mezzi banchi che tengo in Chiesa che indicano il mio nome e diritto e proprietà dichiaro ed intendo che per mia disposizione e per quanto ho ricevuto dal sig. Arciprete Rev. Don Angelo Ambroso (lire 15).

Sono esclusivamente della Chiesa di tutta proprietà e dominio.

Tottola Giò Batta

Verona, 6 ottobre 1898

Quanto al panco di mia proprietà che tengo in Chiesa di Sona dichiaro di lasciarlo tutto a disposizione del sig. Parroco.                    

Urbano Strapparava

Atto di cessione di banco privato

Il sottoscritto Pasini Francesco proprietario di un mezzo banco esistente nella Chiesa Parrocchiale di Sona cede spontaneamente ed irrevocabilmente l’uso e la proprietà di detto banco alla Fabbriceria Parrocchiale suddetta Chiesa e dichiara da questo momento di non voler più accampare alcun diritto sul mobile e di non permettere che possano accampare suoi parenti ed eredi presenti e futuri.

Pasini Francesco

In questo caso è il parroco stesso che scrive direttamente al sig. Todaro (forse perché residente a Verona.)

Distintissimi signora e signor Todaro Maofo Verona

Sona 2 febbraio 1888

Fra i banchi posti in questa mia Chiesa Parrocchiale ve ne sono due che portano scavato sopra di essi il nome “Uber” e credo che questi siano di sua proprietà. Comunque fosse io desidererei tanto che tutti panchi in Chiesa fossero a disposizione dei primi occupanti e perciò pregherei tanto Vostra Signoria se volesse cedere ogni diritto e concedermi di abradere quel nome ed Ella usasse pure gli stessi ma fossero contemporaneamente a disposizione di altri senza che alcuno ne contendesse diritto. Nella fiducia di sua adesione io la ringrazio infinitamente e salutandola con distinta stima mi pregio segnarmi.

Ambroso Don Angelo Parroco

Prontissima la risposta scritta nella parte bassa del medesimo foglio:

Verona, 3 febbraio 1888

Aderisco pienamente per me e famiglia quanto mi si chiede qui sopra.

Devotissimo parrocchiano

Todaro Maofo

Con questa lettera, invece, il nostro solerte Parroco don Angelo chiedeva informazioni al sig. Li Busti

Sopra un banco posto in questa Chiesa sta inciso il nome Busti. Su quel banco usavano andare i coloni del Colombaron che dicesi appartenesse alla sua famiglia. Il Colombaron fu venduto e passato da due tre proprietari. Ora a me saprebbe caro di sapere per regolarità di forma, sapere se la sua famiglia vendendo il Colombaron avesse venduto anche il banco e se adesso lo si potrebbe mutar di intestazione ed anche trasportare.

Don Angelo Ambroso Parroco

Da questo lettera possiamo fare alcune considerazioni. La prima è che di proprietà (del banco) vera e propria si trattava; la seconda è che l’uso del banco poteva essere concesso, in casi particolari, anche ad altre persone, “vicine” al proprietario, in questo caso i coloni della “corte”, terza: anche la posizione del banco, all’interno della Chiesa, non poteva essere mutata.

Per dovere di cronaca e per correttezza storica dobbiamo notare che il passaggio ad un uso “più democratico” dei banchi della Chiesa non fu immediato e senza qualche eccezione. Le abitudini e gli usi, si sa, sono difficili e lunghi da estirpare, altri Parroci, negli anni successivi, concessero ancora, seppur in numero esiguo, tale privilegio.

Un esempio possiamo vederlo nel documento redatto dal parroco don Luigi Albertini che in data 6 luglio 1907 concedeva “il diritto di un banco per sè e famiglia” al Conte Ferdinando Sparavieri “movente di questa concessione sono le molte benemerenze del Conte F. Sparavieri verso la Chiesa Parrocchiale di cui e come Sindaco e come privato si rese più volte benemerito”.

Nella foto sopra falegnami di Sona costruiscono i nuovi banchi per l’oratorio della chiesa negli anni ’20 (il secondo da destra è Severino Ridolfi, futuro maestro della Banda di Sona).

About Franco Fedrigo

Nato a Isola della Scala il 5 agosto 1961 e residente a Sona dal 1975. Sposato con tre figli. Appassionato di sport è componente del Comitato per la gestione del Teatro Parrocchiale e con alcuni amici organizza una rassegna di film sulla montagna. Fa parte della redazione del Baco dal 2002.

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