Sabato apre la mostra di pittura dell’Università Popolare di Sona. Ne parliamo con il Maestro Giorgio Mazzurega

Apre i battenti, anche quest’anno, sabato 14 aprile, l’ormai tradizionale Mostra di pittura degli allievi dei corsi di pittura e disegno organizzati dall’Università Popolare di Sona.

L’appuntamento, con un ricco rinfresco offerto dagli artisti stessi, si tiene sabato pomeriggio alle ore 17,30 a San Giorgio in Salici presso la Sala Civica di Via Don Castello.

Il Baco, per questa occasione, ha deciso di “accompagnare” la mostra partecipando, se così si può dire, con una serie di interviste che, con poche e mirate domande, cercheranno di presentarci i nostri artisti e il loro rapportarsi con l’arte.

Saranno articoli che rimarranno nella linea di presentazione delle attività svolte dalla nostra Università Popolare che tanto successo stanno incontrando fra i partecipanti: è questa, infatti, una manifestazione che si inserisce nella scia di tanti altri eventi dei quali vi abbiamo già raccontato nei nostri articoli come, ad esempio, le uscite in visita alle chiese e ai monumenti di Verona che hanno effettuato gli allievi di altri corsi organizzati sempre dalla nostra Università Popolare.

Ci sembra doveroso iniziare questo nostro cammino conoscendo da vicino il Maestro dei corsi di pittura e disegno, Giorgio Mazzurega; questi, infatti, già da alcuni anni, sta seguendo con ottimi risultati i nostri corsi. È un fresco pomeriggio di una primavera che stenta a decollare quando incontriamo Giorgio nel suo studio di San Giorgio in Salici. Un ambiente tranquillo alla prima periferia del paese, con lo sguardo che può vagare libero sulle campagne circostanti; lo studio non è enorme ma come tutti gli ambienti in cui lavorano gli artisti, è ricco di opere in corso, quadri che sono rimasti alle pareti per un legato affettivo, sculture in itinere, cavalletti, pennelli, colori…

Giorgio Mazzurega è l’insegnante dei corsi di disegno e pittura organizzati dall’Università Popolare di Sona, ed è in questa veste che lo intervistiamo: per conoscerlo meglio e, attraverso di lui, conoscere un po’ di più anche la nostra scuola e gli artisti che la frequentano e che stanno organizzando un evento espositivo importante.

Giorgio, come hai iniziato la tua carriera artistica?

Ho cominciato relativamente tardi anche se ormai sono trascorsi quasi 25 anni dai miei primi lavori. È stata una passione che mi ha preso piano piano e che si è via via accresciuta grazie alla vicinanza che ho sempre tenuto con il mondo dell’arte. Ho cominciato a disegnare più per diletto che per una passione vera e propria e poi… mi sono lasciato prendere la mano. Il mio primo maestro è stato Elio Campi al corso di pittura dell’Università Popolare di Sona, un nome conosciuto dai nostri artisti, una persona  preparata che, pur affiancandoti e trasmettendoti le sue conoscenze, ti lasciava molta libertà nello scegliere il soggetto, la tecnica, il tuo prossimo lavoro…

E qui è scoppiato l’amore per l’arte…

È stato sul lavoro, ancor prima di andare in pensione, che, casualmente, ho saputo dei corsi liberi di pittura, affresco e anatomia che si tenevano presso l’Accademia Cignaroli, ai quali hanno seguito corsi di modellato (corsi in cui l’artista impara a modellare la forma plasmabile) e storia dell’arte. Così ho avuto l’occasione di accostarmi a persone già esperte. Lo vedi anche tu, frequentando i nostri corsi: viene naturale per un giovane allievo affiancarsi a persone più esperte, soprattutto se si sente una vicinanza di approccio alla pittura.

Grazie per il “giovane”!

Per inciso, l’Accademia Cignaroli, fondata a Verona ancora a metà del 1700, fra i vari scopi del suo statuto ha anche quello di promuovere la formazione di giovani talenti; questa Accademia, vanto della città di Verona, è stata una delle prime istituzioni ad affiancarsi ai giovani che, in possesso di carismi artistici, non avevano la possibilità di frequentare le botteghe dei maestri dell’epoca

E quindi, da questi primi approcci all’arte è nata la tua carriera artistica.

Sì, la prima mostra l’ho tenuta a San Giovanni Lupatoto, nell’ormai lontano 1999, poi, a poco a poco e a mano a mano che crescevano le mie competenze artistiche e mi sentivo più sicuro del mio “lavoro” ho iniziato a presentare le mie opere in gallerie che si tenevano nei paesi del lago di Garda.

Un artista dalla strada spianata quindi…

Non direi proprio. Anzi, all’inizio è stato anche abbastanza difficile entrare in questi circuiti quasi “esclusivi”. È solamente in questi ultimi anni che la situazione è un po’ cambiata e gli artisti, anche giovani, hanno la possibilità di esporre le proprie opere anche fuori dal proprio territorio…

E la scultura?

Per la scultura il mio approccio è stato fortuito. In occasione di una delle mie mostre ho avuto l’opportunità di incontrare la Signora Beatrice Mariotto direttrice della scuola d’arte P. Brenzoni di S. Ambrogio di Valpolicella, che, apprezzando le mie opere pittoriche, mi ha indirizzato ai corsi tenuti, appunto, in questa scuola. Oggi, lavorare la pietra e il marmo mi dà molta soddisfazione, è un lavoro lento, è vero per il quale ci vuole pazienza e molta attenzione perché se sbagli a staccare un pezzo o non prendi bene le misure, non è che si possa riattaccare il marmo caduto, però quando sento che una scultura è “a posto”, è riuscita secondo i miei intendimenti, provo un grande piacere.

Nel suo insieme, quindi, perché mi pare che hai fatto anche installazioni, se non erro…

Sì, alcune ho avuto anche l’occasione di esporle varie volte nel giardino antistante l’asilo a Lugagnano durante la festa patronale.

Ecco, come definiresti la tua arte?

Mi sento tanto un artista eclettico, utilizzo con disinvoltura varie tecniche pittoriche (affresco, olio, acrilico e tecniche miste) e creo installazioni ispirate all’arte povera usando materiali dismessi. Credo che, dopo aver esplorato varie forme artistiche, la mia produzione possa collocarsi nella corrente informale/astratta. Per farti qualche nome, mi sento vicino all’arte di Emilio Vedova, un artista veneziano scomparso nel 2006, o a Mario Sironi, che è stato uno degli iniziatori del movimento artistico del novecento italiano. Poi apprezzo la Pop Art Italiana, Mario Schifano, Tano Festa e l’artista tedesco Anselm Kiefer.

Come sei stato coinvolto a insegnare presso la nostra Università Popolare?

Anche questo è stato quasi per caso. Io ero un allievo di questi corsi quando il nostro maestro, il Prof. Jean Pierre Zocca (molto esperto nell’arte dell’affresco), è stato costretto a lasciare l’incarico perché chiamato da una lunga attività da svolgere all’estero. Questi ha proposto all’Università Popolare di sostituirlo con il sottoscritto e così è cominciata questa avventura.

Però non è la tua sola attività di insegnate.

No, è vero, per qualche anno ho insegnato come esterno nelle scuole primarie di Peschiera, S. Benedetto e San Giorgio in Salici ai ragazzi fino ai 10/11 anni. Non era ancora venuto il momento degli Smartphone e degli altri arzigogoli elettronici, per cui il mio lavoro era più semplice. Da vari anni vado anche, come volontario, il martedì, a Ponton, presso il Centro Diurno “Le Rondini”. Insegno pittura agli ospiti che lo frequentano.

Cosa ci puoi dire dei “ragazzi” che frequentano i nostri corsi di pittura e disegno? Voglio dire, tralasciando il fatto che sono tutte persone eccezionali…

Bè, sai, l’artista un po’ matto lo deve essere necessariamente…

Dillo a me!

Per noi è sempre un mettersi in gioco, esporsi alle critiche di chi ti guarda, ti osserva, ti analizza; critiche che non sempre sono benigne. E poi l’artista deve anche saper andare contro le mode del proprio tempo e del posto in cui vive; l’artista deve esprimersi, deve rivelarsi, il suo quadro deve essere un momento di comunicazione… niente di più ma anche niente di meno.

Ho visto che è un gruppo molto affiatato ma anche molto eterogeneo.

Sì, è vero, ci sono molti artisti che seguono questi corsi o dipingono da alcuni anni ma anche persone che sono agli inizi “della carriera” e stanno imparando ora a disegnare e dipingere, e anche la loro età e il loro percorso di vita è molto vario…

È un bene, no?

Certo, è attraverso queste esperienze e conoscendosi tra loro che “l’anziano” aiuta il più giovane a scoprire i suoi talenti, ma nello stesso tempo, l’anziano acquisisce la novità, la freschezza e la “voglia di fare” del giovane”…

Seguirli tutti assieme sarà un problema…

Sono molti, ma sono tutte persone appassionate, che vengono a scuola per migliorarsi e dipingere; ovviamente sono artisti e quindi nessuno è uguale all’altro… credo che una parte importante del mio lavoro sia quella di seguire ognuno secondo le sue caratteristiche, entrare nella sua ispirazione (preferisco questo termine al più abusato “psicologia”) e aiutarlo a costruire la sua opera, attingendo dal mio bagaglio di esperienze e avendo l’attenzione rivolta alla specifica propensione dell’artista.

Condivido, è proprio un lavoro impegnativo…

Ma sai, mi piace farlo e poi questo lavoro ti da una grande soddisfazione soprattutto quando vedi che, pur con un naturale ricambio, le persone seguono molto i corsi e rimangono affezionati alla scuola, vuol dire che il corso interessa e si sta costruendo qualcosa di positivo.

Frequentando questo corso ho visto anche che la netta maggioranza dei partecipanti sono donne, eppure nella storia della pittura non sono molte le artiste che, se così possiamo dire con un gioco di parole, hanno lasciato il segno.

Probabilmente il mondo è cambiato, non è più quello delle botteghe dei maestri che crescevano i propri discepoli, oggi la donna si è emancipata ed è molto più attiva anche in ambiti che un tempo le erano preclusi.

Quindi, anche tu ritieni che in fondo sia solo un problema di numeri e di tempo.

Senza dubbio, un tempo questa professione era tipicamente maschile, oggi non più e i frutti sicuramente non tarderanno ad arrivare perché come hai visto anche tu, la qualità delle nostre pittrici non è di serie B!

Che consiglio daresti ad un giovane artista, indipendentemente dal suo tipo di arte e dalla sua creatività?

Quello di frequentare con assiduità gli ambienti dove si vive l’arte: continuare con i corsi, andare a vedere mostre (sia locali, che di artisti famosi) partecipare ad attività affini, insomma dare forza alla propria indole e passione. Sono queste le occasioni in cui si conoscono altri artisti, si stringono amicizie e collaborazioni, ti vengono nuove idee e nuovi stimoli. Io per esempio ancora adesso frequento gruppi e scuole d’arte o collegate con il mondo dell’arte; è l’occasione per conoscere e frequentare colleghi, organizzare mostre collettive, visitare esposizioni e rassegne… rimanere agganciati alla propria passione.

Non è facile per uno che lavora…

Non lo nego, soprattutto se si è impegnati con il lavoro…, lo vediamo anche per i corsi che organizziamo qui a Sona, spesso arrivano persone che riprendono a dipingere dopo aver interrotto per essersi dedicate al lavoro e/o alla famiglia, la strada dell’artista, oggi più che mai, non è una strada in discesa… bisogna uscire di casa, sostenere delle spese… ma è la passione che conduce e che si deve seguire, quando questa è forte si vincono molti ostacoli.

Come è cambiato il modo di dipingere in questi anni?

Oggi è più semplice. Un tempo c’era il garzone di bottega che preparava i colori, mischiava le terre, le piante, i liquidi estratti dagli animali, a volte lavorava anche con materiale tossico o addirittura velenoso. Oggi è più semplice, i colori li trovi già pronti anche se devi porre molta attenzione nel miscelarli e prepararli per il quadro. Da questo punto di vista vi è molta più libertà espressiva.

Quindi sei d’accordo che il progredire della pittura e dell’arte in genere, corre di pari passo con le tecniche e i materiali. Ti faccio un esempio, per scrivere questa intervista ho usato il computer e ogni volta che sbagliavo tornavo indietro e correggevo semplicemente con un clic, l’avessi dovuta redigere anche solo 30 anni fa, hai presente carta carbone e “bianchetto” che avrei dovuto utilizzare…

Certo, è così. Un tempo si dipingevano affreschi (pitture che, come dice il nome, si dovevano porre in essere quando la malta era ancora fresca). Tecnica che pochi sanno fare. Oggi si fanno le “pitture murali” che si eseguono sull’intonaco quando è asciutto, ma il risultato è tutta un’altra cosa… E poi, i materiali: un tempo l’opera d’arte era costruita per durare secoli se non millenni; oggi si dipinge su tutto, sul cartone, usando materiali di riciclo, plastiche e tante altre cose più deperibili, soprattutto se si devono installare in ambienti esterni. A volte l’opera d’arte si esegue sapendo in anticipo che la stessa sarà distrutta e di essa rimarranno solo le fotografie, ti ricordi la passerella di Christo sul lago d’Iseo? Però lasciami dire che nei miei lavori amo sempre fare riferimento alla tradizione medievale e rinascimentale degli affreschi, è un’arte che mi piace molto.

Quindi, questa è un’arte che muore, voglio dire, quella fatta con i cartoni o con i materiali di riciclo…

È solo il tempo che può dire se un artista e le sue opere hanno valore, secondo me, la fotografia (escludendo ovviamente le fotografie realizzate ai fini artistici) può integrare l’arte, ma non può sostituirla dando le stesse emozioni che avrebbe dato l’opera realizzata.

Grazie Giorgio, direi che di carne al fuoco ne abbiamo messa molta, anche se mi pare di essere ancora all’antipasto. Per chiudere questo primo intervento non mi resta che chiederti dove possiamo vedere i tuoi lavori? Quali mostre hai in programma?…

Bè i miei lavori e l’elenco delle mostre in programma sono sempre visibili sul mio sito web www.artemazzurega.com, nel mio profilo Facebook e su Instagram come arte_mazzurega.

About Marco Bertoncelli

Nato a Verona nel lontano settembre del ’59, risiede a Sona dal 1992. Sposato con due figli. Amante della lettura, se si escludono Simenon e Guareschi, preferisce la saggistica ai romanzi. Già arbitro federale, negli anni 80 promuove la costituzione del "Circolo dell’Angelo di San Massimo". A Sona è fra i soci fondatori dell’ Ass. Cav. Romani e ha contribuito alla nascita de “La Zattera”. Autore di testi teatrali e racconti, dal 2011 collabora con il Baco con una nota di gastronomia filosofica.

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