“Pesche, moria dei kiwi, vitigni e il futuro dell’agricoltura a Sona”, il Baco intervista il Presidente di Coldiretti Valente

Quello della crisi del comparto agricolo anche del nostro Comune è negli ultimi anni tema centrale del dibattito economico locale. Esistono ancora potenzialità di crescita? Servono scelte per convertire colture non più concorrenziali? Esiste un reale futuro per il settore? Quali risposte sono possibili alle nuove sfide che i nostri agricoltori si trovano quotidianamente ad affrontare?

Per fare il punto della situazione siamo andati alla fonte, da chi sicuramente conosce meglio di chiunque altro i termini di queste vicende: la Coldiretti, la prima e più importante associazione di agricoltori italiana. L’occasione è un’intervista con il Presidente Provinciale di Coldiretti Verona Claudio Valente.

Dottor Valente, l’agricoltura anche nel Comune di Sona vive un periodo di stagnazione e le prospettive non sembrano buone. Quali le valutazioni della Coldiretti?

È purtroppo un dato di fatto che alcune colture che hanno trovato il loro habitat naturale nell’area di Sona negli ultimi anni abbiano conosciuto una crisi profonda a causa di alcune forme di fitopatie gravi. Penso alla Sharka del pesco e alla moria del kiwi. Dal momento che non è immaginabile che il comparto agricolo di queste zone si impoverisca sempre di più, si rende necessario dare una risposta agli imprenditori attraverso la divulgazione e la ricerca. Coldiretti coopera con le istituzioni preposte, come il Ministero delle Politiche Agricole e la Regione Veneto, affinché vengano individuati interventi ad hoc attraverso il Piano di Sviluppo Rurale e perché si trovino varietà resistenti alle patologie più diffuse.

Un’analisi, apparsa recentemente anche su alcuni quotidiani economici, indica che nei prossimi anni sono destinate a scomparire le piccole aziende agricole, quelle che non superano 3, 4 ettari, in quanto non più in grado di reggere la concorrenza. E’ un’ipotesi realistica?

Grazie all’approvazione, ormai quindici anni fa, della cosiddetta “Legge di Orientamento”, il Decreto legislativo 228/2001, si è dato forza anche alle piccole aziende che, con l’ampliamento delle attività considerate agricole, hanno potuto aprirsi a nuove possibilità imprenditoriali, come ad esempio gli agriturismi. Anche le aziende medio-piccole hanno il diritto di occupare un posto nel contesto socio economico di una comunità. Moltissime di queste, visto anche il bacino di consumatori legati al turismo dell’entroterra gardesano, ci sono riuscite proprio nel vostro Comune di Sona. Con il progetto di Coldiretti “Campagna Amica” molte aziende si sono dedicate alla vendita diretta delle proprie produzioni, svincolandosi così dal concetto di commodities e promuovendo beni di alta qualità. Ciò premesso, risulta comunque del tutto evidente che la ricomposizione aziendale è auspicabile per rendere competitive le imprese agricole. L’impegno quotidiano di Coldiretti è infatti quello di promuovere l’unità aziendale attraverso le agevolazioni fiscali e con una attenzione particolare in fase di passaggio generazionale.

Nodo OGM, ormai sono diffusi in ampie aree del mondo: è davvero importante l’azione di Coldiretti per tentare di fermare questo processo?

Ciò non corrisponde esattamente al vero. In tanti stanno retrocedendo sul fronte degli Ogm. In Europa dal 2015 si è registrato un crollo del 18% nelle semine di organismi geneticamente modificati, negli Usa siamo a -3%. La Monsanto è stata acquisita dalla Bayer. La stessa catena di Aia di Verona è riuscita a penetrare il mercato tedesco solamente con prodotti ogm free. La necessità di bandire dall’Italia la coltivazione di tutti gli Ogm autorizzati a livello europeo non ha finalità ideologiche, bensì soprattutto economiche, oltre che ambientali: gli Ogm perseguono un modello di sviluppo che è il grande alleato dell’omologazione e, quindi, il grande nemico del Made in Italy. L’agricoltura italiana vanta diversi primati a livello europeo: il maggior numero di certificazioni alimentari Dop/Igp, la leadership nel numero di imprese che coltivano biologico, la più vasta rete di aziende agricole e mercati di vendita a chilometri zero, ma anche la minor incidenza di prodotti agroalimentari con residui chimici fuori norma. Oltre a ciò, non dobbiamo dimenticare che gli Ogm in commercio riguardano pochissimi prodotti, come mais, soia e cotone, e sono diffusi nell’interesse di poche multinazionali senza benefici riscontrabili. Mi chiede se l’azione di Coldiretti è importante per fermare questo processo? Direi di sì.

Nelle foto, il presidente provinciale di Coldiretti Claudio Valente.

Passiamo ad un tema di grande impatto per l’agricoltura locale: cosa state facendo come Coldiretti per affrontare il grave problema della moria dei Kiwi che ha coinvolto in modo pesantissimo anche le aziende agricole del nostro territorio di Sona?

Come già accennato, riteniamo che la ricerca abbia una importanza prioritaria. Per questo stiamo facendo forti pressioni verso il Ministero per le Politiche Agricole e verso la Regione Veneto affinché Verona torni ad essere uno snodo strategico per la ricerca, prevedendo anche l’ausilio di alcune aziende pilota. La nostra provincia deve dotarsi di un centro di sperimentazione per la frutticoltura. Non possiamo privare l’agricoltura scaligera delle colture per cui è particolarmente vocata. È nostro dovere trovare varietà resistenti alle fitopatologie che negli ultimi anni l’hanno minata e indebolita.

Restiamo sul tema. Gli agricoltori dopo la sharka della pesca, la moria dei kiwi e i prezzi di vendita sotto il costo di produzione non sanno più dove orientarsi con le piante a frutto. Ci sono dal vostro punto di vista delle culture diverse da intraprendere?

Come detto, si tratta di una zona che per una concomitanza di aspetti climatici e geografici si è dimostrata particolarmente adatta a queste colture. È quindi innanzitutto necessario garantire un futuro a queste produzioni e alle imprese agricole che si sono specializzate nella loro coltivazione e distribuzione. Penso per esempio al kiwi che, nonostante i danni ingenti subiti nell’ultimo periodo, si rivela comunque una coltura con previsioni interessanti di crescita sul mercato e margini commerciali forti. Non è certamente esclusa la possibilità di inserire colture alternative sul territorio, penso ad alcune varietà di mela precoce, ma anche in questo caso è fondamentale la sperimentazione in loco.

Comparto enologico, secondo lei dove sta il problema del prezzo di vendita troppo basso di Bardolino e Custoza? Che rapporto ha Coldiretti con le Cantine Sociali di Castelnuovo e di Custoza dove conferiscono anche molti agricoltori di Sona?

Coldiretti da sempre sostiene che le tre cantine sociali che insistono nell’area, Castelnuovo, Custoza e Affi, debbano coalizzarsi, almeno per quanto riguarda l’aspetto commerciale. Ciò agevolerebbe la promozione dei vini che vi si producono, evitando concorrenze inutili e controproducenti per tutti. È avvilente vedere sugli scaffali bottiglie di Bardolino e di Custoza ad un prezzo che appena ripaga del costo della bottiglia e del tappo. Stiamo sensibilizzando i nostri soci e i dirigenti delle cooperative affinché spingano a una maggiore collaborazione, anche in virtù dell’eccellenza di questi vini. È innegabile, infatti, che grazie agli sforzi compiuti dalle cantine sociali per la loro valorizzazione, negli ultimi anni si è verificato un innalzamento della qualità delle produzioni.

A Sona sono cresciuti molto i B&B e gli agriturismi. L’Amministrazione comunale sta spingendo sul turismo. Può essere questo il nuovo futuro per gli agricoltori del territorio? Come vede questa nuova “economia agricola”?

La diversificazione in agricoltura è stata fondamentale per molti imprenditori agricoli in quanto ha dato loro nuovi incentivi per valorizzare la propria azienda e dare un futuro ai propri figli. Oltre a ciò, la “nuova agricoltura” ha dato vita a un rapporto sinergico tra l’agricoltore e il consumatore, alleati nella ricerca dell’eccellenza e della salubrità alimentare. Nelle strutture ricettive, siano esse agriturismi, fattorie didattiche o sociali o punti vendita in azienda, l’incontro tra chi produce e chi consuma è divenuto una garanzia di qualità, il sigillo della nuova “economia agricola”.

I Sindaci di Sona, Sommacampagna, Bussolengo, Pescantina, Valeggio e Villafranca in più occasioni hanno tentato di arrivare ad un mercato unico, un sistema di rete che possa dare numeri più grandi, che faccia sì che la qualità della pesca venga riconosciuta e apprezzata, per arrivare ad un prezzo di vendita maggiore. Ma poi talvolta si scontrano con il campanilismo dei diversi agricoltori o con alcuni stessi esponenti politici che vedono negativa l’unione dei mercati. Sul tema qual è la posizione di Coldiretti?

Da anni si parla della razionalizzazione dei mercati. È importante comunque, prima di pensare a un mercato unico, arrivare a una unione di intenti per la commercializzazione e per la promozione del prodotto pesca. Ritengo che i mercati alla produzione debbano essere visti e vissuti come un luogo di incontro tra produttori e consumatori, dove si promuove il territorio nella sua totalità attraverso le sue produzioni di eccellenza.

Per chiudere: come Presidente della più importante associazione di agricoltori cosa suggerirebbe oggi ad un ragazzo di vent’anni che volesse lavorare nel settore agricolo?

Sempre più giovani si approcciano al mondo dell’agricoltura. Basti pensare all’incremento di iscritti che si è registrato nelle facoltà di agraria negli ultimi anni. Chiunque ritenga che la vita nei campi possa diventare la propria occupazione, e non necessariamente provenendo da una famiglia di agricoltori, è il benvenuto. Deve però essere animato, oltre che da tenacia e spirito di sacrificio, anche da tanta passione. Coldiretti ha dimostrato che quello rurale è un mondo pieno di sfide, di battaglie e di confronti anche molto duri. Abbiamo anche dimostrato, però, che con la passione si ottengono grandi soddisfazioni. Pensiamo ad esempio alla vittoria sul fronte della etichettatura dei derivati del latte: lo scorso 19 gennaio è stata pubblicata in GU l’obbligatorietà dell’indicazione in etichetta della provenienza del latte UHT, per quello fresco già era stata ottenuta, e per tutti i prodotti lattiero-caseari. Si è trattato di una battaglia durissima contro le lobby del latte che Coldiretti ha combattuto con l’ausilio dei consumatori. Una battaglia che è stata vinta grazie a tenacia e passione.

About Mario Salvetti

Nato nel 1969, risiede da sempre a Lugagnano. Sposato con Stefania, ha due figli. Molti gli anni di volontariato in parrocchia a Lugagnano e con AIBI. Nella primavera del 2000 è uno dei quattro fondatori del Baco. Dal 2008 ricopre il ruolo di Presidente.

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