I giovani del Corpo Bandistico di Sona e la magia che permette di innamorarsi del proprio strumento

Nel nostro viaggio alla scoperta dell’impegno giovanile nel Comune di Sona siamo andati a sentire alcuni dei ragazzi che ormai da una vita, o solo da qualche anno, fanno parte della grande famiglia che rappresenta la Banda di Sona.

I ragazzi della Banda si sono presentati come un gruppo unico ed unito pur essendoci molte disparità di anni o esperienza tra chi ha iniziato 10 anni prima o solamente da uno o due. La maggior parte dei ragazzi presenti all’intervista suona la tromba e in generale la famiglia degli ottoni è quella più quotata.

Mi spiegano l’esistenza di vari step prima di entrare a far parte della “banda” vera e propria: si può iniziare con la propedeutica in prima e seconda elementare, dalla terza elementare alla quinta si fa parte della “Sarabanda”, per tutto il periodo delle medie si è in “Tacabanda” e poi dalle superiori si entra nella Banda e, dicono con ironia, “fin che morte non ci separi”.

Il percorso lo descrivono come accessibile a tutti, tutti lo possono intraprendere e tutti possono farne parte sotto molti aspetti, anche dal punto di vista dell’impegno economico.

La Banda, infatti, con i servizi che svolge durante l’anno e quindi sfilate, concorsi e concerti, oltre che con un contributo annuale dell’Amministrazione comunale, permette di cofinanziare i corsi della propedeutica, Sarabanda e Tacabanda dando in dotazione ai ragazzi gli strumenti per alleggerire le famiglie da questo peso economico, aspetto non indifferente in questo periodo.

ragazzi-banda-sona-2016-1Ci sono molte altre “bande” nelle vicinanze (Peschiera, Castelnuovo, Bussolengo) con le quali i ragazzi hanno collegamenti, e sono presenti anche gemellaggi con bande estere.

Una ragazza che frequenta il conservatorio di Mantova mi racconta di aver ricevuto molti complimenti dai suoi insegnanti per il fatto di far parte della Banda di Sona che è conosciuta come una realtà rinomata, composta da un nutrito gruppo di persone giovani e meno giovani che, col tempo, hanno contribuito ad accrescere la fama del corpo bandistico di Sona.

Alla domanda “Cosa vi ha fatto appassionare alla musica?” ci sono state diverse riposte: a partire da chi è stato indirizzato dai genitori e adesso si ritrova a studiare persino in conservatorio, da chi ha già tutta la famiglia che suona uno strumento o da chi ha iniziato questa vita perché abitante di Sona; mi spiegano infatti che, per chi abita nelle vicinanze, iscriversi alla Banda è quasi come iscriversi a catechismo, una sorta di consuetudine seguita da molti ragazzi.

Continuano dicendo che le prove sono tutti i giovedì sera ma non si tratta di partecipare e basta, se a casa non c’è un lavoro di studio, non ci si mette in gioco per raggiungere determinati obiettivi.

Oltre alle normali prove ci sono le “prove a sezione”, prove che servono per studiare insieme le parti e che contribuiscono a rendere migliore e a perfezionare il risultato finale.

Inoltre bisogna partecipare alle varie “uscite” che si svolgono durante l’anno e quindi sfilate e concerti.

Oltre a tutto ciò mi raccontano di come la banda sia anche un modo per mettersi in gioco, per temprare il carattere e mostrare al ragazzo o alla ragazza più timidi che si tratta di una maniera per abituarsi alla vita, “come quando il maestro vuole che uno strumento che solitamente sta dietro si metta davanti a tutti.”

Ovviamente, come in tutti gli sport o i giochi di squadra, ci sono momenti in cui non ci si trova d’accordo con il maestro o con gli altri, e se anche solo una persona non è in armonia con gli altri, si sente comunque di appartenere un gruppo.

Ci sono infatti molti ragazzi, mi raccontano, e l’importante è capire che c’è una gerarchia, quindi capire e fidarsi di chi sta davanti a dirigere è qualcosa di molto importante. La stessa situazione succede quando qualche ragazzo non è presente alle prove, il solo mancare di uno strumento rovina la musicalità del brano se suonato da tutti gli strumenti.

Entrando nel vivo dell’intervista, pongo loro domande come “Se non foste entrati nella banda, sapete dirmi a cos’altro probabilmente vi sareste appassionati?” e la risposta che più è stata condivisa da tutti è stata che se una persona ha la musica nel cuore, pur non essendo entrata nella banda, avrebbe, molto probabilmente, intrapreso una strada legata alla musica. Mi hanno fatto capire di essere ragazzi ribollenti di passione e che una volta abbracciato uno strumento o uno sport, difficilmente lo si lascia andare, a qualsiasi costo.

“Immaginando di non suonare lo strumento che suonate adesso, quale vorreste suonare?”. “Quello.” Mi raccontano, infatti, di quanto sia difficile pensare di suonare un altro strumento, molti mi rispondono che non riescono ad immaginare la situazione perché hanno percorso ormai talmente tanti anni con il loro strumento al proprio fianco, che alla fine, ce ne si innamora.

“Come rappresentereste o descrivereste la musica con un’immagine o una parola?”. “La felicità, passione, un giardino pieno di vita, la primavera o un arcobaleno.” Come l’arcobaleno è formato da molte sfumature di colori, la banda non sarebbe ciò che è se non avesse una grande varietà di strumenti e persone diverse.

Tutte parole che fanno provare emozioni forti e che fanno capire quanto questi ragazzi abbiano dentro di loro l’amore per ciò che fanno.

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