Svolta nella vicenda della discarica Cà di Capri a Lugagnano: raggiunto un accordo tra Comune, ditta, Legambiente e Comitato Cittadini

Dopo anni ed anni di contenziosi legali, e di preoccupazioni per la salute dei cittadini, arriva in questi giorni quella che sembra una vera e propria svolta nella vicenda della discarica Cà di Capri di Lugagnano.

Comune di Sona, Rotamfer (la ditta che gestisce la discarica), Legambiente e Comitato dei Cittadini dopo lunghe e complesse trattative hanno, infatti, sottoscritto un accordo che finalmente sembra poter indirizzare la questione della discarica ad una conclusione soddisfacente per tutti.

Ma proviamo a riepilogare per sommi campi questa intricata vicenda.

La questione della riapertura della Cà di Capri, ferita aperta da decenni nel territorio, era ritornata di attualità a seguito della richiesta proposta dalla Rotamfer di vedersi approvato un nuovo piano di completamento. Piano che la Regione aveva poi effettivamente approvato, nonostante il voto contrario del Comune di Sona nell’ottobre del 2013. Il Comitato dei Cittadini di Lugagnano, a seguito di quanto era successo nel corso di una seduta del Consiglio Comunale di Sona che aveva deliberato di non proporre ricorso ma di fornire ogni sostegno tecnico e giuridico al Comitato, aveva deciso di presentare comunque ricorso solitario al TAR contro quella delibera regionale, con il supporto di Legambiente.

Si va in udienza e la sezione terza del Tribunale Amministrativo del Veneto con sentenza n. 1049/2013 accoglie il ricorso del Comitato del Cittadini e annulla la Delibera della Regione in quanto, si legge in quella sentenza, “con il progetto approvato si passa immotivatamente da una messa in sicurezza a un ampliamento della discarica esistente”. Quella sentenza del TAR viene successivamente impugnata avanti il Consiglio di Stato da Rotamfer e Regione Veneto. Anche questa volta a costituirsi è solo il Comitato dei Cittadini, con Legambiente, in quanto il Comune di Sona tra molte polemiche decide comunque di non affiancarsi al ricorso.

Nella prima seduta il Consiglio di Stato si limita ad emettere un’Ordinanza con la quale accoglie l’istanza di Rotamfer e Regione Veneto e sospende la sentenza del TAR in quanto ritiene troppo complessa la vicenda per una decisione immediata. Viene quindi ‘congelata’ la sentenza del TAR per evitare un vuoto – e conseguenti pericoli – nella gestione della discarica, fissando la successiva udienza per il 2 dicembre 2014, per poter entrare nel merito tecnico e puntuale delle richieste e delle istanze delle parti.

Il 2 dicembre si tiene l’udienza a Roma ma solo il 23 marzo 2015 arriva la decisione che sembra mettere una parola definitiva sulla vicenda, in quanto vengono pienamente accolte tutte le tesi del Comitato dei Cittadini di Lugagnano e di Legambiente. Nella sostanza quella sentenza, che respingeva i ricorsi di Regione e Rotamfer, stabilisce che non vi potranno più essere ampliamenti della discarica, che non potranno mai più essere conferiti car fluff o rifiuti pericolosi e che l’unica condotta ora possibile per Rotamfer è quella di colmare la discarica esistente, ed esclusivamente con inerti.

Ed invece nel luglio del 2016 arriva, del tutto inaspettata, la decisione della Giunta Regionale del Veneto che con delibera 1148 autorizza nuovamente l’apertura della discarica, sempre con il conferimento di car fluff. Contro quella delibera della Regione ricorre al TAR la Giunta di Sona. Prima con la richiesta di una immediata sospensiva dell’esecuzione della delibera regionale di riapertura e, successivamente, con un ricorso nel merito della vicenda. Ricorso analogo viene presentato da Legambiente e dal Comitato Cittadini di Lugagnano, con Lucio Santinato, Oreste Avesani, Idelma Boscaini, Micaela Armani, Galdino Panetto e Andrea Gasparato. Il 13 dicembre 2016 arriva la decisione della sezione terza del TAR Veneto che con proprie Ordinanze accoglie le richieste dei ricorrenti e sospende la delibera della Giunta del Governatore Zaia. In attesa di arrivare alla sentenza di merito.

Il 22 maggio scorso si arriva anche la sentenza di merito con la quale i giudici della sezione terza del Tribunale Amministrativo Regionale accolgono i due ricorsi proposti il primo dal Comune di Sona e il secondo da Legambiente e alcuni cittadini di Lugagnano, dichiarando quindi nulla la Delibera della Giunta regionale del Presidente Zaia 1148/2016 con la quale la Regione aveva provveduto alla riapprovazione del giudizio favorevole di compatibilità ambientale e ad autorizzare nuovamente la riapertura della discarica di Lugagnano. Contro la sentenza del TAR la Ditta Rotamfer, come era prevedibile, ricorre avanti il Consiglio di Stato.

Ed è qui che prende il via quella lunga trattativa con cui abbiamo aperto questo pezzo. Trattativa condotta in prima persona dal Sindaco Gianluigi Mazzi, che sfocia in un accordo sottoscritto sul filo di lana proprio il giorno precedente al dibattimento davanti al Consiglio di Stato, dove si sarebbe dovuto discutere della sospensiva chiesta da Rotamfer contro la sentenza del TAR.

Dibattimento che a questo punto non si tiene in quanto, come scrive proprio il Consiglio di Stato nell’Ordinanza del 29 settembre, “rilevato che, tutte le parti hanno chiesto in udienza di avere interesse alla sospensione della esecutività della sentenza gravata al fine di consentire alla Regione di modificare il provvedimento impugnato, nell’ambito di un accordo transattivo sopravvenuto e attualmente nella fase di perfezionamento; che, inoltre, tutte le parti hanno chiesto la sollecita fissazione dell’udienza di merito ed hanno concordato come data utile quella del 21 giugno 2018”.

Cosa significa in soldoni? Che tutti gli attori della vicenda – Comune, Rotamfer, Legambiente, Comitato dei Cittadini e Regione – concordano nel sospendere tutto in attesa di un provvedimento della Regione che modifichi l’autorizzazione rilasciata a Rotamfer. E questo proprio in forza di un accordo sottoscritto tra le parti.

Ma cosa dice questo accordo? Nell’atto di transazione sottoscritto il 27 settembre da Comune di Sona e Rotamfer (a seguito di un parallelo atto transattivo sottoscritto tra Legambiente, Comitato dei Cittadini e Rotamfer) la ditta che gestisce la discarica Cà di Capri si impegna richiedere in tempi brevi alla Regione Veneto dei correttivi “in riduzione/rettifica” al fine di ridurre la volumetria di rifiuti in conto terzi nella misura strettamente necessaria alla messa insicurezza della discarica ed in modo da contenere la morfologia e l’altezza della discarica, restando che dalla suddetta revisione “in riduzione” non potrà in alcun modo scaturire una modifica in aumento, sia per volumi che per tipologie di rifiuti.

Tra le altre cose previste nell’atto, compresa una riduzione alla misura delle deroghe dei limiti nell’eluato secondo una precisa tabella, Rotamfer si obbliga a chiudere definitivamente l’intera discarica e a provvedere alla sua messa in sicurezza a regola d’arte una volta esauriti i volumi massimi di rifiuti di cui alla DGRV 662/2006 (pari a complessivi mc. 631.000 per il terzo lotto, essendo i primi già esauriti, e ad oggi in parte già utilizzati). Con l’atto di transazione Rotamfer si obbliga anche a non presentare in futuro ulteriori richieste alla Regione Veneto per ampliamenti della discarica.

In caso di inadempimento di questi obblighi, Rotamfer dovrà versare al Comune di Sona una penale di ben dieci milioni di euro. Inoltre Rotamfer si impegna a prima della ripresa dei conferimenti a versare al Comune una fideiussione dell’importo sempre di dieci milioni di euro a garanzia dell’adempimento di quanto concordato. In forza dell’accordo verrà, inoltre, istituita una commissione di controllo di sei membri (due nominati dal Comune, due dal Comitato dei Cittadini e due da Rotamfer), con assunzione di spesa a carico di Rotamfer.

Una volta che la Regione avrà emanato il provvedimento di modifica dell’autorizzazione a Rotamfer, prevede sempre l’accordo, le parti si muoveranno per porre fine al contenzioso davanti al Consiglio di Stato, che quindi non andrà a sentenza in quanto a quel punto la vicenda sarà sistemata.

Sicuramente un’ottima notizia per il nostro territorio, che sana una situazione incancrenita da decenni e che poteva diventare veramente pericolosa. Una svolta che premia la scelta dialogante del Sindaco Mazzi e dell’Amministrazione comunale, che con un lungo e complesso lavoro di mediazione sono riusciti a portare allo stesso tavolo le parti e quindi a trovare un accordo positivo per tutti.

Ad essere premiata è anche la tenacia del Comitato dei Cittadini che, pur in pochi e spesso abbandonati dalla comunità, mai hanno rinunciato a battersi per questa vicenda e per la salute pubblica.

Ora sarà necessario un passaggio in Consiglio comunale a Sona per approvare l’intera operazione.

About Mario Salvetti

Nato nel 1969, risiede da sempre a Lugagnano. Sposato con Stefania, ha due figli. Molti gli anni di volontariato in parrocchia a Lugagnano e con AIBI. Nella primavera del 2000 è uno dei quattro fondatori del Baco. Dal 2008 ricopre il ruolo di Presidente.

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