Gennari, candidato a Sindaco di Verona per il M5S, parla al Baco: “ecco come la penso”

Un’altra opportunità per il Baco di parlare di politica non solo di Sona: dopo l’intervista che ci hanno rilasciato prima il Segretario provinciale della Lega Nord Paolo Paternoster e poi Alessio Albertini, Segretario provinciale del Partito Democratico, è oggi la volta di Alessandro Gennari.

Il Movimento 5 Stelle di Verona è stato uno dei primi movimenti ad iniziare la campagna elettorale e il primo a rompere il ghiaccio della presentazione delle liste per le elezioni per la scelta del Sindaco di Verona di domenica prossima 11 giugno. Abbiamo raggiunto il candidato Sindaco pentastellato Alessandro Gennari (nella foto, con Luigi Di Maio), 33 anni, consigliere della quarta circoscrizione. Gennari è stato scelto dagli iscritti al movimento di Beppe Grillo con una consultazione online: 85 voti su 224 votanti.

Mi interesserebbe iniziare da argomenti macro, per poi concentrarci sul nostro territorio. Brexit, Trump e No al referendum. Che idea si è fatto dell’ondata che tanti definiscono “populista” dell’anno scorso?

Io sono dell’idea che definire “populista” una qualsiasi misura referendaria che permetta al popolo di esprimersi sul destino del proprio Paese (caso di Brexit) e sull’amministrazione politica (caso del referendum dello scorso 4 dicembre) sia la manifestazione di una democrazia che dà ancora dei colpi di vita. Negli ultimi governi quante leggi di iniziativa popolare ci sono state? Nessuna. Leggi di soddisfacimento a favore del cittadino? Nessuna. Jobs act e legge Fornero non sono stati chiesti da ventenni in cerca di lavoro o da esodati. Il populismo è quindi una dimostrazione di democrazia.

Nell’intervista che abbiamo dedicato ad Alessio Albertini, Segretario provinciale del PD, questi ha asserito di essere preoccupato dell’ondata populista incalzante. Cosa si sente di rispondere a proposito?

Il populismo è di fatto la decadenza delle ideologie destra e sinistra in virtù di altre necessità di natura senz’altro più urgente: il diritto al lavoro, alla casa, alla famiglia, il rispetto della legislazione, il rispetto della Carta Costituzionale. Non bisogna, pertanto, aver paura del populismo. Se il populismo è ciò che ho raccontato poco fa, non vedo perché non si debbano considerare i diritti che i cittadini chiedono a gran voce alla governance.

I partiti politici allora che funzione hanno?

I partiti politici incanalano questa rabbia che scaturisce dal popolo senza darne un libero sfogo, ma manifestandola nei limiti della democrazia.

Non mi ha ancora citato Trump.

Trump è la manifestazione di questo, ovvero l’espressione di una democrazia derivante dal popolo, non snaturata da lobby finanziarie e imprese multinazionali. Una cosa che, in un certo senso, mi piace del governo Trump è la protezione dell’economia americana, tra cui rientra la definitiva rinuncia del TTIP: una manna dal cielo per le nostre medie-piccole imprese.

Per quale motivo?

Si sarebbe evitata una concorrenza sleale con le multinazionali e i grandi colossi, ad esempio, della produzione e commercio di alimentari.

Però è anche vero che, se venisse applicato un protezionismo à la Trump in Italia non ci troveremmo in situazioni migliori, dato che il nostro Paese basa la propria economia soprattutto sulle esportazioni.

Sono d’accordo che il protezionismo in senso stretto possa essere un danno, ma non sono d’accordo sulla mancanza di controlli a favore delle nostre eccellenze, in tutti i settori. Gli estremi hanno sempre portato a danni, il compromesso ha sempre portato a buoni risultati. L’esempio più significativo? La nostra Costituzione: è compromissoria, nata da molte fazioni politiche.

Ora parliamo di Veneto: il prossimo ottobre si farà un referendum sull’autonomia della Regione. Lei che idea ha a riguardo?

Non sono contrario ad una maggior autonomia delle Regioni, anzi, noi saremmo per l’accorpamento di alcune realtà regionali. Tuttavia, e qui mi riferisco a Zaia, il fatto di promettere un’autonomia pari a quella del Trentino Alto-Adige è assolutamente utopico: il Veneto contribuisce notevolmente alle casse erariali, dato che possiede una delle economie più forti del Paese. Nei confronti del cittadino il referendum sarà solo fumo negli occhi: lasciare al Veneto oltre 18 miliardi di euro ogni anno? La vedo dura.

Quindi non vale la pena parlarne?

Certo che no! Anzi, è importantissimo sedere ad un tavolo di trattative. Ma penso che l’argomento debba essere maggiormente lungimirante: per rendere uno Stato più snello ed efficiente è importante proporsi per costituire delle macroregioni, differenziando quindi le diverse economie del nostro territorio e facendo interventi mirati ed ad hoc.

Quale linea politica intende perseguire se domenica avrà il consenso dei veronesi?

La nostra linea politica si differenzia dalle altre per essere molto pragmatica, modulata su tre punti. Innanzitutto intendiamo applicare una spending review efficace in modo tale da individuare il modo in cui il Comune è stato gestito in queste ultime amministrazioni, tenendo conto, ovviamente, dei debiti e i crediti della macchina comunale e delle sue partecipate. Inoltre, importantissime saranno le deleghe dei futuri amministratori: ecco, sarebbe indecente, ad esempio, nominare un perito agrario alla guida della Fondazione Arena; i fatti ci dimostrano che è stata portata al rischio del fallimento. Il secondo punto è la riqualificazione dei quartieri e delle periferie a causa dell’imposizione di un disegno urbanistico criminale – non ho nessun problema a definirlo così –, dato che Verona sud è rimasta ingolfata a causa della presenza di grandi centri commerciali (o di grandi distribuzioni) nel raggio di pochi chilometri. I quartieri smettono di vivere e vi è il rischio di un incremento della criminalità.

Chiaro riferimento al nuovo centro commerciale Adigeo.

Ma è solo l’ultimo. Parliamo del futuro Ikea – che spero non si faccia – e degli innumerevoli ipermercati e supermercati che sfavoriscono i piccoli negozi locali già presenti sul territorio. Chiudono i negozi, linfa vitale dei quartieri, le piazze non vengono più vissute, la criminalità rischia di dilagare incontrollata. A Verona c’è l’enorme problema della paura di vivere in un quartiere.

Quale potrebbe essere la soluzione?

Considera che a Verona sud un trilocale costa sotto gli ottanta mila euro. Come Movimento 5 Stelle abbiamo inserito nel programma politico, ad esempio, la riqualificazione e l’aggiunta di parchi e aree verdi al fine di conferire anche una rivalutazione economica a quelle abitazioni.

Ok. Terzo punto?

L’ambito ambientale. È fondamentale ridisegnare piste ciclabili, modificare il piano generale della mobilità e inserire strumenti urbanistici (come il piano interventi) per poter salvare ciò che resta dell’ambiente veronese che, ricordo, è vario e unico a livello di biodiversità.

Ecco, la tematica ambiente a Sona non è tra le migliori. Abbiamo, infatti, tre grandi punti caldi: Cà di Capri, Sun Oil e discarica Siberie (quest’ultima nel Comune limitrofo).

Per quanto riguarda le cave, dal mio punto di vista, credo debbano essere tutte dismesse: ormai siamo arrivati ad un esaurimento dell’estraibile. Affronterei ora un discorso più generale: se un territorio è bucherellato da cave come se fosse una groviera, e nei rapporti della DDA di Mestre leggi che uno degli interessi principali della mafia italiana al Nord est è la movimentazione della terra, ecco, direi che è il caso di porre maggiori controlli.

Le discariche invece?

Assolutamente da chiudere, dato che la maggior parte non è a norma con la normativa europea. Devono poi essere attuati dei processi virtuosi come, ad esempio, la raccolta della spazzatura differenziata porta a porta e l’avvio di un mercato di materie prime e seconde in grado di fare economia: il Comune, infatti, può guadagnare investendo – ecologicamente parlando – nel recupero dei rifiuti o in energia sostenibile. A mio avviso, è a dir poco obsoleto nel 2017 parlare di discariche e termovalorizzatori.

Ultimo punto: Sun Oil.

Io nutro seri dubbi circa la sua storia, ma non voglio entrare in diatribe legali, dato che la storia processuale è lunghissima e da approfondire. Da quel che so, non ci sono stati allarmi ambientali; tuttavia, ora che l’impianto è chiuso, è importante conoscere nel dettaglio la portata e l’impatto di tale struttura sull’ambiente, dato che le cisterne sono corrose e consumate – ammesso che il contenuto sia realmente pericoloso –. Quelle cisterne hanno i sigilli: chi le ha in custodia dovrebbe compiere il primo passo. Se abitassi a Sona, avrei timore di questa situazione.

Ora mi interesserebbe parlare di fake news, di bufale. Il Movimento 5 Stelle è stato più volte accusato della diffusione di notizie false attraverso il blog di Beppe Grillo. Lei che idea ha di questo fenomeno?

Partiamo dal presupposto che informarsi è un diritto. Ma se l’informazione in Italia fosse sana, il cittadino non avrebbe bisogno di visitare il blog di Beppe Grillo per informarsi. Un ulteriore dato di fatto è che in rete c’è tutto e il contrario di tutto, e anche i professionisti del web possono talvolta prendere un granchio – siamo umani e, fortunatamente, la rete è ancora gestita da persone –. Cosa posso dire io? A livello comunicativo su Verona sto molto attento a ciò che pubblicano tutti gli attivisti e i miei compagni d’avventura, proprio per non incappare in questi imprevisti di cui sopra.

E qual è la differenza rispetto agli altri partiti politici?

La differenza è che se noi prendiamo un granchio, lo ammettiamo, ammettiamo di aver sbagliato. Ci sono invece altre forze politiche – quasi tutte le altre – che cambiano il nome delle cose, mettono maschere ad attori, rendono i fatti virtuosi quando in realtà non lo sono.

Ad esempio?

Una riforma sul lavoro che aumenta il precariato viene chiamata Jobs Act, nome alquanto accattivante. O un quesito referendario tendenzioso al sì.

Quindi?

Quindi non bisogna confondere l’errore umano con una maschera applicata all’informazione appositamente studiata a livello comunicativo.

Lei è tra i candidati sindaco di Verona il più giovane. Nella politica ci deve essere posto per i giovani? Sono davvero il futuro o c’è sempre bisogno di qualcuno con esperienza?

I giovani sono il futuro: nell’economia, nel sociale e in molti altri settori hanno dimostrato di saper dare soluzioni immediate ed efficienti a problemi quasi decennali. Pensiamo alle start-up: queste offrono soluzioni digitali a problemi reali nel giro di pochissimo tempo. Nel veronese ci sono start-up finanziate, vendute o comprate per milioni di euro. Questo significa che se Verona si dotasse di un assessorato all’innovazione, potrebbe veramente cambiare volto. Se tra i canditati delle altre forze politiche vediamo sempre le stesse facce, che hanno messo e tolto maglie, che hanno cambiato bandiera, che sono talvolta avversari dei compagni di lista precedenti, e finché non avviene un ricambio (anche) generazionale, non ci sarà futuro.

About Gianmaria Busatta

Nato nel 1994 e residente a Lugagnano, ha conseguito la maturità presso il liceo classico Don Nicola Mazza (VR) nel 2013, è laureato in Economia e commercio e frequenta il corso di laurea magistrale in Banca e finanza presso l'Università degli studi di Verona. Grande interesse per eventi culturali e politici, ha come passione più forte il cinema. Ha frequentato il corso Tandem "Cinema e letteratura" presso l'Università di Verona e il corso "Scrivere cinema" presso la Biblioteca Civica di Verona.