Alpini: una comunità per la comunità. Incontriamo i quattro Capigruppo Alpini del nostro territorio

Incontriamo i quattro capigruppo delle sezioni di Lugagnano, Sona, San Giorgio e Palazzolo presso la Baita di Lugagnano.

E’ un incontro che ha uno scopo ben preciso: far parlare gli Alpini di sé, far raccontare loro fatti e vicende della loro splendida avventura di comunità, percepire il loro modo di vedere il futuro del volontariato del nostro territorio, capire come vedono il futuro dell’Associazione Nazionale Alpini, ormai non più solo una pura e semplice associazione d’arma.

Gli Alpini a Sona, così come su tutto il territorio Nazionale, rappresentano una Associazione dalle solide radici con una marcata identità, costituita da numeri rilevanti di cittadini che si mettono a disposizione della Comunità. E per questo amata da tutti gli italiani indistintamente.

Prima di incontrarli ho cercato delle informazioni sull’ANA, fondata a Milano l’8 luglio 1919, per capire cosa c’è, in termine di numeri, dietro questo movimento nazionale che appartiene alla nostra tradizione popolare.

Sono andato sul sito www.ana.it ed ho trovato le informazioni che mi servivano nel bilancio sociale alpino stigmatizzato nel Libro Verde del 2015. Non vi nascondo che la sua lettura mi ha veramente impressionato. A Udine il 4 luglio 2016 è stato ufficialmente presentato ed i numeri sono da brivido: due milioni le ore spese a favore della comunità che, monetizzate, si traducono in 57 milioni di euro, cui si aggiungono i quasi 6 milioni di somme raccolte e donate. Il totale raggiunge la cifra straordinaria di 63.715.081,37 euro.

Nello spaccato del bilancio che riguarda la città di Verona gli Alpini hanno donato alla comunità 77.911 ore e 286.168,00 euro.

Per quanto riguarda i nostri gruppi comunali le ore ammontano a 4.633 e le somme a 4.250 euro. 9.900 le tonnellate di viveri raccolti durante la giornata della Colletta Alimentare a livello nazionale. Ottanta le sezioni in Italia costituite da 4.281 i gruppi, 36 le sezioni all’estero.

La presentazione del Libro Verde cita “E’ un rendiconto approssimato… per difetto: perché gli Alpini sono restii a dire ciò che fanno di bene, quindi non sempre registrano e comunicano il frutto del loro lavoro”. Non rimanere impressionati davanti a questi numeri è impossibile.

Fatta questa doverosa premessa per spiegare cos’è ANA Nazionale, entriamo nel merito locale del Comune di Sona, passando la parola ai nostri quattro capigruppo. Quello che ne esce è un bellissimo spaccato di umanità, passione e dedizione all’Associazione e ai suoi valori, impersonata e resa mitica dal leggendario cappello con la penna.

Inizia Fausto Mazzi, Capogruppo di Lugagnano. Il gruppo conta circa 230 iscritti di cui 180 Alpini e 50 amici degli Alpini. Nel 2015 Lugagnano ha festeggiato il 90° della fondazione del gruppo. Per questa occasione straordinaria il Direttivo del Gruppo ha deciso di dedicare i propri sforzi alla stesura del Libro “1925-2015 un gruppo, una baita, un museo” attraverso il quale gli Alpini di Lugagnano si sono raccontati in questa lunga cavalcata. Da questa bellissima testimonianza si apprende che il Corpo degli Alpini nacque nell’ottobre del 1872 per volontà del Capitano Giuseppe Perrucchetti… Bersagliere! Da lì in poi tanta acqua è passata sotto i ponti e tante le pagine di storia scritte dalle penne nere. Scopriamo poi che la sezione di Verona nasce l’11 aprile 1920. A detta di Fausto, se il centenario della sezione di Milano, nonché nascita dell’ANA, porterà sicuramente lì l’adunata del 2019, nel 2020 sarà la volta di Verona? Ci speriamo.

Il Gruppo di Lugagnano ha un calendario sempre folto di impegni: iniziative di qualsiasi tipo, legate sia ad attività istituzionali (adunate, pellegrinaggi) e attività locali (giornata ecologica, Magnalonga, raccolte fondi, giornate culturali nel museo, ecc). Le attività sezionali e del Triveneto negli ultimi tempi vengono svolte in stretta collaborazione con il Gruppo di Sona.

E’ auspicabile un allargamento della collaborazione anche con S. Giorgio in Salici e Palazzolo perché l’unione fa la forza. Il tenere alta la tradizione alpina si avvale anche del notevole impulso dato dal Museo Storico “Baita Monte Baldo”, arrivato al quarto anno di vita. Tantissime sono le scuole che fanno visita al museo alla ricerca di informazioni che riguardano la storia alpina ma anche la tradizione dei nostri paesi. Ogni due mesi il gruppo organizza poi serate culturali presso la baita, con lo scopo di promuovere la cultura in senso ampio, coinvolgere Alpini e non e portarli a frequentare la baita e, perché no, a “trasformarsi” da Alpini “dormienti” in Alpini attivi o amici degli Alpini.

Fausto vede negli amici degli Alpini una risorsa umana fondamentale per il futuro del movimento. Hanno portato una ventata di entusiasmo, interesse, partecipazione e dedizione impressionante. Da questo punto di vista il Capogruppo di Lugagnano auspica una apertura totale dell’ANA verso questo “figure atipiche” di Alpini. La leva obbligatoria è terminata 10 anni fa, i gruppi Alpini hanno bisogno di risorse umane per portare avanti il movimento. “Dove le andiamo a prendere?” si chiede Fausto. La risposta è: non importa se non hai il cappello, se non hai fatto la naja negli Alpini o se non l’hai proprio fatta. Conta quello che hai dentro e quello che riesci a dare.

Una ventata di entusiasmo importante è arrivata dalla costituzione del coro “Amici della Baita”, che raggruppa in sé Alpini del gruppo Lugagnano e di altri gruppi anche non del Comune di Sona, ma anche tantissimi amici degli alpini.

Franco Tacconi, Capogruppo di Palazzolo ci racconta che rappresenta 152 iscritti di cui 132 Alpini e 20 amici degli Alpini. E’ anche lui molto favorevole alla presenza degli amici degli Alpini nella baite pur denotando una difficoltà di fondo nel coinvolgerli che ha una motivazione fisiologica: molte persone sono già impegnate in altri gruppi della frazione quali il NOI e altri.

Giustamente una persona è libera di scegliere a chi dedicare il proprio tempo e quindi la notevole disponibilità dei cittadini di Palazzolo trova, per fortuna, diverse modalità di espressione. Il gruppo è nato nel 1956 e quest’anno sono stati festeggiati i 60 anni di vita.

Gli Alpini di Palazzolo mantengono forti legami con altre realtà territoriali quali il S.O.S. per quanto concerne il nucleo di Protezione Civile, la parrocchia e le scuole, con le quali vengono organizzati diversi momenti di incontro presso la baita. Ai bambini delle scuole si insegna a fare il formaggio, un’iniziativa che ha incontrato tantissimo entusiasmo. Ottimi i rapporti intrattenuti con l’Amministrazione comunale. La cosa a cui Franco tiene di più è l’ottimo clima di collaborazione che c’è tra i gruppi del Comune di Sona. Collaborare ed andare d’accordo è imprescindibile per il futuro dei gruppi.

Stefano Speri, Capogruppo di San Giorgio in Salici al primo mandato, snocciola i dati del suo gruppo con 120 iscritti di cui 90 Alpini e 30 amici degli Alpini. Il gruppo nasce nel 1954 ed ha vissuto alterne vicende. Si è sciolto, poi si è aggregato al gruppo di Lugagnano e poi, grazie alla spinta dell’allora Capogruppo Arnoldo Cristini, si è ricostituito. Stefano, in sintonia con i colleghi, rimarca favorevolmente la presenza degli amici degli alpini nelle baite come fattore di continuità del movimento. E fa una giusta osservazione: gli alpini in quanto tali, data la fine della leva, sono una “razza in estinzione”. Come sta avvenendo per i Gruppi di Combattenti e reduci che non sono più animati da chi ha fatto la guerra, ormai andati avanti, ma da simpatizzanti o addirittura da chi non ha nemmeno fatto la naja. Quello che conta è portare avanti i valori, la testimonianza e la memoria storica di chi ha dato alla patria parte della sua vita se non addirittura è morto per essa.

Fausto osserva che il numero degli alpini è ancora consistente. Da indagini nazionali si parla di una autonomia di altri 25 anni, ma tutti e quattro sono concordi che il seme della continuità va piantato adesso: si lavora di questi tempi sulle persone disponibili ad entrare come amici degli alpini, sulle loro motivazioni, sul loro senso di appartenenza. Nel suo mandato Stefano vuole portare avanti e migliorare il rapporto del gruppo Alpini di San Giorgio con la comunità, identificata nelle scuole dell’infanzia e primarie della frazione e nella parrocchia. La trasmissione dei valori e del senso civico, bandiere degli Alpini, deve necessariamente essere portata all’attenzione dei futuri cittadini della comunità. A queste realtà sono moltissimo le ore di volontariato donate dal gruppo per lavori di manutenzione, migliorie delle strutture, attività didattiche.

Sergio Todeschini, Capogruppo di Sona, ci descrive una realtà nata nel 1978 che conta 85 iscritti di cui 60 Alpini e 25 amici degli alpini. Conferma l’ottimo rapporto con gli altri gruppi del Comune ed in particolare con Lugagnano, confermando le attività congiunte per le adunate del Triveneto prima descritte da Fausto Mazzi. Anche Sergio ci racconta dell’ottima collaborazione in essere con l’Amministrazione comunale, con la quale è stato stilato un accordo per la manutenzione del parco di Villa Romani, meticolosamente curato dal gruppo Alpini di Sona.

Pur essendo il gruppo più piccolo tra i quattro, Sergio conferma, in Sona, lo stile che contraddistingue “l’alpinità”: disponibilità, solidarietà, senso di appartenenza.

Tirando le somme possiamo dire che i quattro gruppi mettono assieme ben 567 iscritti di cui 462 Alpini e 125 amici degli alpini. Numeri che fanno della rappresentanza dell’ANA sul nostro territorio una delle Associazioni con maggior numero di aderenti. Una “potenza di fuoco positiva” notevole.

Ma andando sui temi sociali, anche dal loro osservatorio territoriale si nota il crescente disagio giovanile, che sfocia a volte in atti vandalici verso il bene pubblico e, ahinoi, anche verso le baite, come è accaduto a San Giorgio in Salici recentemente. “Possiamo fare poco perché la responsabilità è soprattutto in capo alle famiglie” ci dicono.

Ma con la loro costante azione civica nelle scuole, con l’esempio del loro impegno, con la promozione delle tradizioni e della cultura, con il valore dell’etica, gli Alpini rappresentano una fiamma viva in una società alla ricerca di identità.

Sul fronte delle tradizioni gli alpini sono sempre in prima fila. Si accennava prima alle Associazioni di combattenti e reduci che fisiologicamente stanno via via scomparendo. Proprio per evitare che questo accada ai gruppi alpini è stato demandato l’onore e l’onere di tramandare questa memoria storica. Le sezioni dei combattenti e reduci delle nostre frazioni sono praticamente confluite nei gruppi Alpini, presso i quali sono depositati i loro vessilli. In occasione delle celebrazioni del 25 Aprile e del 4 Novembre è compito degli Alpini tenere viva la memoria e il ricordo di chi ha dato la propria vita per la patria. In queste occasioni traspare anche l’ottimo spirito di collaborazione con altre Associazioni d’arma sorelle, quali quelle dei Fanti e dei Bersaglieri.

Ai consigli direttivi dei gruppi è demandato l’onere di decidere le linee guida entro le quali promuovere l’attività delle sezioni. Come in tutti i direttivi esiste una pluralità di visioni e di modi di vedere e di intendere presente e futuro. Ma proprio da questa pluralità, alla fine, si cerca sempre di tirare fuori il meglio.

A questo punto della bellissima chiacchierata, i capigruppo calano una sorta di asso. I numeri che assieme hanno in termini di aderenti potrebbero instillare una idea: un forte gruppo comunale unito.

Fausto ci racconta che l’onda delle aggregazioni sta passando da zone della provincia dove esistono realtà molto piccole (la Lessinia), costituite da meno di 30 iscritti. Queste realtà, per non sparire, si stanno aggregando, mettendo a fattor comune persone, competenze e strutture. In questo modo la tradizione continua e non si disperde.

Con l’opportunità impegnativa, ma molto sfidante, di poter creare la Sezione Alpini di Sona. Per creare una sezione servono 500 iscritti, i numeri di Sona, Lugagnano, Palazzolo e San Giorgio assieme parlano chiaro. E’ una idea, buttata sul tavolo della discussione e senza aspettative di sorta. I tempi non sono maturi, deve cambiare ancora qualcosa nella mentalità dei gruppi e delle persone che ne fanno parte, deve maturare una nuova consapevolezza. Ma se c’è una cosa che non manca agli Alpini è la tenacia di fronte agli obiettivi.

“Tempo e paja” si dice dalle nostre parti… Vista l’ottima collaborazione tra i gruppi, aggiungo, perché non pensare ad una festa degli Alpini del Comune di Sona? Stimolo che coglie nel segno vista l’indole che contraddistingue i miei interlocutori. Sergio riporta la memoria ai tempi delle Veglie Verdi, ipotizzando una simile manifestazione per l’occasione, tenuta magari in un luogo affasciante e simbolicamente importante come Villa Romani a Sona. Il sasso è lanciato, la mano non si tirerà indietro.

L’attenzione poi si sposta sulla necessità di “intercettare” gli alpini “dormienti” o nuovi amici degli alpini e portarli alla causa comune. Fausto sostiene che, a suo parere, ci sono decine e decine di alpini che hanno “dimenticato” di esserlo (in senso buono ovviamente), per motivi vari e assolutamente non discutibili. Portarli alle baite è una sfida dei prossimi anni. Baite intese come punto di aggregazione, che si sono trasformate da circoli-privati-solo-per-alpini in qualcosa d’altro: un luogo in cui essere protagonista di impegno civico, in cui esprimere i propri sentimenti di solidarietà, in cui sentirsi parte attiva di un cambiamento della società che parte dal basso, un luogo in cui essere testimoni di valori e in cui essere d’esempio, con l’impegno personale, per le giovani generazioni.

In chiusura una frecciata viene lanciata al Comitato Nazionale: più apertura al cambiamento, incentivare l’ingresso degli amici degli alpini, cavalcare l’onda “dei tempi che cambiano”, consegnare al futuro una tradizione Alpina che si rinnova e che si amalgama con le comunità, portare avanti e dare futuro ad una tradizione e una storia di vita viva che, nel 2019, compirà 100 anni.

Incontrare questi amici e parlare con loro è stata un’opportunità. Ho approfondito la conoscenza di una realtà solida, di spessore, una comunità nella comunità. Pur essendo un Alpino iscritto, questa intervista mi ha permesso di avere un quadro ancor più chiaro della realtà a cui appartengo. C’è un valore umano incommensurabile, c’è valore etico e morale, c’è una scuola permanente di senso civico, c’è la concretezza delle azioni e dei risultati, c’è la relazione con il territorio, c’è la solidarietà. C’è Comunità.

Da Alpino mi auguro che gli Alpini sappiano vincere l’inesorabile passare del tempo e perpetrare alle prossime generazioni questa straordinaria realtà, costituita dai gruppi locali dell’Associazione Nazionale Alpini. Non prendere atto dei tempi che cambiano e non “aprire”, nel vero senso della parola, le porte delle baite al cambiamento potrebbe diventare, negli anni a venire, il canto del cigno. Alpini, facciamo in modo che non accada.

About Alfredo Cottini

Nato a Bussolengo l'8 ottobre 1966. Residente a Lugagnano sin dalla nascita, un figlio. Diplomato in Informatica presso l'ITIS G. Marconi di Verona. Attivo nel volontariato da 24 anni come socio attivo nell'Associazione Servizio Operativo Sanitario, di cui è attualmente Vice Presidente e responsabile delle Pubbliche Relazioni. E' consigliere della Pro Loco di Sona. E' tra gli ideatori del progetto Associazioni di Sona in rete attivato nel settembre 2014.

Related posts