“Italia vecchie e nuove mafie”, sala piena a Lugagnano per la conferenza del Professor Rama

Con l’inizio dei corsi del nuovo anno accademico dell’Università Popolare di Sona sono ripresi, in collaborazione con l’Assessorato alla Cultura del Comune, gli incontri a tema storico tenuti dal professor Marino Rama.

Il docente di storia e filosofia del liceo “Enrico Medi” di Villafranca ha tenuto giovedì scorso una conferenza dal titolo “Italia: vecchie e nuove mafie” presso l’aula magna Cimichella della Scuola Secondaria “Anna Frank” di Lugagnano.

L’incontro, nelle intenzioni degli organizzatori, intendeva collocarsi all’interno del ciclo di conferenze sull’Eredità del Novecento tenute negli ultimi due anni. Il Rettore, Onorina Cinquetti, porgendo il saluto ed il ringraziamento per la presenza al folto pubblico ed introducendo l’argomento, ha comunicato che nel febbraio prossimo in un secondo incontro, sempre all’interno dello stesso filone divulgativo, si parlerà del terrorismo degli “anni di piombo”.

Il prof. Rama ha esordito tracciando il profilo di Cosa Nostra, la mafia siciliana, facendo presente che non avrebbe parlato delle altre mafie italiane (Camorra ed Andrangheta) Questi gli aspetti peculiari dell’organizzazione che ha il suo insediamento principale nella Sicilia occidentale: accumulare denaro, l’uso della violenza e legami con la politica nazionale. Cosa Nostra può essere definita come un’organizzazione giuridica che regge sull’omertà e prevede sanzioni inappellabili, in pratica la morte, per chi sbaglia.

Questi i periodi storici descritti nella relazione, molto bene articolata.

Periodo dopo l’Unità d’Italia, quando la Sicilia iniziò a coltivare da allora l’idea di secessione, coltivando un clima di costante ribellione, all’interno di una povertà diffusa. Si ritiene che in quegli anni si avviò per la prima volta il fenomeno della mafia che contestò allo Stato il monopolio della forza. I siciliani iniziarono a scegliere di rispondere ai boss locali piuttosto che ai Prefetti inviati dal potere centrale. Nel 1882 con la nuova legge elettorale che concesse un voto allargato, rispetto a quello vigente per censo e che portò al voto il 7% degli italiani, rispetto al 2% della legge precedente, l’organizzazione di Cosa Nostra cambiò, passando a gestire il controllo delle preferenze a favore del notabile del posto. In cambio, l’eletto doveva impegnarsi a garantire al boss locale di riferimento finanziamenti ed appalti. Nel periodo iniziarono i primi omicidi per i parlamentari che si opponevano a tale nuovo schema di comando locale.

Il Professor Marino Rama. Sopra, Totò Riina

Età Giolittiana (1901-1914), durante il quale a causa della grave condizione economica del Paese iniziarono le grandi immigrazioni, soprattutto verso gli USA e così anche nuovi rapporti della mafia fuori dalla Sicilia attraverso le esportazioni, in particolare degli agrumi.

Periodo del Fascismo, durante il quale il Regime dittatoriale non tollerò un secondo potere, oltre a quello dello Stato, sul territorio e combattè la mafia con vigore con il Prefetto (di ferro) Mori che ottenne buoni risultati, anche con metodi sbrigativi. Fu veramente una lotta vincente? In effetti quando si iniziarono a colpire anche le alte gerarchie dell’organizzazione, per l’intervento di Gerarchi fascisti locali, il contrasto alla criminalità mafiosa rallentò.

Seconda guerra mondiale, con gli Americani cercarono attraverso alcuni mafiosi siciliani, si parla di Lucky Luciano in carcere in USA , di ottenere informazioni sulla situazione dei porti italiani, utili per lo sbarco in cambio di vantaggi penali ai mafiosi incarcerati. Non è ritenuta vera invece la versione che gli USA abbiano fatto accordi dopo lo sbarco con la mafia. In effetti in una situazione nella quale gli invasori non conoscendo la situazione locale, di fatto lasciarono spazio ai boss mafiosi che gradualmente tornarono al potere ed alcuni furono anche nominati o eletti Sindaci in molti Comuni.

Dopo la Caduta del Muro di Berlino nasce il mondo bipolare USA–URSS e riparte la tentazione separatista in Sicilia con il MIS (Movimento Indipendentista Siciliano), con il braccio armato l’EVIS (Esercito Volontario per l’Indipendenza della Sicilia). Il bandito Giuliano viene nominato Capo dell’esercito rivoluzionario e diviene per le masse povere il Robin Hood, mentre in effetti era un bandito brutale. Il primo maggio del 1957 durante un comizio socialista a Portella della Ginestra che chiedeva che la terra passasse dal latifondo ai piccoli coltivatori diretti, Giuliano fece aprire dai suoi il fuoco sui presenti; vi furono 11 morti.

La strage presentò da subito aspetti mai chiariti, al punto che si ipotizzò anche che il mandante della strage non fosse l’organizzazione indipendentista, bensì il Ministro degli Interni Scelba. La mafia a partire da questo tragico evento scelse di schierarsi con la Democrazia Cristiana contro i Comunisti. Giuliano fu ucciso con modalità mai chiarite, così come il suo accusatore Pisciotta, che in cambio della collaborazione, avrebbe dovuto ottenere una pena ridotta.

Anni 1950-1960, quando iniziò il periodo dello sviluppo economico in Italia soprattutto nell’edilizia in Sicilia e la mafia da “rurale” si trasformò in “cittadina”. Fu il periodo chiamato “del sacco di Palermo” e dei legami tra Fanfani e Andreotti con referenti di mafiosi in Sicilia (Ciancimino e Lima) e con gli USA si avviarono nuovi traffici, quelli di droga. La mafia si riorganizzò allora gerarchicamente, eleggendo al loro interno una Commissione per vigilare sulle nuove attività molto lucrose e ripartire gli incarichi ed i relativi proventi. Contestualmente lo Stato nominò la prima Commissione Antimafia.

Anni 1970, quando iniziò il periodo del terrorismo politico, dal quale la mafia mutuò la violenza delle bombe ed iniziò a prendere confidenza con la finanza, avvicinando il capitalismo dei Calvi–Sindona (Banco Ambrosiano) e di Marcinkus (IOR). Alla mafia servivano nuovi percorsi per riciclare il denaro sporco che stava affluendo in grande quantità ed alcune banche non fecero domande, ben liete di disporre di liquidità a costi molto modesti. Iniziò dopo qualche anno la così chiamata seconda guerra di mafia perchè la Commissione, non riuscì più a tenere sotto controllo le varie famiglie criminali. Pare siano state uccise in quel periodo mille persone per vendetta o ritorsione con Roina–Provenzano, cosca vincente e Bondade-Inzerillo perdente. Vennero anche uccisi dei politici e servitori dello Stato come Mattarella, La Torre ed il generale Della Chiesa.

Nacque in quel frangente il fenomeno del pentitismo delle cosche perdenti con i Buscetta, i Contorno ed i Mannoia che per vendetta iniziarono a collaborare con il pool di Caponnetto- Chinnici-Falcone-Guarnotta-Di Lello che riuscirono a portare alla sbarra 360 mafiosi nel maxi-processo di Palermo.

Nel 1992 il terzo grado della Cassazione sancì definitivamente le numerose condanne alla cupola della mafia. Per ritorsione, alcuni politici che secondo la mafia non erano intervenuti efficacemente per evitare le condanne, vennero uccisi o minacciati di morte e si avviò la vicenda della così chiamata trattativa Stato–Mafia. Nello stesso anno furono assassinati nel maggio e nel luglio da mano mafiosa, Falcone e Borsellino, protagonisti di un periodo vittorioso contro la mafia. Nel frattempo, dopo l’uscita di scena del Presidente Cossiga, in presenza di candidati Presidente quali Forlani e Andreotti la politica scelse un outsider, Scalfaro, politico fuori da sempre da giochi di potere o strane vicinanze. La mafia non desistette nel contrastare il potere costituito rispondendo con gli attentati dinamitardi a Firenze e Roma e l’uccisione di servitori dello Stato.

Per impedire nuove possibile violenze ed attentati, uomini dei carabinieri e dei servizi segreti, Mori, De Donna e Contrada (peraltro assolti dopo vari processi contraddittori in sede processuale) a detta dell’oratore presero contatti con i mafiosi per concordare ridotte misure restrittive per i condannati di mafia in cambio di una pacificazione sul territorio nazionale. L’oratore ha proseguito ricordando anche un nuovo terremoto politico, dopo quello della caduta del muro di Berlino si verificò con tangentopoli e l’arrivo di Berlusconi, ritenuto colluso con ambienti mafiosi (l’oratore ha ricordato che Dell’Utri era il suo braccio destro in Sicilia e che è in carcere per reati collegabili alla mafia) ridette vitalità a Cosa Nostra con uomini come Cuffaro (condannato recentemente ed in carcere).

Il professor Rama è passato poi ad illustrare il nuovo cambiamento della mafia che si è trasformata in “mercantile” ed è presente in molte realtà economiche del Paese e fuori dall’Italia ed ha poi presentato uno spezzone di una delle sedute della Commissione nazionale antimafia. Nel filmato la Presidente Rosy Bindi ha dichiarato che il problema dei nostri giorni non è più quello del mafioso che cerca occasioni e disponibilità per riciclare denaro sporco, ma è del commerciante e dell’industriale che ricerca finanziamenti preso i mafiosi, finanziamenti a basso costo poiché interessa loro più il riciclo che il guadagno. Questo nuovi apparentamenti danneggiano il libero mercato, drogandolo, a danno dell’imprenditoria onesta.

Il Prof. Rama, rispondendo ad una domanda ha manifestato, sconforto e scetticismo sulla possibilità che la mafia possa essere sradicata dal contesto sociale italiano contando solamente su “eroi “quali sono stati gli Ambrosoli, i Borsellino ed i Falcone.

Solamente un sussulto di dignità da parte di tutta la società civile potrebbe porre fine a questo triste fenomeno, sussulto che ha dichiarato di ritenere assai improbabile. Ho ricordato infatti che, come disse dopo il raggiungimento dell’unità del Paese Massimo D’Azeglio, “gli italiani con il Risorgimento hanno voluto fare un’Italia nuova e rimanere i vecchi di prima”. Anche in altre due occasioni, dopo la caduta del muro di Berlino e con Tangentopoli, quando fu possibile ai Partiti rinnovarsi in comportamenti e rituali fu fatto ma assai poco.

La conferenza è stata arricchita durante l’esposizione e chiusa al termine con due intermezzi musicali a cura del musicista Favari che, accompagnandosi con la chitarra, ha eseguito una canzone di Modugno ed una di De Andrè, che si richiamano al fenomeno della mafia siciliana.

Lodevole l’iniziativa che conferma la buona impostazione del percorso divulgativo da parte dell’Università Popolare e l’ottima presentazione del Professor Rama.

About Renato Salvetti

Nato a Rovereto (Trento) il 24 maggio 1940, ha conseguito il diploma di ragioneria a Verona. Sposato, con tre figli, ha svolto l’attività di dirigente d’azienda. È stato per quindici anni un amministratore comunale come Assessore e Sindaco di Sona. È storico delle vicende del Comune dal dopoguerra ed ha collaborato a pubblicazioni sulla storia recente e dei secoli passati del territorio di Sona e dell’area veronese.

Related posts