Come un informatico diventa un birraio. Simone Bertin e la “RugBirra”, una storia che nasce e cresce a Sona

“Tendo a fare il bravo e ad essere un poco esuberante”. Così, in questo modo stravagante, Simone Bertin di Sona si presenta. La pioggia ed il vento freddo fuori battevano forte lo scorso inverno, quando ci siamo sentiti, fortunatamente però il caldo della pasticceria ci proteggeva.

Respiro, dunque, tutte le prerogative per ascoltare una storia da cui si può ricavare che la vita, talvolta, riesce ad essere imprevedibilmente bella. Inizialmente la mia attenzione si rivolgeva verso la comprensione di come un informatico qual è Simone potesse cambiare e, barzellette a parte, convertirsi in birraio partendo da Sona.

Fra le risate, Simone comincia a raccontarmi di suo figlio che gioca a rugby con il West Verona Rugby e della prassi, in uso in questo nobile sport, del “terzo tempo”. Esso rappresenta il tradizionale incontro dopo-gara tra i giocatori delle due squadre ed è sempre stato visto come momento di socializzazione tra i giocatori, cui spesso partecipano anche le loro famiglie e, talora, anche i tifosi; si svolge in genere presso la Club House della squadra che ospita l’incontro.

“Il terzo tempo è un appuntamento imperdibile a cui nessun giocatore vuole rinunciare, è una grande festa che si manifesta in modi diversi a seconda delle tradizioni del luogo, in cui l’imprescindibile punto in comune è però la birra; ossia la bevanda ufficiale del rugbista, che viene servita in quantità industriali a tutti i presenti…”, mi spiega divertito Simone, che prosegue. “Con un gioco di parole Rugby-Birra-Rugby-Birra mi ero reso conto della reale inesistenza di un marchio di birra che identificasse il rugby, perciò continuando a perdermi fra i miei pensieri giunsi al nome perfetto: RugBirra!”.

L’idea ha mosso il primo passo con la registrazione del marchio e con la creazione di un logo che potesse rispettare l’esatto connubio fra Rugby&Birra. A questo punto tuttavia vi era ancora una mancanza fondamentale: la materia prima, ovvero, la birra!

Di regola è importante essere consapevoli che in tutte le attività c’è bisogno di impegno di fronte alle difficoltà, come lo stesso Simone ha trovato durante le prime ricerche per il birrificio. Rimanendo fedele agli ambienti della palla ovale, la pazienza viene premiata grazie all’incontro con i due campioni, Francesco Mazzariol e Alessandro Troncon, i quali di fatto sono proprietari a Treviso di un birrificio, che si è proposto di produrre le prime RugBirra.

Il logo ufficiale della Rug Birra. Sopra, Simone a a Bath, in Inghilterra, con Nigel Owens.

“Il marchio c’è, la birra pure, tutti i corsi in propedeuticità alla vendita di birra sono stati fatti, perciò quest’attività che doveva presentarsi come secondaria rispetto al mio lavoro ormai aveva preso il via. Poi, per fortuna, sono arrivati i problemi (dice proprio così!).” RugBirra, alle origini, fu concepita come un marchio raggiungibile esclusivamente online, che grazie ad una corretta organizzazione fra birrificio e corrieri avrebbe poi dovuto raggiungere i clienti interessati.

Tuttavia la storia, come è giusto che sia, andò diversamente. Bottiglie rotte, barili smarriti erano solo alcuni dei problemi riscontati in questo approccio, vi era quindi bisogno di cercare anche altri canali, partendo da facebook con piccoli eventi legati al mondo del rugby, i quali effettivamente, con il tempo e grazie all’interesse legato a questo marchio, andavano moltiplicandosi sempre di più.

Mi spiega Simone: “La mission per RugBirra è che non sia un semplice venditore di birra, ma che sia un brand che piace a tutti i rugbisti, oltre che ai simpatizzanti, poichè nel rugby si insegna lealtà e rispetto fra i giocatori e soprattutto nei confronti dell’arbitro. RugBirra si rivolge quindi ad una nicchia, creando un legame unico tra la birra e chi la beve.”

Oggi Rugbirra si affaccia al mercato con tre tipi di birra: una birra bionda “Terzo Tempo”, una rossa “Sostegno” e una scura chiamata “Nigel”.

L’ultima birra racchiude in sé una storia degna di essere raccontata; nel rugby un giocatore è tanto famoso quanto può esserlo un arbitro; la birra vuole quindi commemorare Nigel Owens, un arbitro di rugby di inoppugnabile bravura che nel 2005 ha avuto il coraggio di dichiararsi omosessuale. Simone lancia l’idea scrivendo alla federazione gallese e ricevendo direttamente dallo stesso Owens l’approvazione per l’utilizzo del proprio nome su questa birra scura, pretendendo nulla in cambio.

Pieno di orgoglio Simone mi spiega che una parte dei ricavati di questa birra verrà devoluto in beneficenza nel sociale e vedrà il suo lancio all’alba del prossimo “Sei Nazioni”.

Oggi l’impegno di RugBirra come brand, partito dal nostro territorio, allarga i suoi orizzonti proponendosi come sponsor ufficiale di diversi eventi legati al rugby e alle sue diverse varianti, come lo Snow ed il Beach Rugby.

Simone è impegnato nell’organizzazione di questi eventi e nella promozione del brand, tanto che il passaparola e le strette di mano hanno permesso a RugBirra di raggiungere un’importante enoteca di Milano, fino ad arrivare in Russia.

Ora la grande sfida da prendere è se trasformare o meno RugBirra in un lavoro a tempo pieno e magari all’interno di un’azienda in proprio con altri soci, mantenendo pur sempre inalterato il vincolo affettivo col mondo del rugby. Chissà quante volte siamo attraversati nella nostra testa da idee che ci sembrano (e magari sono) geniali, che tuttavia non approfondiamo perché le consideriamo impossibili o una perdita di tempo. L’addentrarsi verso luoghi sconosciuti ad un primo impatto può intimorire, ma quando a chiamare è la passione, non esiste paura che contrasti la determinazione di un progetto in cui sono presenti testa e cuore. Tutto è possibile, anche qui a Sona!

Nel VIDEO l’intervista che Simone Bertin ha recentemente rilasciato al programma LiveSocial di Radio Verona sulla sua attività di birraio.

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