Cristina Sartori, da Palazzolo a Parigi tra sommelier, enoturismo, animazione enologica e molto altro nella città delle luci

Prosegue la rubrica del Baco dedicata a raccontare le esperienze nel mondo che fanno i nostri cittadini. Ricordiamo che la rubrica ha la finalità di dare un prezioso contributo per far capire come si vive all’estero per tutti coloro che l’estero lo vedono forse in vacanza o, al più, in televisione.

Oggi raccontiamo l’esperienza di Cristina Sartori di Palazzolo che, da qualche anno, vive per lavoro in Francia a Parigi. Cerchiamo di capire dalla sua esperienza e dalle sue parole la Francia nella sua quotidianità.

Innanzitutto, grazie per la disponibilità a questa intervista. Iniziamo con la presentazione. Chi sei e da dove provieni?

Mi chiamo Cristina Sartori e provengo da Palazzolo. Da circa un anno il mio indirizzo di casa è Parigi, l’affascinante città delle luci.

Cristina, quali studi hai fatto?

Mi sono laureata in Biologia Molecolare all’Università di Padova ed ho alle spalle diverse esperienze lavorative nell’ambito del controllo qualità per gli alimenti e le bevande. Tre anni fa è iniziato il mio percorso di riconversione professionale: ho frequentato i corsi per Sommelier e partecipato a numerose manifestazioni e fiere. Ho approfondito la conoscenza del settore, grazie al Master in Marketing e Management per le imprese vitivinicole all’Università di Firenze, maturando una significativa esperienza nell’accoglienza in cantina in Valpolicella.

E adesso che lavoro fai?

Oggi lavoro nel settore enoturistico, una tipologia di turismo tematico che mi interessa molto per il suo carattere trasversale. L’enoturismo ti porta non solo a degustare un vino nel suo territorio di produzione, ma anche a ricercare i sapori e le tradizioni autentiche legate ai prodotti tipici di un luogo, a fruire dell’unicità di un paesaggio e ancora delle sue bellezze artistico-culturali. Nell’ambito delle Caves du Louvre a Parigi, cantine situate a pochi passi dal museo del Louvre e ricreate in quelle originali del XVIII secolo del re di Francia, mi occupo di visite guidate ed animazione enologica. Il mio ruolo è quello di condurre i visitatori alla scoperta degli elementi che influiscono sulla qualità e lo stile di un vino e di valorizzare il legame tra questo prodotto ed il suo territorio di origine, il tutto attraverso un approccio ludico e pedagogico. Un percorso basato sui cinque sensi e creato ad hoc permette di rendere il momento di degustazione una vera e propria esperienza integrata.

Nelle foto Cristina Sartori a Parigi.

Caspita Cristina, un lavoro molto interessante secondo quello che descrivi. Quando hai capito che saresti andata all’estero a lavorare?

Il mio spirito curioso mi ha portata a viaggiare frequentemente per piacere o con il fine di ottenere competenze professionali specifiche. La mia prima esperienza all’estero l’ho intrapresa dopo il conseguimento della Laurea, una sorta di viaggio di celebrazione di un traguardo, ma anche un’occasione per perfezionare l’inglese. Ho soggiornato in Germania e in Inghilterra per esperienze di tirocinio e di lavoro di breve/medio termine. Le relazioni personali e professionali costruite negli anni mi hanno infine portata ad atterrare a Parigi.

Quindi: lavorare all’estero come opportunità o necessità?

Entrambe. I Paesi che ho individuato offrivano ahimè migliori opportunità occupazionali rispetto alla realtà italiana. L’esperienza professionale all’estero si è dimostrata poi nel mio caso un’opportunità unica di arricchimento e di superamento dei miei limiti. Mi ha permesso inoltre di trovare soluzioni alternative e una maggiore consapevolezza nel raggiungimento dei miei obiettivi.

Come vedi il tuo futuro? Sempre estero o rientro in Italia prima o poi?

L’obiettivo è quello di garantire lo sviluppo delle mie competenze di settore e di specializzarmi nella valorizzazione di percorsi enoturistici, volti a salvaguardare la specificità dei singoli territori e ad offrire un consumo gratificante sul piano emotivo e sensoriale. Per il futuro, mi auguro di poter riuscire a coniugare l’offerta di un servizio enoturistico in Francia con quello di altre importanti destinazioni vinicole in Italia. Penso che sia necessario un nuovo approccio culturale volto a preservare l’interesse per le produzioni tipiche di ogni singola regione per generare differenziazione rispetto all’omologazione dei servizi turistici standardizzati. Ciò assume particolare importanza per l’Italia, meta ambita per il suo patrimonio unico e vario. Il forte legame che mi lega al Belpaese non può che racchiudere la speranza e il desiderio di una collaborazione sinergica con le imprese italiane.

Quindi un desiderio di rientro in patria c’è. Ma quanto è diversa la vita dove attualmente vivi rispetto all’Italia ed a Palazzolo in particolare?

Lavorare e vivere all’estero è una scelta che presuppone un radicale cambiamento di vita, soprattutto se vivi in una piccola frazione composta da poche migliaia di abitanti. Tuttavia, a Parigi e nella cultura francese più in generale, ritrovo il senso di appartenenza ad una radice condivisa dal punto di vista storico-artistico, linguistico e delle tradizioni. La città resta inoltre un centro mondiale per l’arte in grado di offrire potenzialmente infiniti stimoli culturali. Con un po’ di organizzazione e accortezza si riescono a visitare ogni mese musei e mostre gratuitamente, per non parlare dei giardini e dei monumenti ammirabili nei vari quartieri o della street art dallo charme squisitamente parigino. Altri vantaggi del vivere in una capitale sono rappresentati dai numerosi servizi sempre a portata di mano, la possibilità di creare network con persone da ogni dove e infine le maggiori opportunità di posti lavorativi.

In un contesto come quello di Parigi, è facile o difficile crearsi una rete di relazioni secondo la tua esperienza?

La lontananza dagli affetti, la famiglia, i parenti e gli amici può presentare momenti difficili sul piano emotivo. Mantenere un atteggiamento aperto e tollerante è essenziale per instaurare nuovi legami ed amicizie.

Concludendo, cosa suggerisci a chi ti sta leggendo e si sta chiedendo se nel proprio futuro ci dovrà essere o meno un’esperienza all’estero?

Ai giovani che ci stanno leggendo suggerisco di sperimentare e di non rinunciare alle proprie aspirazioni ed ambizioni. L’esperienza all’estero può aprire certamente nuovi orizzonti e la consiglio in tutte le sue declinazioni (Erasmus, soggiorno-studio, scambi culturali) a seconda degli obiettivi personali. Esistono infinite vie per il raggiungimento dei propri sogni: è importante assimilare diversi modelli e punti di vista, a mio avviso, per trovare la soluzione che più ci corrisponde e autodeterminare il proprio percorso.

Per i lettori che volessero approfondire l’esperienza di Cristina, la sua mail è cristinasartori05@gmail.com.

About Enrico Olioso

Nato a Bussolengo il 16 agosto 1964, risiede dall’età di 5 anni a Sona (i primi 5 anni a Lugagnano). Sposato con due figli. Attivo nel mondo del volontariato fin dall’adolescenza, ha fatto anche esperienza di cooperazione sociale. È presidente dell’associazione Cav. Romani e socio Avis dal 1984. Fa parte della redazione di Sona del Baco da Seta dal 2002. È tra gli ideatori del progetto Associazioni di Sona in rete attivato nel settembre 2014.

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