Giallo a Palazzolo nel 1945: dove finirono i “soldi dei partigiani”? Una valigia fu portata in Comune, ma poi…

A Palazzolo il fatto è conosciuto. Gli anziani del paese lo raccontano anche oggi. Alla fine della guerra i tedeschi, in fuga per l’imminente arrivo degli americani, hanno abbandonato di tutto, qualche magazzino pieno di ogni ben di Dio, come quello di San Francesco del Maran, cui seguì un colossale “sgancio” (cioè la ressa di persone che con ogni mezzo, a spalle, con la bicicletta, carri e carretti cercavano di prendersi qualcosa, facendo una gran confusione tanto che sul pavimento del magazzino si calpestavano zucchero, caffè e farina).

Però oltre ad abbandonare i magazzini furono abbandonati anche armi e soldi. Si diceva che i “partigiani” di Palazzolo trovarono in una casa che aveva ospitato i tedeschi, qualcuno disse una fantomatica casa Primavera non lontana dalla strada che da Bussolengo porta ai Crocioni, una valigia piena di soldi e che fu portata in municipio con l’impegno di fare l’acquedotto a Palazzolo che ne era sprovvisto. Infatti a Palazzolo l’acquedotto arrivò nel 1951, ultimo del comune.

La ricevuta scritta a macchina della consegna dei soldi, datata 27 giugno 1945

Tant’è che questa storia era diventata una canzonetta che veniva cantata in dialetto, sull’aria di una canzone allora in voga, nelle allegre farse che seguivano le commedie per divertire gli spettatori. Nel dopoguerra era frequente la recita di commedie e operette quali “Marco il pescatore”, “La pianella perduta nella neve”, “Occhio di falco”, “Il padre vagabondo”, che avveniva nella piazzola della chiesa. Diceva la canzone: “A Palassolo con prudensa/dell’acquedoto iè restè sensa/ con i schei dei partigiani/l’acquedoto i l’à fato a Sona/e noantri ne minciona/sensa acqua sensa acqua sen restè/. El sindaco e compagnia/che iè tuti magnaroni/i na ciavà tutti i milioni/iè né a Milan dalla Caproni/i sa fati far en reoplan”.

L’aeroplano era certamente inventato per far ridere, ma i soldi dei partigiani erano un fatto dato per certo.

La storia ormai pareva destinata a restare una leggenda metropolitana, una delle tante che si raccontano ma che non hanno prove a sostegno, senonché nelle ricerche storiche in corso presso l’archivio comunale per la stesura del terzo libro del Baco su Sona “Fatti storie personaggi, il ventennio fascista e il ritorno alla democrazia”, è stata trovata la prova che il fatto era vero.

Un biglietto scritto a macchina che così recita: “27 giugno 45 Il sottoscritto Manzini Giuseppe, quale sindaco di Sona, certifica di aver ricevuto dal Sig. Saraceno Salvatore e dal Sig. Cappelletti Mario, una valiggia contenente la somma di L. 4.650.000, (quattromilioniseicentocinquantamila). Il Sindaco G. Manzini”.

Inoltre c’è anche un biglietto scritto a matita e firmato dal Sindaco, che chiede all’impiegato Zampieri di preparargli la ricevuta scritta a macchina. Però dai controlli fatti nei bilanci del Comune non c’è traccia di entrate straordinarie.

Il biglietto scritto a mano e firmato dal Sindaco

Trattasi di una cifra enorme per l’epoca corrispondente a cinque volte l’intero bilancio di previsione del Comune del 1945.

Ma chi sono i personaggi di questa storia? Il Sindaco Giuseppe Manzini, nato a Sona nel 1899 in una famiglia originaria di Buttapietra, era esponente del partito comunista e di professione meccanico; fu nominato il 29 aprile 1945 dal Comitato di Liberazione di Sona insieme alla prima Giunta comunale e restò in carica fino al 23 marzo 1946. Il Comitato di Liberazione era formato dal medesimo Manzini, da Giovanni Ledro democristiano che lo sostituì come Sindaco dopo le elezioni del 1946, da Guerrino Caliari studente di medicina, del partito liberale e da Angelo Ambrosi, agricoltore, socialista. Il Manzini si trasferì a Milano nel 1947 e con la famiglia emigrò a Toscolano Maderno nel 1957.

Mario Cappelletti era nato a Selva di Progno nel 1915, immigrato a Sona nel 1927, dapprima contadino poi manovale, abitava a Palazzolo in fondo a Via Castagnaro, era pensionato di guerra con £ 2346 annue e nella prima giunta eletta dal Comitato di Liberazione figurava come addetto all’alimentazione.

Salvatore Saraceno, classe 1913 nato ad Augusta in provincia di Siracusa, era un ex ufficiale del Regio Esercito; dopo l’8 settembre 1943 viveva a Sona ed era a capo dei partigiani. Il Comitato di Liberazione di Sona, nel maggio 1945 lo propose ai superiori di Verona per nominarlo capo della Polizia locale affinché, con altri quattro partigiani di sua fiducia, potesse eliminare quelle bande che sotto le spoglie di partigiani armati minacciavano e derubavano i contadini.

Dove siano finiti tutti quei soldi non si sa e con ogni probabilità non si saprà mai, ognuno può fare le sue ipotesi. Si può osservare che in quegli anni c’era un’inflazione galoppante, per cui se non venivano subito investiti perdevano in fretta gran parte del valore.

E’ comunque strano che un fatto così eclatante sia ricordato solo a Palazzolo che evidentemente era l’interessato, negli altri paesi nessuno ne ha sentito parlare.

About Luigi Tacconi

Vive a Palazzolo dalla nascita (10.9.1939). Laureato in Scienze Agrarie a Bologna, ha una moglie e due figlie. Ha operato nell’Amministrazione comunale di Sona per vent’anni, dapprima Consigliere, poi Assessore e infine Vicesindaco. Appassionato di scienze, natura, tradizioni e storia locale, raccoglie fotografie di persone di Palazzolo e redige alberi genealogici. Ha curato il libretto “ Don Pietro Fattori, un prete buono che ha plasmato una comunità” ed ha partecipato alla stesura delle pubblicazioni “Sona, appunti di storia”, “Lugagnano, Palazzolo, S. Giorgio, Sona” , volumi primo e secondo. Fa parte dell’Associazione La Torre di Palazzolo e del Gruppo di Ricerca per la Storia Locale della Biblioteca comunale. Nel 2006 ha iniziato la collaborazione con il Baco da Seta, dal 2012 regge la redazione di Palazzolo ed è alla ricerca di collaboratori.

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