Insegnare informatica agli adulti e leggere ai bambini. Andrea ed Elisa, in Togo per solidarietà

Nell’86esimo numero del Baco Andrea Chesini di Lugagnano ci ha raccontato la sua prima esperienza missionaria in Togo: una testimonianza toccante e significativa, svincolata dai canoni di un’intervista classica, in cui si raccontano fatti, eventi o pensieri. Abbiamo incontrato di nuovo Andrea con sua moglie Elisa, che ci raccontano la loro missione in Togo durante l’estate del 2016, tra l’ultima settimana di luglio alla seconda di agosto.

Ci siamo recati in Togo non per fare per forza qualcosa, ma anche per vedere, scoprire e contribuire. Anche solo guardando, si toglie un filtro alla volta e con grande umiltà si fa ciò che c’è bisogno.

Quali sono state le vostre principali attività?

Andrea: Mentre la scorsa primavera mi sono dedicato soprattutto all’installazione dei pannelli fotovoltaici e ad altri lavori, quest’estate sono stato soprattutto in mezzo alle persone, ho vissuto la loro quotidianità, sono stato vicino ai loro stili di vita e alle loro abitudini. Ho tenuto delle lezioni di informatica di base e ho realizzato qualche lavoretto. Gli studenti erano alcuni adulti del villaggio, e notavo che erano molti curiosi e apprendevano molto in fretta. È stato fondamentale renderli consapevoli che sono capaci di imparare e raggiungere dei risultati.

Elisa: Dato che di professione sono professoressa, Madre Patrizia mi ha chiesto di insegnare a leggere e scrivere ai bambini e ragazzi del villaggio. Ho avuto, tuttavia, un impatto totalmente diverso rispetto alle mie aspettative: le aule contavano circa 60-80 bambini di tutte le età, dai quattro ai tredici anni, e occorreva pertanto improvvisarsi con le loro richieste e vivere il momento. Al di là dell’apparenza, tutti i bambini del mondo sono uguali: hanno le stesse esigenze, curiosità, e non escludiamo nemmeno i capricci.

Qual è stato il fatto che vi ha colpito di più?

Durante queste tre settimane abbiamo assistito alla costruzione di un pozzo presso Kablivè, un paese che si trova a 10 km da Amakpapé; lì per procurarsi dell’acqua gli abitanti dovevano recarsi ad un fiume che dista 3 km dal villaggio, a due ore di cammino circa. E l’acqua del fiume è sostanzialmente fango.

Quali sono state le reazioni degli abitanti di Kablivè?

La loro reazione è stata incredibile: proviamo ad immaginare che qualcuno che non conosciamo arrivi qui a Lugagnano e ci regali qualcosa per noi indispensabile, che prima non riuscivamo ad ottenere. Non smettevano di ringraziarci e come segno di gratitudine “ufficiale” hanno organizzato una festa presso il villaggio. Il fatto curioso e allo stesso tempo straordinario è che non c’era nulla da mangiare o da bere; erano presenti solamente il capo villaggio con gli anziani e il resto degli abitanti. La festa consisteva semplicemente nell’accoglierci e coinvolgerci con le loro danze. Una festa ben diversa da come siamo abituati: lì l’unità di misura per esprimere un gesto di gratitudine è il tempo da condividere insieme, mentre da noi corrisponde per lo più a consumismo.

Avete contribuito anche nell’ambito dell’assistenza sanitaria?

Sì, abbiamo contribuito soprattutto con la donazione di sangue. Là il sangue costa: un sacchetto corrisponde circa a cinquanta euro, equivalenti ad uno stipendio di tre mesi di lavoro. Il sangue è la merce di scambio che ha più valore in tutto il Togo. Abbiamo una forte responsabilità verso chi ha bisogno, verso chi vive in una povertà quasi estrema.

La loro povertà materiale è contrapposta ad una ricchezza di spirito incommensurabile: a noi può sembrare assurdo, ma sul loro territorio preferiscono la costruzione di una chiesa rispetto ad un ospedale. È fondamentale infatti arricchire in primo luogo la mente e lo spirito, poi il corpo.

Che messaggio lasciate ai nostri lettori?

Per poter bere l’acqua dal pozzo di Kablivè è necessario installare una pompa. Noi ci stiamo impegnando a raccogliere fondi per l’installazione, dato che la pompa potrà essere collocata solo tra circa tre-quattro mesi, dopo tutti i vari controlli sanitari ed ambientali.

Tutti noi possiamo vivere la nostra esperienza missionaria quotidiana: basta mettere in pratica le nostre qualità verso il prossimo, dedicare il nostro tempo ad una giusta causa. Con pochissimo siamo in grado di fare tantissimo. E non dobbiamo per forza guardare verso l’Africa, basta anche osservare le numerose realtà di associazionismo e volontariato presenti sul nostro territorio. Ecco, quest’anno potremmo fare un regalo di Natale alternativo verso chi ha bisogno o chi si adopera per il bene del prossimo.

Sul 94esimo numero del Baco disponibile nei punti di distribuzione del nostro Comune a partire dal 16 dicembre, racconteremo l’ultima testimonianza di Andrea ed Elisa sempre in Togo.

Per contribuire in modo concreto alla missione di Amakpapè è possibile fare una donazione a Cuori Grandi Onlus. IBAN: IT98T0335901600100000118595. Codice fiscale per devolvere il 5×1000: 93032880150

About Gianmaria Busatta

Nato nel 1994 e residente a Lugagnano, ha conseguito la maturità presso il liceo classico Don Mazza (VR) nel 2013, è laureato in Economia e commercio e frequenta il corso di laurea magistrale in Banca e finanza presso l'Università degli studi di Verona. Grande interesse per eventi culturali e politici, ha come passione più forte il cinema. Ha frequentato il corso Tandem "Cinema e letteratura" presso l'Università di Verona e i corsi "Capire il cinema" e "Scrivere cinema" presso la Biblioteca Civica di Verona.

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