Pietro Carcereri, da Sona a Francoforte, alle prese con 23 programmatori indiani (e con le auto in car-sharing)

Prosegue la rubrica del Baco dedicata alle esperienze nel mondo che fanno i nostri cittadini. In questa puntata raccontiamo l’esperienza di Pietro Carcereri di Sona che, da qualche anno, vive per lavoro in Germania a Francoforte. Cerchiamo di capire dalle sue parole la Germania nella sua quotidianità.

Ciao Pietro, innanzitutto grazie per la disponibilità a questa intervista. Iniziamo con la presentazione. Chi sei e da dove provieni?

Ciao Enrico ed un saluto a tutti i lettori del Baco! É un onore poter condividere con il Baco da Seta la mia esperienza di questi ultimi anni. Io sono Pietro Carcereri, ho 29 anni e sono nato a cresciuto a Sona fino ai tempi dell’università. Da quasi 6 anni abito in Germania per lavoro.

La Germania da Sona la vediamo in versione turistica sul Lago di Garda. Tu invece la vedi quando lavora. Una prospettiva sicuramente diversa: come sei finito in Germania? Quali studi hai fatto?

Il mio percorso di studi è iniziato con le superiori al Marconi di Verona dove mi sono diplomato in informatica nel 2008 (10 anni fa… caspita!). Ho quindi proseguito lo studio all’università di ingegneria dell’informazione a Trento con la laurea triennale conclusa nell’estate del 2011. Infine ho proseguito lo studio con il biennio magistrale e mi sono laureato con lode in ingegneria informatica nel 2013. La particolarità di questa ultima parte del mio percorso di studi è che ho seguito un programma di doppia laurea tra l’università di Trento e il politecnico di Aquisgrana in Germania.

Considerando la tua esperienza di studi, la Germania come opportunità era nelle tue corde, non è stato un caso. Ma che lavoro fai adesso?

Sul fatto che la Germania non sia stata un caso… qualcosa devo dire o meglio precisare. Sai quando ho scelto di fare la doppia laurea? Nel 2011 mentre stavo aspettando il bus che era in ritardo a causa di un incidente, mi ero messo a navigare in Internet e casualmente mi trovai sulla pagina che presentava il bando per la doppia laurea. Evidentemente quella condizione particolare è stata un segno che non mi sono fatto sfuggire e che ha condizionato il mio futuro in modo tale da farmi trasferire di fatto a Francoforte. Riguardo il lavoro che faccio adesso come informatico, tecnicamente ho il ruolo che è definito “Lead Software Engineer”. In altre parole mi occupo della supervisione del lavoro di un team di 23 programmatori indiani per conto di un’azienda americana che si occupa di transazioni di carte di credito e di debito. Un progetto che vede ogni notte elaborare svariati milioni di transazioni e quindi di pagamenti. È molto probabile che, quando utilizzate la vostra carta di credito, il circuito a cui si appoggia abbia usufruito dei nostri servizi. Ho colleghi tedeschi e indiani, con i primi parlo in tedesco mentre con i secondi parlo in inglese, anche se mi capita spesso di invertire le lingue mettendo a disagio i colleghi indiani che mi guardano con aria intimorita…

Pietro Carcereri con la famiglia il giorno della laurea. Sopra, Pietro a Francoforte dove vive e lavora.

Un ruolo e una responsabilità importanti controllare il lavoro di 23 programmatori. Ma quando hai capito che saresti andando all’estero a lavorare invece che trovare una soluzione in Italia visto che gli informatici sono molto richiesti?

Prima di laurearmi, nell’estate del 2013, iniziai a fare colloqui di lavoro naturalmente in Italia. Ma in realtà ad un neolaureato come me non veniva offerta chissà quale opportunità. Trovai infatti solamente uno stage a Torino (800 euro al mese con un contratto di tre mesi). Tra i vari colloqui fatti, ricordo di aver fatto uno anche a Verona. Mi intervistò una signora di mezza età che mi fece aspettare 40 minuti all’ingresso e, una volta iniziato il colloquio, si limitò a compilare un formulario in base a quello che le dicevo. Un colloquio decisamente triste… Nel frattempo inizia a muovermi anche in Germania e ti dirò che lì ho trovato molta più professionalità, e anche più rispetto nei miei confronti. Ricordo che mi chiesero anche quanto volessi guadagnare e cosa mi aspettassi da un’azienda come la loro. Di fatto, da quel momento alla firma del contratto, il passo fu veramente breve.

Mi pare di capire che lavorare all’estero per te sia stata una necessità più che un’opportunità?

Certamente è iniziata come necessità ma è diventata in breve una opportunità. Va detto che all’inizio è stata dura in quanto mi facevano notare, in maniera più o meno diretta, che avevano assunto me e non un tedesco… Quindi devi dimostrare loro di valere ed inoltre devi integrarti quanto prima nel tuo gruppo di lavoro. Ricordo di un ragazzo spagnolo che iniziò con me ma che fu licenziato dopo soli 5 giorni per aver risposto in maniera un po’ sgarbata ad un collega. Superata questa barriera iniziale e quindi una volta “entrato” nella dinamica tedesca, i miei colleghi si sono dimostrati leali con me, apprezzando il mio lavoro e il mio impegno.

Entriamo adesso a descrivere la vita dove attualmente risiedi, a Francoforte. Rispetto all’Italia ed a Sona in particolare ci sono differenze?

Decisamente molto diversa la vita qui a Francoforte. La mattina vado al lavoro in metropolitana, è la soluzione più veloce che mi permette di fare 25 km in circa 20 minuti. Devi pensare a riguardo che quasi tutti i miei amici e colleghi non hanno un’automobile e si muovono esclusivamente utilizzando la metro. C’è comunque chi preferisce l’automobile, anche se non ha un proprio auto, ma utilizza il car sharing in abbonamento, con la possibilità di prenotare un’automobile, utilizzando un’app sullo smartphone. Costa circa 20 centesimi al km compreso di parcheggi riservati e corsie preferenziali in tutta Francoforte in barba a chi l’automobile la vuole acquistare. Al lavoro completo le mie 8 ore staccando in genere verso le 16.30. Qui gli straordinari pagati non esistono e le ore lavorate in più vengono riconosciute come equivalente di ferie.

Mi pare di capire che la tua non sia una andata e ritorno da Sona. Come vedi il futuro? Rimanere all’estero o rientrare in Italia prima o poi?

La voglia di tornare in Italia è inevitabile, ma presenta due problematiche. Il sistema previdenziale in Germania lo ritengo equilibrato in quanto, con 41 anni di contributi ti viene riconosciuta la pensione.  Inoltre il governo incentiva le pensioni integrative riconoscendo uno sconto fiscale di 50 euro ogni 100 euro che si investe in un fondo pensione. Se invece guardo come funziona in Italia… oggi la mia generazione ha una prospettiva di lavoro fino a 70 anni. La seconda problematica è rappresentata dal riconoscimento di reali meriti sul lavoro. Siamo in una fase storica per la quale ci sono ruoli dirigenziali protetti da contratti diciamo “vecchio stampo” per i quali non contano le competenze reali come conoscere la lingua inglese. Quindi mi piacerebbe tornare in Italia ma, se fai due conti, in Germania si è più garantiti e riconosciuti.

Concludendo, cosa suggerisci a chi ti sta leggendo e si sta chiedendo se nel proprio futuro ci dovrà essere o meno un’esperienza all’estero?

Le nazioni più ricche sono anche quelle con un mercato del lavoro molto competitivo. In Italia non c’è molta differenza tra lo stipendio di una cassiera e quello di una segretaria. Qui la differenza salariale tra mestieri più o meno qualificati c’è ed è enorme. Una cassiera in Germania è pagata meno dell’Italia, mentre la segretaria viene pagata il doppio. Se hai le idee chiare su quello che sai fare e dove vuoi arrivare, la Germania è un paese che ha tanto da offrire. Ma attenzione alla mentalità “dell’arrivo e poi qualcosa trovo”. Il quel caso ci si trova a competere con un mercato del lavoro poco qualificato colmo di persone provenienti dall’est Europa rispetto alle quali non siamo in grado di reggere una guerra al ribasso.

Grazie Pietro per la disponibilità e per avere condiviso questa tua interessante esperienza professionale.

Grazie a te ed ai lettori del Baco che riuscirò ad incuriosire. A riguardo, mi farebbe piacere avere un riscontro di quello che i lettori pensano di questa mia esperienza raccontata. Per questo lascio i miei contatti social (Pietro Carcereri su Facebook) e mail pietro.carcereri@gmail.com. Spero di aver dato un contributo utile!

About Enrico Olioso

Nato a Bussolengo il 16 agosto 1964, risiede dall’età di 5 anni a Sona (i primi 5 anni a Lugagnano). Sposato con due figli. Attivo nel mondo del volontariato fin dall’adolescenza, ha fatto anche esperienza di cooperazione sociale. È presidente dell’associazione Cav. Romani e socio Avis dal 1984. Fa parte della redazione di Sona del Baco da Seta dal 2002. È tra gli ideatori del progetto Associazioni di Sona in rete attivato nel settembre 2014.

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