L’Hellas torna in serie A! Un ricordo da Sona di chi nel Verona ci ha addirittura giocato

L’Hellas Verona, dopo un solo anno tra i cadetti della serie B, torna subito in serie A e scatena la festa in piazza Bra e in tutta la provincia.

Anche nel nostro Comune, dove forte è la passione gialloblu, grandissima l’esultanza dei tifosi per Pazzini e compagni e per una grande storia calcistica che torna nella serie che le compete. 

Per celebrare questo grande evento sportivo il Baco ripropone l’intervista, pubblicata qualche anno fa, a Giovanni Domenico Cinquetti, residente a Sona, che militò nell’Hellas negli anni settanta accanto a campioni quali con Mascetti, Vignola, Calloni, Guidolin..

Giovanni Domenico Cinquetti, per tutti “Nico”, classe 1960, lo possiamo trovare al lavoro nell’azienda di famiglia, a casa con i suoi cari, o due sere la settimana ancora sul campo da calcio con la squadra degli amatori dell’Asd Sona 97 che proprio in questi giorni hanno festeggiato i loro vent’anni di vita sportiva. Perché una grande passione non si lascia e non si dimentica mai.

Con grande disponibilità e facendosi ancora coinvolgere dalle emozioni il “nostro” talento e campione ha accettato di buon grado di rispondere ad alcune domande.

Giovanni Domenico Cinquetti di Sona ai tempi dell’Hellas. Sopra, Cinquetti in campo al Bentegodi.

Dove hai tirato i primi calci?

All’oratorio di Carpenedolo a sei anni

Il tuo primo allenatore chi è stato?

Barbi Renato, dell’Edera Veronetta, lo ricordo ancora con molto affetto.

Hai qualche ricordo particolare di quei primi anni?

Le mie prime scarpe da calcio! Bellissime, fatte accuratamente da un artigiano di Isola della Scala; e il pallone: l’avevo sempre con me!

Il tuo primo goal?

Nei giovanissimi, l’ho fatto di testa, uno dei miei colpi preferiti, pensa che già all’età di 8 anni palleggiavo per più di dieci minuti solo con la testa.

Hai sempre giocato nello stesso ruolo?

Si, a parte qualche volta che giocavo in difesa nel ruolo di libero ho sempre giocato punta, avevo il goal “nel sangue”!

In quale squadra sei andato?

Dopo l’Edera Veronetta e vari provini con Spal e Atalanta sono passato nelle giovanili del Verona.

Tuo padre, la tua famiglia, cosa pensavano di te? E come si comportavano nei tuoi confronti?

I miei genitori, i miei fratelli Antonio e Lorenzo e mia moglie Silvana mi hanno sempre incoraggiato venendomi a vedere ogni domenica sui campi di tutta Italia.

Quali erano i tuoi sogni, le tue aspirazioni?

Il mio sogno era giocare in serie “A”, posso dire che il maggio 1978 ho toccato il cielo con un dito!

A scuola come era il tuo profitto?

…Avevo solo il calcio nella testa…

Quale calciatore o allenatore ha lasciato il segno su di te?

Il mio primo allenatore perché mi ha insegnato tanto, Beppe Chiappella perché mi ha fatto debuttare in serie “A”; e mio fratello Antonio, con lui mi sono divertito e ho vinto tante partite.

Per te giovane calciatore gli allenamenti quotidiani, le partite, le lunghe trasferte erano divertimento o fatica?

Erano esclusivamente divertimento e gioia.

Quando e come il tuo passaggio in prima squadra?

Stagione 1978/79. Giocavo nella primavera del Verona e, il giovedì, si faceva sempre la partitella contro la prima squadra, spesso facevo goal al mitico Superchi, scartando difensori come Logozzo e Spinozzi. L’allenatore Chiappella mi aggregò alla prima squadra solo dopo qualche settimana. Iniziò così il mio girovagare per gli stadi di tutta Italia: San Siro, Bologna, Torino…

Ricordi particolari?

Prima dell’ultima partita di campionato contro il Napoli di Beppe Savoldi il mister Chiappella dà la formazione: Superchi, Logozzo, Spinozzi, Trevisanello, C. Gentile, Negrisolo, n.7 Cinquetti, Vignola, Musiello, Mascetti, Franzot. Incredibile! Giocavo in serie “A”! Negli spogliatoi tutti mi incoraggiavano, poi l’entrata in campo, spalti pieni di tifosi, magnifico! La partita finì 0-0 ma ci fu comunque l’invasione pacifica dei nostri tifosi, cercavano anche la mia maglietta. Sulle gradinate la mia famiglia mi applaudiva. Mancava però mio fratello Lorenzo. A lui ho dedicato questa mia splendida giornata.

Poi?

Poi il presidente Saverio Garonzi mi disse:”Ti mando a farti le ossa”, quindi Bolzano in C2, Adriese, Paganese in C1 (proprio nell’anno del terremoto in Irpinia). Poi tornai a casa e giocai nel Sona, Calvisano, Montichiari, Castellana e… Amatori Sona.

Hai subito infortuni nella tua carriera calcistica?

No, solo qualche lieve distorsione alla caviglia.

Quale era il tuo punto di forza?

Principalmente il colpo di testa, riuscivo ad anticipare difensori molto più alti di me, ma anche il dribbling e la visione di gioco erano miei i punti di forza.

Qualche amico di Sona che ritieni un bravo calciatore?

Tutti i calciatori del “Sona 97”, squadra della quale sono l’attuale direttore sportivo.

Per il tuo “successo” cosa è contato di più: le tue doti, la tua volontà, l’allenatore, la famiglia, la  fortuna…

In primis la mia famiglia, mi ha dato la forza nei momenti poco felici; poi la volontà e la spensieratezza di andare via da casa a 18 anni.

Qual’è la tua squadra preferita?

Non ho dubbi: Hellas Verona. E i giocatori degli anni in cui ho giocato: Mascetti, Vignola, Calloni, Guidolin (attuale allenatore dell’Udinese) che mi chiamava “Il Keegan di Sona”.

Hai guadagnato soldi?

 …Un buon gruzzoletto. Ma, finita l’attività calcistica, ho sempre lavorato nell’azienda di famiglia.

Ti sarebbe piaciuto continuare ad essere professionista o col senno di poi sei contento di come ti è andata?

Sicuramente avrei fatto qualche anno in più da professionista, ma non posso lamentarmi, non ho grossi rimpianti. Sono contento della mia famiglia (sposato con Silvana e padre di Francesca) e di vivere a Sona.

About Franco Fedrigo

Nato a Isola della Scala il 5 agosto 1961 e residente a Sona dal 1975. Sposato con tre figli. Appassionato di sport è componente del Comitato per la gestione del Teatro Parrocchiale e con alcuni amici organizza una rassegna di film sulla montagna. Fa parte della redazione del Baco dal 2002.

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