Fabio da Lugagnano, che quest’estate partecipa ad un rally tra Londra e la Siberia. A bordo di una Fiat Uno 60L

Quest’estate Fabio Brighenti, originario di Lugagnano, con il suo ex compagno di università Marco Jaggli, parteciperà al “Mongol Rally”, una corsa non competitiva di beneficienza organizzata da The Adventurist, un’associazione inglese.

La partenza ufficiale quest’anno è fissata a Londra per il 15 di luglio, con una tappa a Praga due giorni dopo, dove si riuniranno tutti i concorrenti che arrivano da altre zone d’Europa. La destinazione finale, da raggiungere entro il 10 settembre, è Ulaan Ude, una cittadina della Siberia a pochi chilometri dal confine mongolo e ad oltre 16 mila chilometri da casa.

Il viaggio li condurrà da Lugano ad Ulan Bator, capitale della Mongolia, lungo l’antichissima via della seta, tra le cupole blu di Samarcanda, le vette rocciose del Tajikistan e le immense praterie erbose della Mongolia a bordo della loro auto che da regolamento deve essere vecchia, inadatta allo scopo e con una cilindrata inferiore a 1200 cc, senza l’ausilio di navigatori satellitari, gps o altri dispositivi digitali che renderebbero questa avventura altrimenti “troppo facile”.

Fabio è giovanissimo, 25 anni, laureato in Comunicazione Aziendale all’Università della Svizzera Italiana, oggi vive in provincia di Como ed è amministratore del personale per una grande multinazionale ma non ha mai spezzato il legame con Lugagnano. Mi è stato dunque facile incontrarlo per porgergli qualche domanda.

Intanto raccontami la tua “doppia vita” da sonese e da svizzero.

A settembre 2012, alla fine dell’estate post-maturità, mi sono trasferito a Lugano, in Svizzera, per frequentare l’Università. In questi sei anni Lugagnano è sempre rimasto il paese che considero casa perché è qui che sono cresciuto e che ritrovo ancora i miei amici, parte della mia famiglia e tutti i luoghi legati alla mia adolescenza. L’anno scorso, dopo 5 anni di vita in Svizzera mi sono ritrasferito in Italia, seppur a pochi passi dal confine, ma colgo ogni occasione per tornare a Lugagnano quando mi è possibile. In Svizzera ormai lo sanno e alla fine della settimana quando esco dal lavoro i colleghi mi chiedono “Allora vai a Lugagnano?”, hanno imparato velocemente il nome per la grande somiglianza con Lugano.

Come hai scoperto il “Mongol Rally”?

Tre anni fa ho visto per caso sui social network un ragazzo che stava per affrontare questo viaggio e da allora è stato un chiodo fisso. Quest’anno le condizioni temporali e lavorative si sono rivelate favorevoli e ho voluto cogliere l’attimo e lanciarmi finalmente in questa avventura. Non posso accettare l’idea di non farlo e svegliarmi un giorno fra 60 anni rendendomi conto di non poterlo più fare. Citando Helen Keller, scrittrice inglese che visse a cavallo tra il XIX e XX secolo, “La vita o è un’audace avventura, o non è niente.”

Il percorso del “Mongol Rally” 2018

Ma qual è stata la vera forza propulsiva?

Mi ha appassionato in particolare il fatto che lo scopo di questo incredibile viaggio sia quello di raccogliere un minimo di 1000 sterline, circa 1300 euro, da donare ad alcune associazioni di beneficienza. Io e Marco abbiamo voluto orientare la scelta su CoolEarth, un’associazione internazionale che difende la foresta pluviale attraverso il sostegno e la tutela delle popolazioni che la abitano (www.coolearth.org), e su AOREP un’associazione no-profit della Svizzera italiana che da anni finanzia lo sviluppo di piccole comunità in Africa e in medio oriente (www.aorep.org). Chi volesse contribuire aiutandoci a sostenere la nostra causa, può farlo al sito www.youcaring.com/rungenghisrun e lasciarci un messaggio di buon viaggio.

Sei abitualmente un turista da zaino in spalla o questo sarà il tuo primo viaggio avventura?

Mi è sempre piaciuto viaggiare, ma non mi piace pianificare, quindi la maggior parte dei viaggi li faccio improvvisando, anche perché credo che così si possano scoprire tante cose nuove. A novembre ad esempio sono stato una settimana in Francia da solo perché non andavo da anni e volevo riscoprirla, a febbraio ho fatto il giro dell’Olanda tra Amsterdam, Delft, Rotterdam e L’Aia, sempre da solo con lo zaino in spalla. Vivere e studiare in Svizzera mi ha permesso di far parte di un ambiente estremamente multiculturale, quindi quasi ovunque conosco qualcuno che posso andare a trovare. Senza dubbio questo è il viaggio più estremo che io abbia mai fatto e stavolta non potrò contare sull’improvvisazione considerati tutti i documenti, le precauzioni mediche e la preparazione meccanica dell’auto che questo richiede.

Dove hai trovato la Fiat Uno?

Trovare l’auto è stata sicuramente una delle preoccupazioni più grandi. Le regole della corsa impongono un veicolo vecchio, inadatto allo scopo e con una cilindrata inferiore a 1200cc. Per ovvie ragioni economiche la nostra ricerca si è subito orientata su un mezzo al minor prezzo possibile, ma allo stesso tempo volevamo trovare un’auto in buone condizioni per non dover fare troppi lavori di riparazione e per aumentare le probabilità di arrivare alla meta. Ho investito molto tempo e chilometri cercando l’auto perfetta tra le province di Como, Varese e Novara alla ricerca di una vecchia Fiat, per ragioni di sano patriottismo e per la nomea di auto inarrestabili che vantano. Il destino mi ha condotto a una Fiat UNO 60SL del 1989 che ci siamo aggiudicati per poche centinaia di euro e che per ora sembra non essere messa troppo male. Il mio unico rimpianto è che la targa sia VA e non VR, perché avrei voluto portare la mia città in Mongolia. Data la poca differenza, stavo quasi pensando di contraffarla (mi strizza l’occhio, ovviamente scherza).

Immagino che il viaggio richieda sia una discreta preparazione mentale che fisica, ti stai preparando in modo particolare?

In realtà il poco tempo libero che mi rimane dal lavoro e dai mille altri impegni, lo sto impiegando per organizzare i visti, le vaccinazioni, le assicurazioni, la pianificazione del percorso, le patenti internazionali e sto leggendo pile di libri sulla storia e la cultura dell’Asia Centrale. Fisicamente sono abituato a guidare per lunghe distanze, tanto che nell’ultimo anno secondo il contachilometri della mia auto ho percorso 40mila chilometri… Sarà difficile affrontare i tratti di strada sulle catene montuose del Tajikistan che precedono l’Himalaya e che superano i 4500 m di altitudine, dovremo stare attenti all’acclimatamento. Mentalmente alternomomenti di euforia a momenti di terrore per i cinquanta giorni di viaggio che mi aspettano. Fortunatamente vado molto d’accordo con il mio compagno di viaggio e siamo in grado di trovare una soluzione ogni volta che abbiamo un confronto. Non ho dubbi che riusciremo a superare tutte le insidie che l’Asia Centrale ci presenterà quali scarsità d’acqua, temperature estremamente alte ed estremamente basse, malattie e parassiti, scarsità di cibo, prepotenze delle polizie di frontiera, ladri, danni all’auto, esaurimento delle scorte di benzina…

Cosa ti aspetti di ottenere da questa impresa?

Francamente non riesco a ad immaginare come sarà ritornare a dormire in un letto dopo aver percorso un quarto di circonferenza del mondo nelle zone più selvagge del pianeta, 50 giorni di viaggio di cui 30 nel deserto e aver affrontato mille imprevisti ogni ora. Il fatto di poter contribuire con il viaggio a delle iniziative benefiche ci rende orgogliosi e ci dà ancora di più la carica per partire. So per certo che, più che un viaggio nel mondo questo sarà un viaggio dentro me stesso, che mi aiuterà a prendere ancora più coscienza di chi sono e quale sia il mio posto. Sarà un’esperienza di grande crescita personale e non ho dubbi che umanamente e culturalmente mi darà tanto.

Qualcosa da aggiungere a queste riflessioni?

Vorrei aggiungere che ogni volta che raccontiamo a qualcuno il viaggio che stiamo organizzando con i nostri risparmi, questo rimane affascinato ed entusiasta. Un viaggio così estremo ha già attirato l’attenzione di alcune radio, tv e diverse testate giornalistiche. Questo ci sta permettendo di ricevere la sponsorizzazione di aziende che attraverso la nostra impresa cercano un modo nuovo e diverso per avere visibilità, e che pubblicizzeremo sui media in cui appariremo.

Fabio vorrei avere anche io il tuo coraggio e partire con voi.

Oltre che te ci piacerebbe coinvolgere tutti coloro che vorrebbero fare questo viaggio, ma per un motivo o per l’altro non se la sentono o non ne hanno la possibilità. Per questo documenteremo la nostra avventura sui social e in particolare Instagram e Facebook sulle pagine ‘Run, Genghis, Run!’ il nome del nostro duo.

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Partire non posso, ma ti aspetto al ritorno per farmi raccontare questo incredibile viaggio! Nel frattempo ricordo nuovamente che chi volesse contribuire alla raccolta fondi di Fabio per sostenere l’associazione internazionale che difende la foresta pluviale attraverso il sostegno delle popolazioni che la abitano (www.coolearth.org), e AOREP, un’associazione che da anni finanzia lo sviluppo di piccole comunità in Africa e in medio oriente (www.aorep.org), può farlo al sito www.youcaring.com/rungenghisrun, e lasciare a Fabio un messaggio di buon viaggio.

About Francesca Tenerelli

Nata il 29 gennaio del 1976, parte attiva da sempre nella comunità di Lugagnano, con una breve interruzione per trasferimento a Decimomannu vicino a Cagliari. Ha conseguito la maturità scientifica presso il liceo Galileo Galilei a Verona e attualmente è impiegata in un’Agenzia di Assicurazioni. Sposata e madre di due figli, trova sempre il tempo per dedicarsi alla sua passione, la lettura.

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